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Mercato cittadino in
crisi, i commercianti:
"Studiamo idee nuove"

"Il mercato settimanale è regolamentato da legge regionale, sottoposto a concessioni degli spazi per un certo numero di anni (10), gli spazi di manovra per un comune sono limitati. L'entrata in vigore della direttiva Bolkenstein, consente di poter rimettere in gioco le cose".
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CASALMAGGIORE – Diminuiscono i banchi, cala la qualità. Il mercato settimanale del sabato boccheggia. Pochi clienti, sempre meno banchi e a perderci sono tutti, anche i commercianti del centro. Da uno di loro, Paolo Bocchi, è partita la discussione che ha animato facebook e che ha visto l’intervento anche del primo cittadino Filippo Bongiovanni. “Questo (una immagine, con un terzo della piazza ormai vuota) è lo spettacolo desolante dello stato in cui versa il mercato di Casalmaggiore alle ore 9,30 , una trentina di stalli vuoti, un agonia, ma la commissione preposta si rende conto della gravità della situazione?”.

L’intento di Bocchi era quello di provare a ragionare per cercare una soluzione. La proposta del titolare del negozio d’abbigliameto Guareschi è quella di studiare iniziative che siano in grado di ‘rivitalizzare’ il sabato mattina del centro storico. Perché il problema non è – almeno secondo lui – tanto la qualità o il numero, ma quel che gira intorno ad un mercato ambulante. Sono le iniziative, insomma, che latitano prima di tutto il resto.

Alla domanda relativa alla commissione ha risposto direttamente il sindaco, rimarcando che la normativa dà pochissimo spazio di manovra sul controllo di chi può avere accesso: “Il mercato settimanale – ha spiegato il primo cittadino – è regolamentato da legge regionale, sottoposto a concessioni degli spazi per un certo numero di anni (10), gli spazi di manovra per un comune sono limitati. Tuttavia l’entrata in vigore della direttiva Bolkenstein tra maggio e luglio 2017, consente di poter rimettere in gioco le cose. Anticipando i tempi da diverse settimane la commissione mercato commercio aree pubbliche fatta dai rappresentanti delle associazioni di categoria si è riunita per la modifica del regolamento comunale, approvato già dalla giunta e domani in commissione comunale per poi passare in consiglio”.

Il lavoro dunque va avanti, anche se c’è da considerare una dinamica ‘strutturale’ non di poco conto come sottolinea lo stesso Bongiovanni: “Va da sé che se gli ambulanti sono sempre meno, le generazioni nuove – conclude – non hanno sostituito quelle vecchie, le liberalizzazioni consentono a chicchessia o quasi di svolgere questo lavoro, puoi vendere qualsiasi cosa, i paletti che una qualsiasi istituzione o autorità può mettere sono molto pochi”.

Il mercato cittadino, un tempo fulcro degli acquisti, ha perso la sua caratteristica grazie anche alla rivoluzione del commercio, con la dislocazione dei punti di media e grande disposizione al di fuori dell’area urbana e il proliferare dei centri commerciali. Gli anziani ambulanti hanno mollato, spesso sostituiti da attività rette da stranieri, in cui si abbassano notevolmente i prezzi e la qualità dei prodotti cala di conseguenza. Chi resiste fa sempre più fatica e, a fronte di tanti abbandoni, non c’è un altrettanto riciclo delle attività. Da solo – su questo tutti alla fine han convenuto – il mercato non basta più. Ed il mercato è importante, non solo per gli ambulanti residui, ma per tutto il commercio del centro.

“Bisogna impegnarsi – ha sostenuto Paola Bandini (fioreria Sartori) – affinché le bancarelle di qualità possano essere invogliate a posizionarsi nel nostro mercato. Spero non passi il messaggio che i negozi criticano i commercianti del mercato. Non è assolutamente così anzi è nell’interesse di tutti che funzionino le due cose”.

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