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Argine Roncadello, via
la ciclabile, spazio alle auto
Devicenzi: "Non andateci!"

"Vi era solo una soluzione - spiega Andrea Solimei - cioè renderla pedonale come i restanti chilometri". Il primo cittadino Filippo Bongiovanni: "Il codice della strada ci impone determinate dimensioni della carreggiata stradale".
Argine-Casalmaggiore-Roncad
Nella foto: l'amaro tramonto di ieri sul tratto arginale in questione.

CASALMAGGIORE – Una strada – un tempo condivisa da automobili ed utenza debole – ed ora non più, se non a rischio della propria incolumità. Forse neppure quella di prima era una vera e propria ciclabile ma restava uno spazio separato in cui, quantomeno, pedoni e bici potevano, pur con una qualche difficoltà, circolare. La striscia continua di mezzeria e quelle al limite della strada, disegnate ieri nel tratto arginale che va da Casalmaggiore a Roncadello, pongono fine alle – poche invero – speranze di chi usa la bici o si muove a piedi, di vedersi riconosciuto uno spazio tranquillo. D’ora in poi camminare a bordo strada su quel tratto arginale non sarà molto diverso che farlo su una provinciale. Camion, e auto che su quella striscia di catrame con ampi rettilinei e curve dolci potranno pigiare il piede sull’acceleratore. Nonostante i cartelli e nonostante tutto. Perché qui, l’automobilista medio, è quello che ha sempre fatto. “L’ho percorsa ieri mattina alle 11.30 – spiega Andrea Devicenzi, atleta casalasco che di bicicletta se ne intende – e consiglio ai ciclisti di non farla. L’alternativa? Ora non c’é”.

Questioni di Codice della Strada, secondo il sindaco Filippo Bongiovanni: “Il codice della strada – ribadisce il primo cittadino – impone determinate dimensioni della carreggiata stradale. Questo ha creato la difficoltà di intervento per cui l’immaginata ciclabile purtroppo non può coincidere con quello che oggi è l’asfalto nuovo. Infatti la sede di transito autoveicoli impone l’allargamento della carreggiata rendendo impossibile realizzare un percorso ciclabile che sia conforme al codice. Oggi sono iniziati i lavori, e la linea di mezzeria era la prima cosa. Da lì il codice della strada prevede 2m75cm da una parte e dell’altra”. E per i ciclisti ed i pedoni? E’ ancora Bongiovanni, interpellato ieri, a spiegare: “Nelle curve – prosegue Bongiovanni – metteremo accorgimenti e segnaletica orizzontale su strada, sarà il comandante dei vigili Biffi a decidere che fare secondo le norme. Quando sarà tutto finito farò intensificare i controlli della velocità dai vigili”.

Nella foto la riduzione della ciclabile: la striscia scolorita in mezzo indicava la ciclabile in passato, ora lo spazio per le bici è segnalato dalla linea laterale appena tracciata: poche decine di centimetri

Nella foto la riduzione della ciclabile: la striscia scolorita in mezzo indicava la ciclabile in passato, ora lo spazio per le bici è segnalato dalla linea laterale appena tracciata: poche decine di centimetri

Serviranno i controlli? Forse, ma anche no. Le auto corrono veloci già oggi. A percorrere a 50 km all’ora quel tratto arginale il minor rischio che possa capitarti è l’essere sorpassato, non senza qualche improperio da parte di chi sta dietro. E lo spazio per ciclisti e pedoni? Sul lato che dà alla golena (non considerando l’erba) uno spazio in cui ci passa una persona. Dall’altra parte non è restato neppure quello. Naturalmente ciclisti e pedoni non ci stanno. “E’ stato approvato – spiega Gian Carlo Simoni, responsabile del Comitato Slow Town – il protocollo d’intesa tra Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti, Ministero dei Beni e delle Attività Culturali e del Turismo, regione Veneto, Emilia Romagna, Lombardia e Piemonte per la realizzazione e la progettazione della Ciclovia Turistica Vento da Venezia a Torino. Qui hanno diviso in due la carreggiata e eliminato la ciclabile, come prevedevo”. Sempre da un altro membro del comitato Slow Town: “Non si capisce perché nel tratto precedente, quello che va da Casalmaggiore alla cava in curva, la strada sia stretta e venga consentito comunque il transito a doppio senso di marcia mentre sul tratto in cui è stata cancellata la ciclabile si pensi al Codice della Strada con così particolare attenzione. Un doppio binario insomma. Le scelte coraggiose erano altre. Questa era la via più semplice, quella volta a premiare il traffico su quattro ruote rispetto all’utenza debole. Abbiamo perso un’opportunità”.

Amare le considerazioni di Damiano Chiarini (Persona-Ambiente): “Un tramonto triste: rientrare a casa – scrive – e vedere cancellati 3 km di pista ciclabile e pedonale sull’argine per allargare le corsie alle auto. Tramonto dell’intelligenza? Certo che chi non frequenta l’argine, il fiume, la golena, il Po… difficilmente può capire. Forse mi ero abituato troppo bene. Argine che dovrebbe accogliere i cicloturisti di VEN.TO, argine che dovrebbe essere prima opera idraulica e poi strada, argine che delimita il Parco Golena del Po, argine punto di vista privilegiato sul grande fiume di noi uomini e donne di pianura. Forse non capisco io”.

Anche Andrea Solimei, che vive a Roncadello, è dello stesso parere: “Vi era solo una soluzione – spiega lo sportivo – cioè renderla pedonale come i restanti chilometri, ma evidentemente era troppo difficile. Come sportivo, mi chiedo perchè? Abbiamo bisogno anche dell’argine? Negli orari di punta passano qualcosa come un centinaio di auto che da Casalmaggiore vanno verso Viadana”. Ancora più negativi i pareri di altri utenti che sui social si sono scatenati.

Resta il fatto che, anche con tutti gli accorgimenti del caso, è difficile prevedere un presidio costante della tratta. E il fatto che quella che “Nell’immaginario collettivo” come la definisce Bongiovanni, veniva considerata una ciclabile o un abbozzo, ora non c’è più. Resta quel piccolo lembo d’asfalto, in cui ci sta giusto giusto una persona e forse una bicicletta di qualche temerario disposto a correre il rischio di procedere a così diretto contatto con la strada. Poco, davvero poco per poter parlare con assoluta tranquillità, vista anche la conformazione dell’argine, di piena sicurezza. Solimei ha già annunciato una raccolta firme affinché si studino soluzioni alternative, ma altre proteste si affacciano all’orizzonte. Altre importanti associazioni del territorio potrebbero attivarsi a breve. Per ora l’auto ha vinto e tutto quel che resta è quella striscia di mezzeria, un budello stretto al posto della ciclabile e il gracchiare beffardo delle cornacchie sui pioppi.

Nazzareno Condina

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