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Incursioni di cinghiali sempre
più frequenti sul territorio,
Coldiretti lancia l'allarme

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Allarme di Coldiretti per la presenza eccessiva di cinghiali sul territorio cremonese. Secondo l’associazione, oltre ai danni per cui sono già pronte le richieste di risarcimento, si pone anche “un problema legato alla sicurezza degli agricoltori e di tutti i cittadini. Le incursioni continuano, anzi si intensificano. Ma il piano di controllo resta bloccato, impedendo così l’attivazione di squadre di cacciatori. Tutto questo non è accettabile”.

“Le segnalazioni di famiglie di cinghiali nell’area della golena del Po – con gruppi più numerosi fra Torricella del Pizzo, Gussola, Motta Baluffi – si susseguono ed è iniziata la conta dei danni nei campi di mais e di orticole, dove i cinghiali divorano i germogli e scavano buche profonde, compromettendo la crescita delle pianticelle” evidenzia ancora Coldiretti.

“La nostra Provincia ad oggi non ha un piano di controllo, bloccato ormai da un anno  in Regione, in un percorso ad ostacoli in cui si è inserito anche il riassetto degli organi provinciali. Questo impedisce l’avvio di una seria azione di contenimento – denuncia Paolo Voltini, Presidente di Coldiretti Cremona –. Si aggiunga la beffa che, oltre al piano di controllo, mancano anche le risorse finanziarie necessarie per risarcire le aziende. In tema di risarcimento danni causati da fauna selvatica, basti dire che nell’anno 2015, a fronte di oltre 140mila euro di danni stimati, di cui 89mila periziati, a causa della mancanza di fondi sono stati risarciti danni per soli 25mila euro complessivi, per tutte le specie di fauna selvatica. Nulla invece è stato stanziato per il 2016, nonostante le incursioni di cinghiali continuino e i danni aumentino”.

“E’ un problema degli agricoltori, ma è anche un rischio per la salute e la sicurezza dei cittadini. Si pensi al pericolo rappresentato dalla presenza di cinghiali sulle strade. Non aspettiamo che accadano gravi incidenti: bisogna intervenire subito – prosegue Voltini –. Il primo passo è sbloccare l’iter che tiene arenato il piano di controllo. In questo modo si potrà intervenire ora, fin tanto che il numero degli esemplari è ancora controllabile, evitando di replicare gli errori fatti in passato con le nutrie, che com’è noto ormai sono diventate un flagello in tutto il nostro territorio. Contemporaneamente occorre recuperare le necessarie risorse finanziarie per indennizzare i danni alle aziende agricole”.

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