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Argine Roncadello, riaccesa
la polemica. Slow Town:
"Quella strada va rifatta!"

"La bici che transita sulla banchina viola il codice per proteggersi dalle auto, se va sulla carreggiata a sinistra della striscia bianca l'auto che sorpassa viola il codice perché a terra la striscia è continua e non può oltrepassarla" spiegano dal Comitato.
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CASALMAGGIORE – Il tratto arginale tra Casalmaggiore e Roncadello rischia di diventare paradossalmente un caso tecnico prima ancora che politico. Perché tecnicamente, seguendo quel che prescrive il Codice della Strada, così com’è è impercorribile senza una ‘violazione’ della normativa in essere. Questo il parere del Comitato Slow Town, supportato dalla consulenza del responsabile tecnico FIAB (Federazione Italiana Amici della Bicicletta) Enrico Chiarini.

Un documento duro quello del comitato che contesta la cancellazione della pista per – secondo quel che sostenuto dall’amministrazione – rispettare i parametri del Codice della Strada.  “Per giustificare la soppressione della pista ciclabile – si spiega nel documento – ci si appella alla distanza minima prevista dal Codice della strada per una strada a doppio senso di marcia che prevede un minimo di 2,75 metri per corsia. Se però dovessimo seguire questo ragionamento ‘giustificatorio’ l’argine maestro che parte dalla Canottieri Eridanea al nuovo tratto asfaltato dovrebbe essere immediatamente trasformato a senso unico (o chiuso al traffico) per i veicoli a motore visto che nel tratto la larghezza massima della carreggiata totale va dai 3,5 metri nel primo pezzo ai 4,5 metri nel secondo (inferiore ai 5,5 metri necessari). Se infatti si fa un sopralluogo si nota che non esiste alcuna striscia di mezzeria, perché questo creerebbe delle corsie larghe da 1,75 a 2,25 metri, di gran lunga inferiori ai 2,75 previsti dal codice. In quel tratto le responsabilità civili e penali in caso di sinistro non sarebbero applicabili? E perché si applica il Codice della strada per sopprimere una ciclabile e non lo si applica allo stesso modo per regolare secondo il codice la circolazione dei veicoli a motore?”.

Poi il documento prosegue: “Ecco che allora la giustificazione, giusta, di dover applicare il codice della strada deve valere per tutti i veicoli e non solo per quelli a motore che possono passare sempre. E’ palese quindi che questo intervento è discriminatorio verso alcuni utenti della strada (pedoni e ciclisti) ed in particolare verso il veicolo bicicletta. Ciò anche in contrasto con l’articolo 1 del codice della strada che recita: la sicurezza delle persone, nella circolazione stradale, rientra tra le finalità primarie di ordine sociale ed economico perseguite dallo Stato”.

Ma la questione più ‘pesante’, secondo il Comitato, resta un’altra. Quella appunto accennata all’inizio che rischia di bloccare l’intero traffico. A norma di Codice, secondo il Comitato: “La strada che è stata oggetto di allargamento per ricavarvi la ciclabile non ha mai avuto le distanze minime di 5,5 metri che permette il doppio senso di marcia degli autoveicoli e fino ad oggi nessuno si è mai appellato al codice della strada né a responsabilità civili e penali in caso di sinistro per regolare diversamente il passaggio, solo ora che bisogna fare spazio alle biciclette ci si ricorda che esistono delle norme e le si utilizza in sfavore dell’utenza debole, proprio quell’utenza che su un argine maestro dovrebbe essere prioritario proteggere. Vi consigliamo di recarvi sul posto ed osservare il comportamento degli automobilisti che sfrecciano a velocità folli in quel tratto, che l’utilizzo dello spazio per la ciclabile per allargare le corsie agli autoveicoli ha peggiorato notevolmente il grado di sicurezza degli utenti deboli. Con la nuova segnaletica a terra inoltre si obbligano i ciclisti, che devono rispettare il codice, a stare a sinistra della striscia che delimita le corsie verso la banchina e ciò, oltre ad essere pericoloso, impedisce agli automobilisti il sorpasso perché anch’essi dovendo rispettare il codice non possono invadere la corsia opposta a causa della riga continua presente. In pratica, con questa segnaletica a terra non è compatibile il passaggio contemporaneo di auto e bici senza che uno dei due violi il codice della strada (il ciclista spostandosi a destra sulla banchina riservata ai pedoni, o l’automobilista spostandosi nella corsia opposta per effettuare il sorpasso)”.

L’ipotesi del comitato è stata confermata anche dall’ing. Enrico Chiarini, responsabile tecnico nazionale della FIAB. “Ai sensi del codice il ciclista – spiega il comitato riportando il parere dell’ingegnere – deve stare in carreggiata, a sinistra della linea. I ciclisti (velocipedi) sono classificati come veicoli ai sensi del CDS. Pertanto essi devono transitare in carreggiata (non sulla banchina), salvo in presenza di piste a loro riservate. L’articolo 3 del Codice della Strada spiega che si definisce carreggiata la parte della strada destinata allo scorrimento dei veicoli; essa è composta da una o più corsie di marcia ed, in genere, è pavimentata e delimitata da strisce di margine. Le strisce di margine sono continue in corrispondenza delle corsie di emergenza e delle banchine; esse possono essere realizzate nei tratti di strada in cui vige il divieto di sosta. Banchina: parte della strada compresa tra il margine della carreggiata ed il più vicino tra i seguenti elementi longitudinali: marciapiede, spartitraffico, arginello, ciglio interno della cunetta, ciglio superiore della scarpata nei rilevati”.

La conclusione resta come quesito a cui i tecnici dovranno dare una risposta: “Il ciclista che transita sulla banchina viola il codice della strada per proteggersi e stare lontano il più possibile dalle auto, se va sulla carreggiata a sinistra della striscia bianca, come prevede la normativa, l’automobilista che lo sorpassa viola il codice, perché a terra la striscia è continua e non può oltrepassarla”. Per il rispetto della normativa dunque, con le bici sulla strada e la linea continua al centro, verrebbe impedita ogni ipotesi di sorpasso. E con una bicicletta che transita ai dieci all’ora (la velocità d’una passeggiata) chi viene dietro sarebbe costretto, per non violare il codice, a rimanere accodato. Da qui parte la richiesta del Comitato di rivedere la scelta.

Sulla questione è da registrare anche la presa di posizione ‘soft’ di Casalmaggiore la Nostra Casa, il gruppo d’opposizione: “Abbiamo alcune soluzioni da proporre – spiegano – e ci mettiamo a disposizione se la maggioranza volesse prendere in considerazione un’ipotesi diversa. Il vero problema lì è la frazione di Fossacaprara. Bisogna comunque pensare alla sicurezza di tutti ed eliminare il più possibile il traffico da lì che resta, sostanzialmente, traffico di passaggio. Esporremo il nostro progetto quanto prima, magari già nel corso del prossimo consiglio Comunale”. A mostrare le proprie perplessità anche il membro della maggioranza Orlando Ferroni (Forza Italia). Non ci va giù per il sottile: “Penso sia stata fatta la seconda tra le grandi cazzate di quel tratto! La prima, quando una mente eccelsa aveva lasciato un tratto di strada non asfaltato, senza pensare alle conseguenze dell’acqua che filtrava e avrebbe fatto franare parte dell’argine! La seconda, quando si è pensato, forse per risparmiare un po’ di asfalto, di restringere la parte di argine asfaltata e sopprimere la potenziale ciclopedonale che poteva esistere a fianco della strada, soprattutto se non veniva ristretta la parte di argine asfaltata”.

Bocche cucite sulle ipotesi di soluzione della questione che vede contrapposti due schieramenti, uno molto più numeroso e più rumoroso, che vorrebbe il ripristino della ciclabile, e uno meno numeroso che invece plaude alla sistemazione della strada a favore delle autovetture. La questione – anche a detta del Comitato – è ben lungi dall’essere risolta e potrebbe avere risvolti diversi già nei prossimi giorni.

Nazzareno Condina

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