Un commento

Il ritrovamento
del Toson d'Oro raccontato
da don Ennio Asinari

Tutte queste emozioni e tensioni, poi finite in maniera positiva, sono state rievocate domenica pomeriggio dal parroco oggi 84enne davanti ad un pubblico che ha gremito il teatro all'Antica di Sabbioneta.
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La conferenza al Teatro all'Antica

SABBIONETA – Tra le tante belle prerogative di don Ennio Asinari, parroco emerito di Sabbioneta, nessuno immaginava di potergli un giorno attribuire anche quella di moderno Indiana Jones. A dire il vero la sua apparizione al Teatro all’Antica domenica pomeriggio con un largo cappello in testa qualche somiglianza col personaggio creato da Georges Lucas nella famosa serie di film interpretato da Harrison Ford poteva evocarla. Ma poi è stato lo stesso sacedote ad ammettere di aver avuto una forte simpatia per l’antico Egitto affascinato dalla storia di Tutankhamon. E la ricerca della tomba di quel lontano giovane faraone ha smosso in lui un irrefrenabile istinto di emulazione portandolo a cercare nella Chiesa dell’Incoronata di Sabbioneta il sarcofago al cui interno potevano trovarsi i resti del fondatore della piccola Atene mantovana,  il Duca Vespasiano Gonzaga. Un’impresa straordinaria che conobbe un esito stupefacente davanti al quale però, dopo il clamore di quei giorni con centinaia di articoli giornalistici (era il 4 luglio 1988) don Ennio volle chiudersi nel totale silenzio rifiutandosi di rivivere quei momenti “perché le emozioni non si ripetono e non si riprovano più”.

Ma nella vita le decisioni possono cambiare così come le scelte ed ecco che a distanza di 28 anni don Ennio ha deciso di scrivere un libro su quegli eventi, stimolato e incoraggiato anche dall’Azienda Graepel, che proprio quest’anno celebra i 50 anni di presenza industriale a Sabbioneta scegliendo perciò di festeggiare con questa nobile sponsorizzazione. Ne è uscito un libro che pur sembrando un romanzo tale non è e neppure un aggregato di notizie assumendo invece lo stile incalzante di una cronaca straordinaria per descrivere le emozioni davanti al rinvenimento, dopo 400 anni sotto il pavimento della chiesa, dei resti di Vespasiano ma soprattutto il ritrovamento del Toson d’oro, il preziozioso monile dorato che rappresentava la più alta onorificenza attribuita in quell epoca, ideata da Filippo di Borgogna. Cosa ha provato e cosa ha fatto dopo averlo avuto tra le mani? E’ stato chiesto a don Ennio in un’intervista realizzata da Pierluigi Bonfatti Sabbioni: “Niente, l’ho messo sotto il rubinetto e l’ho lavato dal fango”: ha risposto con la naturalezza e la semplicità che gli è proverbiale. Don Ennio non ha ovviamente dimenticato le grandi amarezze provate successivamente con l’arrivo dei Carabinieri che gli portarono via letteralmente dalle mani il gioiello con conseguente avviso di garanzia a causa di una contesa con lo Stato che pretendeva il possesso del reperto archeologico.

Tutte queste emozioni e tensioni, poi finite in maniera positiva, sono state rievocate domenica pomeriggio dal parroco oggi 84enne davanti ad un pubblico che ha gremito il teatro all’Antica con la presenza di moltissime autorità. Tra questi il viceprefetto di Mantova Angelo Araldi, il comandante dei Carabineri di Sabbioneta, il sindaco Aldo Vincenzi, Giuseppe Torchio, il sindaco facente funzioni di Bozzolo Cinzia Nolli, il notaio Cavandoli, il parroco don Samuele Riva, Werther Gorni e naturalmente la famiglia Graepel al completo. Anna Ghizzardi dell’Ufficio Turistico ha coordinato gli interventi presentando anche i protagonisti musicali dell’evento il gruppo vocale diretto da don Graziano Ghisolfi e alla fine dal duo Bellini-Galimberti. Durante la proiezione del filmato registrato all’epoca da Danilo Malacarne, sono apparse alcune figure ormai scomparse come il geometra Domenico Pirotti, così com’è stato ricordato il nome di Luigino Monici sostenitore finanziario degli scavi sotto il controllo della Sovrintendenza. Al termine della bellissima conferenza don Ennio ha invitato tutti nel suo Centro culturale “A Passo d’uomo”, diretto da Ines Formis, per ammirare da vicino l’immutato splendore del Toson d’Oro. Nel giardino botanico poi un generoso buffet offerto dall’organizzazione.

Rosario Pisani

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Commenti
  • Artur Miller

    Cosa pensavano di trovare nella tomba di Vespasiano? Naturalmente Vespasiano ed il suo ciondolo dorato! Per cui che scoperta è? Secondo me è una vera e propria profanazione alla dimora eterna di un personaggio che ha goduto poco della sua creatura, Sabbioneta, e che nemmeno da morto è stato lasciato in pace. Il Toson d’oro alla morte del cavaliere doveva essere restituito al gran maestro dell’ordine, il re di Spagna, ma così non fece Vespasiano che lo volle con se per sempre finchè qualcuno bramoso di gloria non glielo ha strappato dal collo!!