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Casa Giardino, aperitivo
per pochi. Ma la positività
resta di casa

"L'importante - spiega suor Maria - è vederli sorridere. Bisogna sempre vivere le cose positive che accadono, nel momento stesso in cui accadono, vivere il presente ed il presente è il loro sorriso. E' nel loro volto che c'è il disegno di Dio"
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CASALMAGGIORE – La consolazione? Nessuno ha perso il sorriso e la speranza. Perché alla Casa Giardino, nonostante tanta sofferenza, si vive il momento presente così. L’aperitivo solidale é andato male, inutile girarci intorno. Pochissima la gente che ha trovato il tempo di vivere un momento di convivialità con i ragazzi, scarsissima la partecipazione, pochissimi i soldi raccolti. Nonostante il banchetto, nonostante i colori e la preparazione in cui erano stati proprio i ragazzi, i ‘figliuoli’ di suor Maria Buongiorno i protagonisti.

Un po’ di disagio lo si respira tra i convenuti. Ma è anche quello questione di un attimo. Ci pensano i ragazzi e le suore a lavare via il senso di vuoto. “L’importante – spiega suor Maria – è vederli sorridere. Bisogna sempre vivere le cose positive che accadono, nel momento stesso in cui accadono, vivere il presente ed il presente è il loro sorriso. E’ nel loro volto che c’è il disegno di Dio”. Pochissima gente, ma loro sono lì, insieme ai nuclei che abitano le casette della struttura. Fratelli che accompagnano altri fratelli meno fortunati. Perché – in questo suor Maria ha perfettamente ragione – la vita è un attimo da vivere. Oggi è buona, domani chissà.

Tante le storie che si incrociano, in quel giardino incantato. Da quella del compagno di gioco di Maldini, ora su una sedia a rotelle a quella del tranquillo padre di famiglia, una moglie e tre figli che una mattina si sveglia e non è più lui, comincia a perdere i contatti con la realtà, ad aver bisogno di tutto perché nella testa qualcosa si rompe, si ferma irrimediabilmente. “I familiari lo amano e lo seguono”. Cammina, mano nella mano col fratello. Gli portano un tramezzino del banchetto luculliano predisposto per l’occasione, lui si lo mangia e sembra gradire l’attimo che sta vivendo. O ancora quello arrivato a cui era già stata data l’estrema unzione e adesso è lì, ad un anno da quell’ultimo gesto di carità cristiana, a guardare il mondo da quel giardino. C’è anche un compleanno da festeggiare, la vita continua.

Che non significa che tutto sia un cielo colorato di azzurro. “Uno degli ospiti si è aggravato – aggiunge suor Maria – lo seguiamo di continuo. Il personale qui segue tutti, con tantissia attenzione”. La malattia, e la morte – per chi crede – è parte del disegno di Dio. Per chi no, sono solo malattia e morte. Pochissima gente, ma lo sguardo è rivolto al presente e al domani. “Domenica faremo festa – conclude suor Maria – con la torta fritta. Naturalmente sei invitato”. E poco importa che sia lì, macchina fotografica al seguito e taccuino, solo per il lavoro. Quando varchi il cancello della struttura gestita dalle suore sei, a prescindere, uno di casa. Fai parte – e ti senti parte – di quella famiglia. I ragazzi sono lì, a far festa comunque. Perché le nuvole, sopra a quel cielo, ce le mette chi scrive. Loro restano lì, a sorriderti dandoti una lezione di vita difficile da non portarsi addosso.

Nazzareno Condina 

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