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L'agricoltura per superare
la fragilità e le differenze:
ecco i "nuovi" orti sociali

Il progetto che prende il via vede come capofila Concass (il consorzio casalasco dei servizi sociali) e come partner il Comune di Casalmaggiore, la Fondazione Santa Chiara, il Parco Regionale Oglio Sud e il Gal Oglio Po Terre d’Acqua, tutti rappresentati nella conferenza stampa.
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CASALMAGGIORE – L’orto sociale di Casalmaggiore ospita un progetto finanziato con 100mila euro da Fondazione Cariplo, che è stato presentato alla stampa venerdì a mezzogiorno. L’incontro è avvenuto proprio nell’orto sociale, adiacente al cimitero casalese, che già alcuni anni fa ospitò una positiva esperienza di inserimento lavorativo di persone svantaggiate. Il progetto che prende il via vede come capofila Concass (il consorzio casalasco dei servizi sociali) e come partner il Comune di Casalmaggiore, la Fondazione Santa Chiara, il Parco Regionale Oglio Sud e il Gal Oglio Po Terre d’Acqua, tutti rappresentati nella conferenza stampa.

Il progetto fu presentato a Fondazione Comunitaria all’inizio del 2014, e la certezza del finanziamento da parte di Fondazione Cariplo arrivò a fine 2015. L’obiettivo è quello di sperimentare una sinergia tra agricoltura e politiche sociali in un territorio come il Casalasco, a forte vocazione agricola. Il tutto per favorire una nuova dimensione del lavoro sociale e di conseguenza una maggiore autonomia delle persone in contesti di fragilità sociale, il linea col progetto Farelegami, sempre sostenuto da Fondazione Cariplo. E dunque si punta sull’agricoltura sociale e sulla valorizzazione delle persone affette da disabilità o svantaggio derivante anche dalla profonda crisi economica che stiamo attraversando.

Questo ha illustrato Katja Avanzini, che dirige il Concass, la quale ha ringraziato Fondazione Cariplo e Fondazione Comunitaria di Cremona per il progetto “Legami di Terra”, finanziato con bandi emblematici minori. «Da qualche settimana – ha detto – siamo attivi sugli orti. Il cuore del progetto è la terra e vogliamo sperimentare nuove modalità per lavorare assieme». Ennio Cagnazzo, presidente Concass, ha sottolineato la grande cura e il tempo speso a favore del progetto, e la piena soddisfazione.

Mauro Ferrari, componente del cda Concass, ha aggiunto: «Gli orti sociali sono il tassello più piccolo dell’agricoltura sociale che produce sia vegetali che relazioni, recuperando le basi storiche dell’agricoltura», ed ha sottolineato come solo pochi giorni prima sia stato presentato un altro progetto importante, l’emporio di Emmaus a Canove de’ Biazzi.

Stefano Alquati, presidente del Gal Oglio Po Terre d’Acqua, ha detto che il progetto valorizza il lavoro che si sta facendo sul territorio: «Lo sviluppo non deve lasciare indietro nessuno, valorizziamo sia l’ambiente che è il bene primario ma anche le relazioni che rendono vivibile il territorio, con attenzione verso i meno fortunati».

Così Gianfranco Salvatore, assessore ai Servizi Sociali di Casalmaggiore: «Nella Genesi Dio creò l’uomo a partire dalla terra, questi ragazzi hanno accettato di sudarci sopra, e meritano per questo. Nelle difficoltà cerchiamo rifugio proprio nella campagna, luogo di calma dove ci si riappropria del rapporto con la natura. Spero che il progetto sia stabile e duraturo».

Antonella Maccagni, che dirige l’Istituto di Formazione Santa Chiara, ha sottolineato l’importanza nell’inserimento nella vita produttiva di persone disagiate, ed ha avanzato l’idea di fare formazione anche agli studenti, oltre che agli adulti e ai ragazzi impegnati negli orti sociali, mettendo a disposizione aule in Santa Chiara.

Oltre a Casalmaggiore, anche Scandolara Ravara e Drizzona ospitano un orto sociale inserito nel progetto (ma sono una ventina i comuni casalaschi coinvolti). Sono quindi intervenuti gli assessori dei due comuni. Benedetta Leschiutta (Drizzona) ha ringraziato i privati cittadini, che hanno donato l’appezzamento e l’utilizzo dell’acqua, e altro supporto, e anche Silvia Avanzini (Scandolara) ha ringraziato l’ente che ha messo a disposizione il terreno: «Ho superato la titubanza per la stagione avanzata e la mancanza di volontari, vedendo che l’orto sta procedendo ottimamente». Daniela Borella, responsabile del Centro Psicosociale territoriale: «Noi lavoriamo sul territorio, e l’agricoltura sociale è un invito a nozze. Lavoriamo per migliorare le relazioni e ringrazio da parte di chi usufruisce di questa opportunità che annulla le differenze».

Infine, Katja Avanzini ha annunciato prossime conferenze stampa proprio a Scandolara Ravara e Drizzona. In tutto nei tre orti si coltiva una superficie di 2000 mq, e l’inserimento lavorativo coinvolge 17 persone in carico ai servizi sociali comunali e al servizio di Psichiatria territoriale. Ha poi ringraziato il Consorzio Casalasco del Pomodoro per le 500 piantine donate, la ditta Stabili che ha fornito gratuitamente la sabbia, le imprese agricole Cerati di Scandolara e Lena di Cappella, la Conad per aver fornito materiale, ma sono tanti coloro che hanno dato una mano.

Prima del congedo, l’agronomo Alberto Segale ha presentato la coltivazione secondo il metodo dell’orto sinergico: «Una disposizione delle piantine che ricorda più un bosco che un orto, con sementi mischiate e non allineate. Ad esempio il fagiolino rilascia azoto, che zucchine e lattuga assorbono meglio stando vicini. Avviene come con noi uomini, che ci aiutiamo sapendo fare ognuno cose differenti».

Vanni Raineri

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