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Case popolari, discussione
sul bando. Pasotto: "Perché
far pagare chi ha la minima?"

Il consigliere di minoranza "Abbiamo visioni diverse su quello che dovrebbe essere il welfare state". L'assessore ai Servizi Sociali Salvatore: "Quei 30 euro da pagare a dimostrazione che almeno quelli li hai"
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Nella foto: l'Assessore ai Servizi Sociali Gianfranco Salvatore, le case popolari di via Carducci e il consigliere di opposizione Pierluigi Pasotto

CASALMAGGIORE – Perché far pagare anche chi, a rigor di logica, di soldi ne ha ben pochi per una domanda? Anche 20 euro (più costi accessori, almeno i 16 euro di marca da bollo) per una domanda per l’accesso in graduatoria per le case popolari sono troppe. Questo il parere dell’opposizione di Casalmaggiore la nostra Casa, emersa in consiglio comunale a margine della discussione relativa al DUP (Documento Unico di Programmazione).

E’ stato il Consigliere d’opposizione Pierluigi Pasotto a dar fiato alle trombe: “Condivido il fatto che vi sia un’emergenza abitativa – ha spiegato il consigliere di Rifondazione – ed anche il fatto delle tre fasce di riserva per il 30% e dell’emergenza di tipo abitativo per le persone sole ed anziane. E’ vero. Io mi chiedo solamente questo, mi pare che non siano ancora usciti i decreti attuativi del bando, per cui la graduatoria rischia di dover essere rivista. Perché farlo in un periodo così infelice, dal 25 luglio al 3 settembre? Come mai mettere a pagamento dell’utenza di fasce disagiate il pagamento della pratica? Quanto costa la pratica? Come mai solo in tre Caf di cui l’uno, l’Acli, chiude l’8 per due settimane come presumo faranno anche gli altri, nel mese di agosto? Perchè se paga l’utente si è fatta la scelta di far pagare? Perché non si è scelto almeno di fissare un prezzo politico?”

Alla raffica di domande ha risposto l’assessore ai Servizi Sociali Gianfranco Salvatore: “L’emergenza per le persone anziane e sole non è tanto emergenza di tipo economico, godono di una piccola pensione porta ad avere un ISEE che li colloca in fascia media che difficilmente li porta ad avere un alloggio. Abbiamo fatto una scelta di tutela di queste persone che molto spesso sono italiane tra l’altro. Con questa scelta dovremmo aver garantito pari dignità anche a loro. Perché tre CAF? Lo deve chiedere ai CAF mancanti”. A quel punto è reintervenuto il consigliere Pasotto: “Condivido la scelta sulla riserva anche perché aggiungo era stato un mio obiettivo, e questo mi trova daccordo. Io non sono in disaccordo sull’analisi, ma sulla cura. Se una signora prende la minima, 448,52 euro al mese, è una signora che sicuramente non è una persona abbiente, ma una signora in difficoltà. Deve vivere con 15 euro circa, perché una scelta di far pagare a un utente come questo la pratica? Il comune non aveva 500 euro da investire? E poi, se si fa una convenzione con i CAF, mi metto d’accordo e si fa un prezzo politico. 36 euro (questa la cifra riferita dall’assessore per il costo della pratica, ndr) non è un balzello completamente irrilevante per una persona che ne prende 500 al mese o per chi è in difficoltà. Mi sembra che non ci si sia mossi in fase cautelativa”.

Alle obiezioni ha controbattuto l’assessore ai servizi sociali: “La scelta di far pagare l’utente deriva dal fatto che ci siamo trovati di fronte all’assegnazione di case popolari per le quali non veniva pagato sin da subito l’affitto per l’impossibilità dell’assegnatario. Il fatto di dire, tu hai l’onere di dimostrare almeno che questi 20, 30 euro li hai in tasca non mi tutela, ma almeno mi fa capire che hai interesse ad avere la casa popolare. L’altro aspetto che ci ha fatto prendere questa decisione, aspetto importante è che se l’onere è a carico del comune, chiunque a qualunque titolo fa domanda, poiché tanto paga il comune. Persone che mai e poi mai avrebbero possibilità, fanno comunque domanda. Stiamo vedendo che chi va al CAF, quando il CAF vede i redditi di chi fa domanda, redditi medio alti, è il primo a spiegare che non vi sono possibilità. Per quanto riguarda i CAF le ricordo che devono essere registrati sul portale di Regione Lombardia. Per questo è necessaria la convenzione”. Ancora l’opposizione: “Lei dunque mi sta dicendo che se una signora non ha quei 30 euro, va a dormire sotto un ponte? E se quei 30 euro non ce li ha veramente? Se aveste a cuore quelle fasce lì e vorreste ridurre il numero di domande così come dite basterebbe inserire delle griglie da sottoporre ai CAF. E poi vi fate scrivere in convenzione quanto costa però, perché è un po’ comoda dire a seconda delle tariffe. Se, mettiamo l’Acli costasse la metà, e chiude due settimane, chi fa domanda sarebbe costretto ad andare in un altro CAF e pagare il doppio, e quindi pagherebbe di più”.

L’accordo sui costi, come sostenuto da Salvatore, c’è stato in forma verbale ma l’opposizione ha ricordato che carta cantat (e conseguentemente verba volant). In quel momento opposizione e assessorato hanno convenuto che l’accordo avrebbe dovuto essere scritto. “Una comunità, qualunque comunità – ha ribadito salvatore – non può più permettersi di tenere degli alloggi senza che ne venga pagato il corrispettivo. Abbiamo delle situazione in cui nel tempo si sono accumulati debiti oltre i 10 mila euro per singola situazione. Credo che aspettare 10 anni per riscuotere sia assolutamente indecoroso nei confronti dei cittadini. Ci sono persone poi che grazie a questo magari non riescono ad avere una casa. Per quanto riguarda il fatto del dormire sotto i ponti, è una domanda che ci faremo sempre di più nel futuro. Ma io sono assolutamente tranquillo perché il nostro presidente del Consiglio ha detto che stiamo andando a vele spiegate verso un futuro radioso”. Pasotto – che ha ribadito la propria scarsa simpatia per Renzi – ha comunque rincarato la dose. “Vorrei però ricordarle che viviamo in Regione Lombardia, con graduatorie gestite da Regione Lombardia, e con norme decise da Regione Lombardia. Tutto il mondo è paese ed il cittadino è costretto a rispondere di graduatorie che ha fatto il Pirellone. Io e lei assessore abbiamo visioni diverse su quello che dovrebbe essere il welfare state, io volevo solo chiarire che se una signora non è in grado di dimostrare di avere i 30 euro, non può fare domanda”.

Sulla questione è intervenuto anche il consigliere di maggioranza Giuseppe Scaglioni:  “Sicuramente sui 30 euro si può discutere, però è vero che l’assegnazione nel tempo di alloggi popolari è impressionante. Ci sono alloggi che vengono occupati da abusivi e persone che non possono uscire di casa. E in più uno sgombero ha prezzi alti. Queste politiche troppo blande portano poi ripercussioni a chi ne ha effettivamente necessità”. A quel punto Pasotto ha ricordato che fu proprio lui, in veste di assessore ai servizi sociali, a dare avvio agli sfratti per le morosità senza motivo. “io non sono lassista. Ho avviato io gli sfratti, anche in condizioni difficili, e non ne vado fiero”.

La questione si è poi chiusa. La domanda la pagheranno tutti a prescindere, anche se per chi prende la minima costerà due giorni in più di fatica. In fondo nulla, di fronte all’eternità.

Nazzareno Condina

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