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Andrea e Deisi, un viaggio e un
fotoreportage sino a Chernobyl
nel trentennale del disastro nucleare

L'idea è partita un anno fa. La coppia conosce un bambino bielorusso ospite di una famiglia di Dosolo tramite l'associazione Polriva di Suzzara. I due si appassionano talmente alla storia tanto da voler fare qualcosa
Azzi-Deisy-ev

DOSOLO/SUZZARA – Da Suzzara alla Bielorussia. 5000 chilometri da affrontare in 18 giorni “Di un percorso studiato nel minimo dettaglio”. Questo il viaggio in moto del dosolese Andrea Azzi, autotrasportatore con la passione della fotografia e della moglie, Deizi Rezende, che della fotografia, per un pezzo della sua vita quando risiedeva in Brasile, ne ha fatto una professione (è stata fotoreporter per il quotidiano di Rio de Janeiro ‘O Dia’).

Ad aprile di quest’anno sono passati 30 anni dal disastro nucleare di Chernobyl. Era il 26 aprile del 1986 quando, nella centrale nucleare Lenin, si scatenò – per un errore umano – il più grande disastro nucleare della storia. Una nuvola di materiale radioattivo, a seguito di un grosso incendio, fuoriuscì dal reattore e ricadde su vaste aree attorno alla centrale, contaminando irrimediabilmente l’aria e rendendo necessaria l’evacuazione di 336 mila persone. La nube radioattiva si diffuse in tutta Europa, sino al nordamerica. 65 morti ufficialmente accertati (i dati ufficiali erano allora quelli forniti dall’URSS, dati diversi parlano di un numero che va dai 30 ai 60 mila morti), migliaia di casi di tumore, altre migliaia di casi di malformazione fetale. Ancora oggi la contaminazione attorno alla centrale è registrabile (cesio, plutonio e piombo).

Proprio per testimoniare quella tragedia Andrea e Deisy hanno deciso di affrontare il viaggio, per farne poi un reportage fotografico. L’idea è partita un anno fa. La coppia conosce un bambino bielorusso ospite di una famiglia di Dosolo tramite l’associazione Polriva di Suzzara. I due si appassionano talmente alla storia del bambino e dell’associazione tanto da sostenerne le iniziative e maturare l’idea di un sostegno ancora più attivo con gli strumenti che i due posseggono: coraggio, sete di conoscenza e volontà di capire di più.

“Abbiamo studiato tutto per mesi, risolto tutte le questioni burocratiche – ci racconta Andrea, al telefono – ed ora siamo pronti. Con l’associazione Polriva e il Forum per i diritti dei bambini di Chernobyl, al ritorno realizzeremo un libro per sostenere le iniziative”. Sarà un libro che racconterà del disastro, ma non solo di quello. Parlerà della vita, dei monumenti. Il tragitto toccherà Pripyat e la centrale di Chernobyl, alcuni villaggi della Bielorussia nelle regioni di Mogilev e Vitebsk, il mausoleo di Khatyn, Il castello di Mir e Njasviž, inseriti nella lista Unesco dei patrimoni dell’Umanità.

“Mesi a studiare il percorso, luoghi da visitare, città, permessi, visti, il tutto da concentrare nei prossimi 18 giorni. Vedremo se siamo stati bravi” scrivono stamattina prima della partenza. Il viaggio inizia. E non sarà un viaggio semplice, una vacanza. O meglio, lo sarà per loro, fotografi per passione o professione e umanamente ricchi della volontà di fare qualcosa per quei luoghi e per quella gente. Il viaggio più intenso é nel cuore. Il loro, ancor più profondamente di altri.

Nazzareno Condina

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