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Rio paralimpica, il sogno
di Efrem passa anche dal
mental coaching di Devicenzi

“Dopo la bella prestazione di Londra - spiega Efrem - voglio confermare il mio crescendo anche perché ho più esperienza e un bronzo europeo alle spalle. Ho infatti portato avanti un lavoro specifico in questi mesi e quindi punto decisamente a una medaglia”. Alle spalle anche il lavoro di Andrea Devicenzi.
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Nella foto Morelli e Devicenzi a Cella Dati

CELLA DATI/MARTIGNANA DI PO – Efrem e Andrea, divisi da 20-25 chilometri, uniti dallo sport. Una bella storia di sport la loro: che ha guardato in faccia alla sfortuna e le ha risposto con forza di volontà, carattere e pure tanti successi. Andrea Devicenzi da Martignana di Po aveva un sogno, le Paralimpiadi nel triathlon. Lo stesso sogno di Efrem Morelli da Pugnolo, frazione di Cella Dati, che già si è tolto lo sfizio di gareggiare a Pechino 2008 e Londra 2012. A Rio per lui, in queste ore, arriverà nel nuoto la terza Paralimpiade. “Dopo la bella prestazione di Londra – spiega Efrem – voglio confermare il mio crescendo anche perché ho più esperienza e un bronzo europeo alle spalle. Ho infatti portato avanti un lavoro specifico in questi mesi e quindi punto decisamente a una medaglia”.

Efrem, colpito da paraplegia alle gambe dopo un incidente in una gara di motocross nel 2000 e dunque impossibilitato a muoversi dal busto in giù, gareggerà, oltre che nella gara dei misti dove il primo obiettivo sarà entrare in finale, sui 50 rana, dove ha vinto il titolo europeo, velocità pura insomma. Lì ogni minimo dettaglio fa la differenza e lì entra in scena Andrea, da un paio di anni mental coach. “Abbiamo lavorato molto sul pre-gara, oltre che sul gesto atletico: io entro in scena per l’aspetto psicologico più che tecnico: spesso se non sai gestire la pressione prima del via, rischi di compromettere tutta la preparazione e su questo ha convenuto anche Efrem. Lo seguo da inizio 2016, mi ha confermato che prima delle gare, attraverso una respirazione diversa e anche un’alimentazione migliorata nelle ore precedenti l’atto agonistico, riesce a mettere da parte stati d’ansia e si ritrova in vasca a dare di più”.

Efrem è pronto insomma ad andare oltre i suoi limiti e ha già pianificato tutto. “Sono a Rio da fine agosto, per adattarmi bene, assieme alla squadra azzurra, al cambiamento. Sono dieci giorni di gare che iniziano proprio giovedì dopo la cerimonia d’apertura. Voglio essere pronto”. Il sogno di Andrea, amputato alla gamba dall’età di 17 anni sempre in seguito a un incidente, non si è realizzato nel 2013 dopo l’argento in Turchia agli Europei, quando la chiamata al Mondiale è rimasta una chimera per un dolore alla schiena. Un segnale del destino, ripete oggi Devicenzi. Che però è pronto a soffrire e gioire a cinque cerchi anche per interposta persona. Pur non avendo potuto seguire Efrem sul volo per Rio, sarà comunque il primo a tifare per lui. “Efrem però non ha detto il colore della medaglia che vuole conquistare, ma lo lasciamo dire a lui” scherza Andrea. “Beh, già che ci sono punto al colore più importante” gli risponde Efrem.

Giovanni Gardani

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