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Etichetta e luogo d'origine
sui prodotti, Voltini applaude
l'Ue: "Decisione storica"

Dal Parlamento europeo viene un pronunciamento rivoluzionario che invita la Commissione a dare applicazione all’indicazione obbligatoria del Paese d’origine o del luogo di provenienza per tutti i tipi di latte destinati al consumo diretto nonché ai prodotti lattiero-caseari e ai prodotti a base di carne.
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CREMONA – “Finalmente si gettano le basi per fermare l’inganno dei prodotti alimentari stranieri spacciati per Made in Italy. E’ un passaggio vitale, a difesa in primis della nostra zootecnia da latte e da carne”. Così Paolo Voltini, Presidente di Coldiretti Cremona, definisce la “storica risoluzione del Parlamento europeo per l’indicazione obbligatoria del Paese d’origine o del luogo di provenienza per tutti i tipi di latte destinati al consumo diretto, nonché per i prodotti lattiero-caseari e prodotti a base di carne”.

Oltre al no al riconoscimento della Cina come economia di mercato, dal Parlamento europeo viene un pronunciamento rivoluzionario – approvato con 422 voti a favore, 159 contrari e 68 astensioni – che invita la Commissione a dare applicazione all’indicazione obbligatoria del Paese d’origine o del luogo di provenienza per tutti i tipi di latte destinati al consumo diretto nonché ai prodotti lattiero-caseari e ai prodotti a base di carne, e a valutare la possibilità di estendere l’indicazione obbligatoria del Paese di origine o del luogo di provenienza ad altri prodotti alimentari mono-ingrediente o con un ingrediente prevalente, elaborando proposte legislative in questi settori.

“E’ un provvedimento che Coldiretti ha chiesto con grande determinazione, per tutelare la nostra economia e le nostre aziende dal grave danno prodotto dagli inganni della contraffazione e del finto made in Italy. Oggi quasi la metà della spesa dei cittadini italiani ed europei è anonima, con prodotti importati dall’estero che vengono spacciati come italiani perché non è obbligatoria alcuna indicazione in etichetta  – prosegue Voltini –. Basti ricordare che oggi due prosciutti su tre venduti come italiani provengono in realtà da maiali allevati all’estero, così come tre cartoni di latte a lunga conservazione su quattro sono stranieri senza indicazione in etichetta. Lo stesso vale per la metà delle mozzarelle, mentre gli arrivi dalla Cina di concentrato di pomodoro sono aumentati del 379% nel 2015 per un totale di 67 milioni di chili. Per questo occorre introdurre senza esitazione in Italia l’obbligo di indicare in etichetta l’origine degli alimenti”.

Una scelta che – sottolinea la Coldiretti – incontra il favore del 96,5% dei consumatori italiani che ritiene necessario che l’origine degli alimenti debba essere scritta in modo chiaro e leggibile nell’etichetta secondo la consultazione pubblica on line sull’etichettatura dei prodotti agroalimentari condotta dal ministero delle Politiche Agricole (Mipaaf) che ha coinvolto 26.547 partecipanti.

“In un momento difficile per l’economia dobbiamo portare sul mercato il valore aggiunto della trasparenza pe rispondere alle domande che vengono dai consumatori europei ed internazionali” ha affermato il Presidente della Coldiretti Roberto Moncalvo che si trova in Belgio in qualità di vice presidente del Copa, l’organizzazione degli agricoltori europei nel sottolineare che “finalmente ci sono le condizioni per cambiare le norme comunitarie nel senso della trasparenza sotto la spinta di Italia e Francia, alla quale è stata già concessa l’autorizzazione dalla Commissione europea per l’etichettatura di origine. Un ringraziamento – precisa la Coldiretti – va agli europarlamentari italiani che hanno sostenuto con il loro voto un provvedimento atteso da consumatori ed agricoltori.

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L’obbligo di indicare in etichetta l’origine è una battaglia storica della Coldiretti che con la raccolta di un milione di firme alla legge di iniziativa popolare ha portato all’approvazione della legge n.204 del 3 agosto 2004 grazie alla quale è diventato obbligatorio indicare in etichetta la provenienza del latte fresco e quella della passata di pomodoro in Italia”. Da allora molti risultati sono stati ottenuti anche in Europa ma – continua la Coldiretti – l’etichetta resta anonima per quasi la metà della spesa, dai formaggi ai salumi, dai succhi di frutta, dalla pasta al latte a lunga conservazione, dal concentrato di pomodoro ai sughi pronti fino alla carne di coniglio.  A livello comunitario – riferisce la Coldiretti – il percorso di trasparenza è iniziato dalla carne bovina dopo l’emergenza mucca pazza nel 2002, mentre dal 2003 è d’obbligo indicare varietà, qualità e provenienza nell’ortofrutta fresca. Dal primo gennaio 2004 c’è il codice di identificazione per le uova e, a partire dal primo agosto 2004, l’obbligo di indicare in etichetta il Paese di origine in cui il miele è stato raccolto. L’Italia sotto il pressing della Coldiretti ha fatto scattare il 7 giugno 2005 l’obbligo di indicare la zona di mungitura o la stalla di provenienza per il latte fresco e il 17 ottobre 2005 l’obbligo di etichetta per il pollo Made in Italy per effetto dell’influenza aviaria mentre a partire dal 1° gennaio 2008 l’obbligo di etichettatura di origine per la passata di pomodoro.

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