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L'avvocato Carlo Pellegri: "E'
ora che i cittadini facciano
sentire la propria voce"

Scrivo perché sono stufo di un paese sempre meno civile e che, cosa ancora più grave, questa inciviltà tollera. Scrivo perché sono stufo di amministratori che, durante le tornate elettorali, parlano di “democrazia partecipativa” o palazzi trasparenti e poi restano muti
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Nella foto: l'avvocato Carlo Pellegri e le due immagini da lui stesso scattate

CASALMAGGIORE – Un – J’accuse – molto duro. Ma soprattutto un richiamo ai cittadini affinché facciano sentire la propria voce. A scriverlo é l’avvocato Carlo Pellegri. E se il J’accuse di Zola raccontava attraverso il drammatico caso di Alfred Dreyfus l’affanno della democrazia francese, quello dell’avvocato del foro di Cremona racconta dell’inciviltà e della poca capacità della politica di porvi freno. L’Affaire in questo caso è il dibattito accesosi sulla città del futuro a partire dall’animata discussione sulle modifiche alla viabilità della città. “Leggo – scrive l’avvocato Pellegri – l’acceso dibattito relativo al parco delle scuole superiori e sull’eventualità di abbattere alcune piante per fare posto ad altri stalli di sosta. La creazione di nuovi parcheggi dovrebbe essere prevista anche a seguito della riapertura al traffico della piazza Turati. Quale la necessità di altri parcheggi fatico a comprenderlo. Nuovi posti auto già ci sono e la foto allegate – scattate un paio di giorni fa – ne sono chiara dimostrazione. Sono stalli nati dall’inciviltà dei singoli e, verosimilmente, dal lassismo dell’Amministrazione nell’applicare le norme.
Finora ho taciuto, ho fatto come troppi miei concittadini che delegano e restano in attesa, anche per anni, che arrivi baffone a risolvere tutti i nostri problemi.
Ora basta. Prendo la tastiera e scrivo anche a nome, indegnamente, delle utenze deboli della strada (bambini, anziani, diversamente abili), categoria di cui, presto o tardi, entrerò pure io a fare parte, vuoi per l’inesorabile scorrere del tempo (anziani), vuoi, non voglia il Cielo, per incidenti o malattie, da cui nessuno di noi è immune. Scrivo oggi che di questi problemi non ho. Scrivo perché sono stufo di un paese sempre meno civile e che, cosa ancora più grave, questa inciviltà tollera. Scrivo perché sono stufo di amministratori che, durante le tornate elettorali, parlano di “democrazia partecipativa” o palazzi trasparenti e poi restano muti nei loro assordanti silenzi, che rispondono alle critiche – legittime in democrazia – trasformandole in questioni di colore o bandiera. Scrivo perché, dice la Scrittrice, ci sono momenti, nella Vita, in cui tacere diventa una colpa e parlare diventa un obbligo. Un dovere civile, una sfida morale, un imperativo categorico al quale non ci si può sottrarre. Scrivo perché il rispetto e l’applicazione delle regole, poste alla base di ogni patto sociale, sono un semplice fatto di civiltà, trascendono ogni credo politico o religioso. Le regole o sono condivise e, conseguentemente, applicate da una comunità o quest’ultima cessa di esistere. Ognuno è per sé. Se Casalmaggiore è viva – e non in coma – non mi basta che tiri a campare. Se, invece, è la nostra casa non mi basta che sia una baracca con quattro muri ed un tetto. Voglio una Città entusiasta della Vita ed una casa accogliente. E’ finito il tempo del tacere, del sopportare l’arroganza e la prepotenza degli incivili. Se il potere, come dice la Carta costituzionale, mi appartiene, voglio iniziare ad esercitarlo. Voglio risposte chiare, non stizzite. Fatti e non chiacchiere. Amministrazioni con progetti chiari e dalle decisioni concrete, condivisibili o meno che siano, che abbiano la determinazione di sostenerle sino in fondo. Di amministratori senza queste caratteristiche, da cittadino, non me ne faccio nulla. Mi sia permessa, però, prima di concludere, un’autocritica. Noi cittadini che dovremmo essere i primi ad opporci a questo andazzo siamo stati troppo morbidi, incerti, indecisi, vacui, disponibili, in una parola: complici. Ci è mancata una voce chiara. Anche se di tanto in tanto qualcuno provava a parlare la gente non sentiva nulla. Posso assicurare che da oggi, per quanto mi riguarda, non sarà più così. E spero sia lo stesso anche per molti altri. Perché non si dica, domani, che l’inciviltà ha prevalso perché loro hanno taciuto. PS. Se il dizionario definisce il marciapiede come “parte della sede stradale riservata al transito dei pedoni” non tollero più di dovere camminare in strada a scapito di chi parcheggia “giusto un attimo” ed alla prossima tornata elettorale me lo ricorderò. In fondo le elezioni si vincono, anche a Casalmaggiore, per una manciata di voti. Dicasi libero esercizio del diritto/dovere di voto”.

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