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Giuseppe Raineri, uomo
libero e genio artistico.
Inaugurata la mostra

Giuseppe Raineri era proprio così, un visionario che sapeva essere dietro quell'aspetto un po' trasandato, assolutamente libero di esprimere se stesso. Di nuvole e pioggia, e di sole.
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CASALMAGGIORE – Il corpo di un cane a riposo, i fasci di muscoli tesi, quasi a voler riprendere presto corsa. Qualche splendida imperfezione, figlia di quelle mani dalle dita grandi che plasmavano con maestria la materia rendendola viva ma viva secondo lo sguardo dell’artista. Giuseppe Raineri era proprio così, un visionario che sapeva essere dietro quell’aspetto un po’ trasandato, assolutamente libero di esprimere se stesso. Di nuvole e pioggia, e di sole. Un artista completo che aveva imparato dall’osservazione ad essere in primo luogo se stesso. Senza maschere, e senza finzioni. E’ stato inaugurato ieri a Casalmaggiore il percorso espositivo, su più tappe, a lui dedicato. Uno spazio di caos e poesia, di periodi artistici che si rincorrono, artisti che hanno vissuto parte dei suoi viaggi ed il suo tempo. Un tempo di contraddizioni evidenti, ma anche un tempo meraviglioso. “Giuseppe – spiegava qualche anno fa il suo amico Arturo Seidenari – é il vero artista completo della città. Da giovane con il pallone, più avanti con gli anni con i suoi strumenti. Meriterebbe che la città se ne accorgesse”. Erano in vita tutti e due allora. Il primo, l’artista, che incontravi per strada, ti raccontava di qualche sua opera (magari quella che sovente portava con se) e poi ti cantava un pezzo di lirica. Il secondo, vulcanico, il podestà, ne lodava le opere e le capacità. Un mondo piccolo, nell’accezione del termine di guareschiana memoria, in cui l’artista è cresciuto, ha vissuto, ha prodotto opere di un’intensità unica, proprio come quel cane che apre la mostra nell’ex ufficio anagrafe. Alla presentazione c’era parecchia gente. C’era l’amico ferroviere Gerardo Pisano – quello che lo faceva cantare in treno davanti ai ragazzi sorpresi e che per primo ha pensato ad una ‘Casalmaggiore’ contemporanea che partisse dal più umile dei figli di questa terra. C’era l’amica Luciana Monteverdi, che ha scritto un testo che verrà presentato a fine settembre in cui racconta di quell’amico “un po’ logorroico, ma che sapeva essere assolutamente libero come l’arte deve essere ed aveva le mani di un genio”. C’erano Domenico Mittica e Massimiliano Valenti, che hanno curato l’allestimento della mostra rispettando il senso di ‘straniamento’ dell’artista stesso sempre pronto ad una nuova visionaria scoperta, ad un nuovo lavoro. C’era il sindaco, Filippo Bongiovanni, a rendere omaggio ad un figlio, tra i più lucidi (sembra un paradosso, ma non lo è), di questa pianura. C’erano i familiari, gli amici e pure chi non l’aveva conosciuto ed ha avuto modo di apprezzarne il genio scoprendolo così, quasi per caso in un pomeriggio di inizio settembre. C’erano in tanti insomma. Dentro quel percorso che presenteremo, con più dovizia di particolari per ogni tappa nei prossimi giorni. E c’era anche lui. A cantare e a sorridere, a mostrare e conoscere. Gli occhi sempre a guardare davanti, alla visione successiva. Figlio della sua terra e della nostra storia.

Nazzareno Condina (foto: Angelo Crippa e NC)

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