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Orrore a Nizza, Cedrik
Pasetti: "I miei genitori via 20
minuti prima della strage"

A impressionare è il fatto che sia stata colpita proprio Nizza. "E’ molto vicina a noi e, anche se è brutto dirlo, temo proprio che tra le vittime vi siano anche italiani. Soprattutto è un attentato diverso: solitamente si colpiscono le grandi città, come Parigi, ad esempio. Nizza invece è grande come Verona".
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NIZZA (FRANCIA) – L’orrore che si è scatenato lungo Promenade des Anglais, centro pulsante della vita turistica e non solo di Nizza, Marie Emilie e Giuseppe Pasetti lo hanno evitato per venti minuti appena. E fino alle 3.30 del mattino lo hanno persino ignorato. Marie Emilie e Giuseppe sono i genitori di Cedrik Pasetti, già consigliere provinciale della Lega Nord a Mantova e legato al comprensorio Oglio Po, a San Martino dall’Argine in particolare. “Sono state ore di angoscia, come potete immaginare. L’attentato è stato alle 22.30 – spiega Cedrick – e in Italia la notizia è arrivata un’ora dopo. Da mezzanotte fino alle 3.30 ho provato a contattare i miei genitori, ma la linea non si prendeva, era ovviamente sovraccarica. Quando hanno risposto, ho scoperto che non si erano accorti di nulla e praticamente li ho informati io”.

Cedrick a Nizza è nato e vissuto per 20 anni, l’intera adolescenza. “Di fatto è la mia casa e il luogo dell’attentato è davvero il centro nevralgico della vita di questa cittadina. Lì si festeggia il Capodanno, ad esempio, e i vari momenti “popolari”: tra questi anche il 14 luglio, giorno della presa della Bastiglia, che per i francesi è da sempre molto sentito, a differenza di quanto accade a noi italiani, ad esempio, con la Festa della Repubblica o ricorrenze simili, sempre un po’ snobbate al di là delle rappresentanze istituzionali”.

Cedrick ammette di essere angosciato, perché nulla sembra cambiare. “Ogni sei mesi accade qualcosa e la Francia è presa di mira, ma il mio terrore è che l’Italia sia uno dei prossimi obiettivi. Quando sento parlare di figli di immigrati che da due o tre generazioni vivono nel nostro Paese e ormai sono integrati, mi sembra di tornare ai tempi in cui vivevo a Nizza: io non voglio generalizzare, ma è evidente che per molte di queste persone il ricordo del proprio passato viene inculcato dagli stessi nonni o genitori. Non è sbagliato, per carità: ma se questo diventa una valvola di sfogo per atti come questo, per sfogare il proprio odio verso presunte ingiustizie storiche, ecco che il ricordo diviene qualcosa di malvagio e di terrificante. A Nizza i giovani immigrati ricordavano il passato coloniale della Francia e si sentivano in credito verso questa nazione che, in fondo, li stava ospitando. Qui in Italia è lo stesso: ci autocondanniamo, tiriamo in ballo addirittura le Crociate, parliamo di episodi di secoli fa. Tutto questo quasi per giustificare. E questo avviene ad ogni attentato, non cresciamo mai”.

A impressionare è il fatto che sia stata colpita proprio Nizza. “E’ molto vicina a noi e, anche se è brutto dirlo, temo proprio che tra le vittime vi siano anche italiani, anche solo per la legge dei grandi numeri. Soprattutto è un attentato diverso: solitamente si colpiscono le grandi città, come Parigi, ad esempio. Nizza invece è grande come Verona: ecco, è come se un attentato del genere venisse organizzato proprio a Verona. Rendiamoci conto: può accadere ovunque”.

E oggi (venerdì mattina) a Nizza, città solitamente vivace e molto affollata in particolare a luglio, è sceso il silenzio. “Credo che andrà a trovare i miei genitori nel pomeriggio: ero indeciso se partire stanotte, dato che non rispondevano, lo farò tra qualche ora. Sono soltanto 400 chilometri. Le testimonianze che ho raccolto da loro parlano di un ambiente del tutto irreale. Tutto tace: sembra un silenzio d’oltretomba”.

Giovanni Gardani 

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