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San Giovanni,
botta e risposta
fra Asinari e Monteverdi

Conosciamo meglio i due candidati a sindaco, carica che già hanno ricoperto nel comune della Dama con l'Ermellino.
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Stretta di mano tra Monteverdi (a sinistra) e Asinari (a destra)

SAN GIOVANNI IN CROCE – La sfida elettorale di San Giovanni in Croce vede scendere in campo il sindaco uscente Pierguido Asinari (docente di Metodologia dell’educazione musicale nel Corso di laurea magistrale in Scienze della Formazione Primaria dell’Università di Torino) ed un ex primo cittadino, Libero Monteverdi, notissimo politico locale avendo ricoperto svariati incarichi. Fu infatti sindaco dal 1988 al 2001, consigliere provinciale, presidente della Fondazione Aragona, e ultimamente presidente del Concass, il Consorzio Casalasco dei Servizi Sociali. Si vota domenica 5 giugno, senza la coda di lunedì 6 come ha deciso settimana scorsa il governo. Queste le due liste in lizza: “Continuità e Rinnovamento” candidato sindaco Pierguido Asinari, consiglieri Sarajane Barborini, Federica Bernardi Pirini, Alice Buoli, Pier Luigi Cremona, Tiziana Favero, Rosa Ferrari, Fabrizio Galli, Erica Maglia, Susanna Poli, Giovanni Zardi; “Il Comune per Tutti” candidato sindaco Libero Monteverdi; consiglieri Marco Bazzani, Emilia Benzoni, Maria Luisa Borrini, Fulvio Corbari, Andrea Decò, Naomi Farina, Christian Soldi, Luca Soldi, Roberto Trinchera, Alberto Vezzosi.

 

 

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Il gruppo a sostegno di Asinari

INTERVISTA A PIERGUIDO ASINARI

La prima domanda che facciamo a Pierguido Asinari riguarda proprio il suo ex sindaco. Un pregio e un difetto? «Il pregio è che è molto determinato, il difetto che non sempre presta ascolto agli altri».

Qual è il risultato ottenuto nel quinquennio che rivendica, che l’ha inorgoglito di più? «Essere riusciti, subito dopo il delicatissimo intervento di restauro di Villa Medici del Vascello, a metterla al centro di un progetto culturale e turistico innovativo produttore di sviluppo e innovazione».

Dimostrando tra l’altro che la cultura non è per forza un passatempo riservato a pochi, che in tempo di crisi va messo da parte, ma può costituire un volano per l’economia locale e l’occupazione. «Collaborano con me 20 under 35 che si occupano dei vari settori di Villa Medici, dalla biglietteria al bookshop, dalla gestione eventi ai laboratori, dalle guide turistiche alla promozione, e sta rendendo sempre più viva la rocca. I numero sono dalla nostra parte, con 2.000 visitatori in due anni oltre a 2.000 studenti e 90 classi».

Tra i vari punti del suo programma spicca la volontà di ricostituire la Pro Loco. Perché manca al paese? «Serve una Pro Loco che sfrutti l’esperienza positiva della commissione Smart unendo quella freschezza a chi la Pro Loco l’ha vissuta negli anni passati. Da questo mix deve nascere la nuova Pro Loco, poi ci sarà tempo per definire competenze e settori di azione».

Si parla di programmi, ma sono davvero indicativi? Spesso sono sbrigati come una formalità necessaria… «Per me sono una cosa seria. Noi abbiamo mantenuto gran parte di quanto promesso 5 anni fa, direi che l’80% del programma è stato completato. Quello di quest’anno ha obiettivi chiari, precisi e concreti. Ci ho lavorato molto, resta sempre la mia bussola. E’ l’impegno che mettiamo davanti ai cittadini, che proprio in base ai programmi devono valutare».

Si parla anche di sostegno alle famiglie a basso reddito. A quali nuove azioni pensate rispetto a quelle già intraprese? «Pensiamo al progetto “Nidi gratis” con fondi regionali destinati a coprire le rette di famiglie a basso reddito che hanno figli al nido, che noi abbiamo il privilegio di avere in paese. Inoltre, grazie alla collaborazione con Padania Acque e Fondazione Banca dell’Acqua, aderiamo al progetto che prevede di fornire lavori socialmente utili al posto della bolletta per chi ha difficoltà a pagarla. Confermiamo ovviamente i tanti interventi già compiuti per chi ha basso reddito».

Area industriale. La crisi ha colpito anche lì. Si potrebbe da parte degli amministratori fare di più? «Si può certamente fare di più, ma consideriamo la congiuntura economica di questi anni, che sono stati i peggiori per chi è stato sindaco. Noi abbiamo un Pgt che consente alle aziende di ampliarsi, estendendo le capacità edificatorie in area industriale, coprendo il 60% dei loro lotti con capannoni. Abbiamo fatto diversi incontri con gli imprenditori per confrontarci su varie tematiche, e ho l’intenzione di rendere sempre più frequenti questi incontri per sentire le loro esigenze. Sottolineo una nostra azione sul Pgt, che ha reso possibile un’operazione complessa come la dismissione di un’azienda posta in centro abitato, attraverso un accordo pubblico-privato. In quell’area nasceranno case, uffici e luoghi di incontro».

Qualche idea Asinari la tiene in serbo: «Ne svelerò qualcuna nell’incontro pubblico che terremo il 4 giugno».

Capitolo Unione, concorda che nonostante i 4 paesi 4.000 abitanti sono pochini? «Condivido, per questo abbiamo intrapreso un progetto pilota per la polizia intercomunale Eridanus assieme all’Unione Foedus, che potrà essere un esempio per altri progetti sovraunione. Servono nuove forme di aggregazione fra comuni sempre nell’ottica del risparmio economico e mantenimento dei servizi. Detto questo, non escludo di allargare l’unione».

Come mai la vostra lista non ha una pagina facebook? Un’anomalia, di questi tempi. «Spesso facebook svilisce quello che è il dibattito, che preferiamo dirigere verso canali istituzionali. Io e il mio gruppo siamo disponibili ad incontrare chiunque per chiarimenti di gni genere. Risponderemo ben volentieri».

Non un post ma una risposta faccia a faccia insomma. «Esistono tanti canali comunicativi, non c’è solo facebook».

 

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Il gruppo a sostegno di Monteverdi

INTERVISTA A LIBERO MONTEVERDI

Libero Monteverdi è stato sindaco 13 anni, fino a 15 anni fa. Cosa l’ha fatta tornare, gli chiediamo? «Personalmente, non è che l’attuale amministrazione mi abbia convinto più di tanto, e siccome ho avuto sollecitazioni da parte di amici e conoscenti ho deciso di candidarmi».

Dunque la sollecitazione partita dal basso, si è formato il gruppo che le ha chiesto di mettere a loro disposizione la sua indiscutibile esperienza. «Sì, un bel gruppo di giovani si è dato da fare per costruire l’alternativa e mi ha chiesto di guidarli».

Sono passati 15 anni ma sembra un secolo. Trova un comune (come tutti) alle prese con una crisi economica devastante, che fa parte di un’unione e tante altre novità. «I cambiamenti erano frequenti anche quando amministravo io, il rapporto con i sindaci vicini è sempre stato importante. La nostra unione è troppo piccola. Dovremo pensare a un territorio più vasto, che consenta di affrontare i problemi, e le spese connesse, in modo più efficiente dando migliori servizi. Un esempio è la battaglia che ho condotto da presidente del Concass che dovrebbe provvedere a tutti i servizi sociali del Casalasco a cui invece di fatto pensa ancora oggi il singolo comune. Meglio agire su larga scala. Abbiamo in 4 comuni gli abitanti della sola Piadena».

Per l’ampliamento guarda a Piadena, a Gussola o a Casalmaggiore? «Casalmaggiore non direi, entrambe le altre soluzioni vanno bene. Importante è parlare con chi ci sta attorno, così come fu quando si trattò di individuare l’area produttiva del Casalasco. Le scelte vanno condivise, ma non rimarrei al di sotto dei 10.000 abitanti».

Asinari l’ha introdotto lei nell’amministrazione da assessore. Pregi e difetti? «Diverse sue scelte sono discutibili».

L’ha attaccato sulle tasse. «E’ così. Che poi le imposte siano in linea con i comuni limitrofi e non si possa fare altrimenti ok, ma come accade anche in famiglia i soldi vanno spesi bene facendo una scala di priorità».

Ad esempio? «Si è intervenuto su piazze, asfalto, ma non ci sono solo interventi urbanistici. Si risponde che i finanziamenti sono tutti indirizzati, ma cercherei altri fondi, mettendo davanti a tutto le persone. Non posso prima coprire le buche poi pensare al resto. I lavori che stanno facendo qui a San Giovanni li chiamano “asfalti elettorali”. Aggiungo che i comuni che hanno entrate autonome come oneri di urbanizzazione sono avvantaggiati, e a San Giovanni qualche risorsa è entrata. Un’altra cosa trascurata è l’area per insediamenti produttivi. Si siluppò grazie all’accordo fra 7-8 comuni e furono fatti ottimi interventi, ma da allora, tranne qualche ampliamento, è stato fatto poco, al netto della crisi. E’ un’area attrezzata è comoda».

Ha dimenticato i pregi. «Se anche ne avesse, li tengo per me».

Capitolo Villa Medici. «La generazione di Asinari e di chi è ancor più giovane sente la rocca non quanto la mia generazione e quelle precedenti. Di uno dei tanti tentativi di salvarla feci parte io attraverso una società, poi il progetto sfumò, ma si capiva che l’unica speranza di salvezza era legata all’acquisto. Non rivendico l’intero risultato, ma la mia amministrazione fece molto. A quel tempo ero anche consigliere provinciale e grazie all’ottimo rapporto col presidente Corada e col compianto Beniamino Groppali, allora referente della Fondazione Cariplo, fu possibile far partire la richiesta di fondi. Il risultato lo ottenne pochi anni dopo il sindaco Ceresini, ma quegli agganci furono decisivi, così come la visita di Enrico Letta grazie a Torchio. Devo ammettere che mi diede un po’ fastidio quando, da Ceresini in poi, si sono appropriati di quel risultato. Non reclamo la primogenitura, ma che si riconosca il mio contributo».

Lei ha diretto la Fondazione Aragona per 7 anni. Prima di lei ricordo il commissariamento con Lauro Gozzi, dopo di lei altri guai nella gestione Ceresini. Ma cosa c’è che non va? «Con me non ci furono contrasti, tutte le delibere furono approvate all’unanimità. Arrivai dopo che furono persi 3,5 milioni in due anni, noi aumentammo il fatturato di un milione diminuendo le spese per lo stesso valore, grazie a personale dirigente e Asl. Instaurammo un clima di fiducia senza diminuire i posti letto. Tutto parte dal cda: se la discussione è democratica e si affrontano assieme i problemi tutto funziona».

Sembra una critica a Ceresini. «Direi di sì. Non si deve fare tutto a suon di maggioranza. Anche il sindaco deve intervenire col consigliere designato, anche se non può togliergli la fiducia. Si deve far capire alla gente quale grande patrimonio rappresenti l’Aragona per il territorio».

Vanni Raineri

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