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Un secolo di forme di
comunicazione in mostra
all'oratorio di Rivarolo

Va sottolineato che l’esposizione “Pagine della Comunicazione”, realizzata sotto la regia di Pierluigi Bonfatti Sabbioni e con l’installazione affidata al designer Francesco Sbolzani, resterà aperta a visitabile fino al prossimo 18 settembre: un’occasione da non perdere.
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RIVAROLO DEL RE – Cosa ha cambiato più di ogni altra cosa il nostro modo di vivere in questo secolo? Beh, si può certo opinare ma è difficile dare torto a don Luigi Pisani, parroco di Rivarolo del Re che, quando ha pensato ad una risposta per questa domanda, subito è andato a parare sul settore della comunicazione.

Dal telegrafo a WhatsApp, passando per radio, televisione, social network: un percorso lungo appunto cento anni che a Rivarolo del Re hanno pensato di inserire all’interno della Festa dell’Oratorio e anche oltre il contenitore della stessa. Cento, del resto, sono anche gli anni di vita del comune casalasco (centouno, per la precisione). Va infatti sottolineato che l’esposizione “Pagine della Comunicazione”, realizzata sotto la regia di Pierluigi Bonfatti Sabbioni e con l’installazione affidata al designer Francesco Sbolzani, resterà aperta e visitabile fino al prossimo 18 settembre: un’occasione da non perdere, perché i pezzi esposti sono decisamente particolari con il fascino di storia che portano con sé e assieme con il valore documentale che contengono.

Il sottile filo che collega l’intero Novecento ai giorni nostri è quasi lo stesso che, nell’intreccio, si nota in un angolo della stanza che ospita la mostra: alcuni pezzi richiamano più che altro figure che hanno scritto la storia della comunicazione in Italia, risultando dunque più preziosi per la loro componente iconica che non per l’effettivo valore commerciale, per così dire. Ma vi sono anche oggetti che, per certi versi, ricordano pure come sia cambiato il design degli strumenti di comunicazione. La chicca è il Rocchetto di Ruhmkorff, una bobina a scarica disruptiva, in grado di produrre impulsi di corrente ad alta tensione. Non può mancare, chiaramente, un richiamo ad un episodio storico della vita centenaria di Rivarolo del Re, ossia uno spezzone televisivo dedicato a Mina, che proprio qui, sotto pseudonimo, fece il suo esordio il 22 settembre 1958.

Discorso simile per la sezione dedicata alla musica con Titti Bianchi ed Enzo e Terry, artisti rivarolesi conosciuti in tutto il mondo, ma tutto parte, va detto, dai filòs, pilastro della comunicazione orale e delle relazioni umane: i famosi dialoghi delle cascine che, come qualcuno ha già avuto modo di scrivere lasciando la propria firma sulla mostra, sono molto meglio degli smartphone. Alla mostra hanno collaborato anche Daniela Agatensi, Guido Tosi e Mauro Poli: un contenitore ricco e affascinante, che dimostra una volta di più come spesso i facilitatori odierni altro non sono che un modo per rendere i contenuti più sintetici e per questo meno umani.

Giovanni Gardani 

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