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Casalmaggiore sarà ancora
a cinque cerchi: Desalu
campione italiano e vola a Rio

Al penultimo tentativo, quello appunto degli Italiani, non ha fallito: medaglia d’oro con il terzo tempo di sempre in Italia nella storia dei 200 metri. Desalu ha infatti chiuso in 20’’31 e quindi potrà salire sul volo per le Olimpiadi di Rio de Janeiro.
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RIETI – Doveva per forza accadere oggi: domenica 26 giugno 2016. Una data già incisa nel firmamento di Casalmaggiore, quello che sovrasta piazza Garibaldi, la Baslenga, la pista di atletica dell’Interflumina così come il fiume Po. Doveva, sì, proprio così. Perché certi passaggi di consegne (pardon, dato che parliamo di velocità, di testimone) sono scritti da qualche parte e devi solo saperli leggere. Nessuno ha detto che sarebbe stato facile, ma oggi quel codice magico è stato decifrato.

Nella domenica in cui Simone Raineri saluta la passione di una vita, il canottaggio, contornato dai festoni della Canottieri Eridanea, e mentre Alessandra Montesano si prende l’oro italiano con un allungo in solitaria, la notizia più attesa dallo sport casalese arriva da Rieti, dai Campionati Italiani: Fausto Desalu, il velocista della Fiamme Gialle cresciuto nell’Atletica Interflumina, è ufficialmente qualificato per le Olimpiadi di Rio de Janeiro. Al penultimo tentativo, quello appunto degli Italiani, non ha fallito: medaglia d’oro con il terzo tempo di sempre in Italia nella storia dei 200 metri. Desalu ha infatti chiuso in 20’’31 e quindi potrà salire sul volo per le Olimpiadi di Rio de Janeiro. Già nella batteria di semifinale Fausto aveva dimostrato di poter sbranare non solo gli avversari (scontato, è nettamente il più forte), ma pure il cronometro. Doveva correre in 20’’50, ha chiuso la semifinale in 20’’64: ma l’occhio esperto del tecnico Gian Giacomo Contini già aveva intravisto una strada lastricata di gloria. Sì, perché Fausto negli ultimi metri ha messo il freno a mano, ha scherzato, per risparmiare energie. Quasi a volersi tenere le fiches giuste per la gara conclusiva. Perché, a pensarci bene, una qualificazione a cinque cerchi ha ancora più sapore se viene abbinata ad una medaglia d’oro italiana.

E allora Desalu è andato al rischia tutto: e ha vinto. Bastava il 20’’50, come detto, cinque centesimi in meno rispetto al suo personale. Ha abbattuto il cronometro con uno strepitoso 20’’31. Diciannove centesimi in meno sui 200 metri sono come un arrivo in solitaria in una maratona, una vittoria per distacco. Sì, Fausto ha distaccato se stesso e ora può esultare, perché con quei 200 metri di rara grazie è nella storia dello sport italiano: terzo tempo di sempre, con la mente che, più o meno volontariamente, corre già ai fasti di Pietro Mennea. Un azzardo che non è più blasfemia. Con Fausto va in Paradiso tutto il movimento dell’Atletica Interflumina, che a Rieti ha portato altri giovani in rampa di lancio. Con Carlo Stassano letteralmente paralizzato ad ascoltare le parole di Fausto ai microfoni Rai, subito dopo l’impresa. Ci ha creduto, ha organizzato maxischermi ed eventi ad hoc, anche se qualcuno suggeriva che forse avrebbero portato male. Magari è pure vero (la gara decisiva non è stata trasmessa su maxischermo), ma adesso chi se ne importa.

Una corsa a perdifiato, per salire su quell’aereo: era convinto di poter prendere il biglietto in anticipo, Fausto, ma aveva bisogno di tutto se stesso, perché nessuno regala nulla. Il lavoro ha pagato, ora possiamo dirlo: quello impostato da Gian Giacomo Contini, che ha continuato a seguire il suo diamante grezzo anche dopo il passaggio del classe 1994 alle Fiamme Gialle, e di tutto uno staff di grandi professionisti. E noi, giornalisti e un (bel) po’ tifosi, avevamo paura che la storia a cinque cerchi di Casalmaggiore si fosse fermata a Londra.

Invece dal 1988 al 2016 (con l’unico “buco” di Atlanta 1996), questo comune da 15mila abitanti che ormai ci ha preso gusto a mettere in riga anche i grandi centri, c’è sempre stato. E porterà ancora un po’ di acqua del Po a bagnare Olimpia. Certo, cambia lo sport, dal canottaggio all’atletica leggera, il che rende ancora più evidente l’unicità del miracolo di Desalu e dell’Interflumina, in una disciplina tradizionalmente dominata da giamaicani e americani, dove l’Italia è da (quasi) sempre Cenerentola. Cambiano la tradizione e pure la strada, dall’acqua alla pista, incredibilmente in salita e forse per questo capace di rendere più gustosa la scalata. Cambia tutto, o forse no. Perché, in fin dei conti, esserci non è mai stato così importante. 26 giugno Olimpico, e chi ti scorda più?!

Giovanni Gardani

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