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Tirreno Brennero,
a settembre si parte
tra mille incognite

Il Cipe ha autorizzato il finanziamento (364 milioni di euro) che andranno a beneficio del primo lotto, 9 km, che collegherà Pontetaro-Fontevivo a Sissa-Trecasali. Restano molte incognite
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Nella foto di pochi giorni fa, un guado che si sta costruendo sul fiume Taro, all'altezza di Bianconese-Viarolo, per il cantiere della TiBre

CASALMAGGIORE – A settembre si parte, anche se le organizzazioni e le associazioni ambientaliste non si arrendono. Una decina di giorni fa il Cipe ha autorizzato il finanziamento (364 milioni di euro) che andranno a beneficio del primo lotto, 9 km, che collegherà Pontetaro-Fontevivo a Sissa-Trecasali collegando l’Autosole alla Bassa Parmense. Il tratto sarà finanziato anche da Autocisa (513 milioni di euro) che chiede però in cambio il prolungamento della concessione. Prolungamento sul quale è aperta un’istanza che vede contrapposta Autocisa alle associazioni ambientaliste all’Unione Europea.

La questione però è un’altra. I dubbi – relativi alla copertura finanziaria – restano sul secondo tratto, quello che interesserà la bassa cremonese con un ponte sospeso fra Casalmaggiore e Gussola (una zona peraltro ad alto interesse naturalistico) proseguendo poi fra Bozzolo e Piadena e quindi Goito e Volta Mantovana per collegarsi all’Autobrennero a Nogarole Rocca. Un tratto di 85 km in cui sono previste opere compensative tra le quali il completamento della la Gronda Nord (Casalmaggiore Viadana). Altra questione non di poco conto visti i soldi in ballo, la cancellazione da parte della Regione Emilia Romagna del Tibre dalle opere strategiche. Insomma, ammesso che si riesca a chiudere il primo tratto, il secondo resta in alto mare.

Sulla questione c’è peraltro da prendere in considerazione anche la denuncia di Legambiente. “La procedura autorizzativa del corridoio autostradale Tirreno-Brennero (Ti-Bre) non rispetta le prescrizioni della Direttiva comunitaria “Habitat” a tutela della rete Natura 2000 e della biodiversità – spiega Legambiente – Lo denunciano in un corposo dossier che sta per essere inviato alla Commissione europea le associazioni Legambiente, Lipu-BirdLife Italia e Wwf Italia. L’analisi fornita alla Commissione europea dalle tre associazioni si concentra sul progetto esecutivo del primo lotto dell’opera, che ha appena ottenuto l’approvazione da parte del Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti e che darà il via libera ai lavori nei prossimi mesi. Il primo lotto che collegherà nel parmense la località Fontevivo, a 2,5 chilometri dall’intersezione tra l’A1 e la A22 (l’Autocisa), con quella di Trecasali, interrompendosi dunque dopo soli 10 chilometri nel bel mezzo della pianura padana, senza centrare, paradossalmente, l’obiettivo più importante: collegare l’Autocisa con l’autostrada del Brennero. Ma è anche l’impostazione complessiva dell’opera a essere completamente anacronistica – sottolineano le associazioni – Mentre tutti i Paesi d’Oltralpe potenziano il ferro e i valichi su rotaia per ridurre inquinamento ed emissioni, l’Italia pensa ancora di collegare il porto ligure al Brennero con un’autostrada. Stravolgendo peraltro il cuore dell’agroalimentare di qualità dell’Emilia-Romagna.Un’opera, il primo lotto, che oltre a essere largamente incompleta (e dunque già inutile di per sé) impatterà in modo grave sulla biodiversità del territorio interessato, dove si trovano due siti della rete Natura 2000 (i Sic-Zps “Area delle risorgive di Viarolo, bacini di Torrile, Golena del Po” e “Basso Taro”), formati da ambienti tipici della pianura padana come zone umide, filari e prati stabili. Habitat particolarmente ricchi di specie come, tra le altre, il falco cuculo (con la più importante colonia italiana, totalmente ignorata negli studi di incidenza del progetto) e altre numerose specie nidificanti di uccelli di interesse comunitario e tipiche degli ambienti agricoli, nonché altre specie minacciate tra pesci (come la cheppia, che rischia l’estinzione), rettili e anfibi. L’opera distruggerà anche un prato stabile, un ambiente ormai raro in tutta la pianura padana. Legambiente, Lipu e Wwf denunciano superficialità, approssimazione e scarsa evidenza pubblica dei tre studi di incidenza (limitati peraltro alla fase di “Screening”) elaborati ben 11 anni fa, nel 2005, e da allora mai aggiornati. Tali studi non riportano, per esempio, gli impatti sulla fauna e sugli habitat, ignorano gli impatti cumulativi e, di conseguenza, sottostimano le numerose incidenze dell’opera sui siti Natura 2000. Lacune gravissime, in chiara violazione dell’articolo 6, paragrafi 3 e 4, della Direttiva Habitat 92/43, alla luce anche della procedura “Eu Pilot” (6730/14/Envi) aperta due anni dalla Commissione europea proprio in merito al non rispetto della Valutazione di incidenza in Italia. “Le autorità competenti – scrivono Legambiente, Lipu e Wwf – avrebbero dovuto quantomeno chiedere che venissero redatte nuove Valutazioni di incidenza, se non dare già da subito parere negativo all’attraversamento dei siti Natura 2000 da parte di un’opera di tale entità senza le appropriate misure di mitigazione e, se del caso, misure di compensazione”.

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