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Padre Borghesi, la missione
nel Parà e un service
in area partito dal Rotary

Il socio Alfio Poli ha ricordato come due anni fa abbia apprezzato «la grande felicità interiore che traspariva in quella gente. Ci facevano ovunque festa». «Queste sono zone abbandonate, con poche strutture – ha chiuso padre Giuseppe – ma mi piace stare più là che a Casalmaggiore. Qui è tutto fatto, là c’è tanto da fare».
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SOLAROLO RAINERIO – Padre Giuseppe Borghesi ormai da 40 anni svolge la sua opera missionaria in Brasile, nello stato del Parà. Ogni tanto torna in Italia, e in queste occasioni non manca di sensibilizzare l’opinione pubblica sui mali che affliggono quella parte del mondo. Grazie anche al fatto di essere il fratello di Luigi Borghesi, noto medico e socio (ed ex presidente) del Rotary Club Casalmaggiore Oglio Po, da tempo ha coinvolto il club in un service (così si chiamano gli interventi di servizio a favore del territorio) proprio nell’area in cui opera.

Un service iniziato nel 2007, come ha illustrato il presidente Daniel Damia all’inizio della conviviale della Clochette mercoledì sera. Il club ha mobilitato su questo progetto 80mila euro, coinvolgendo il Distretto, la Rotary Fundation, che ha messo a disposizione la metà della cifra necessaria, e altre associazioni. Ad introdurre il fratello, Luigi Borghesi, che alcuni anni fa assieme all’altro socio Alfio Poli visitò l’area dell’intervento. «Un service importante che è partito da una nostra idea e che ha saputo coinvolgere l’intero Distretto quando governatore era Oscar Vaghi». Borghesi ha raccontato la nascita del libro “Ci piace organizzare cene” il cui introito è stato interamente devoluto a questo service, chiamato “Excluidos” dalla traduzione di “esclusi”.

Interessati dell’intervento sono i giovani emarginati senza lavoro dediti all’abuso di alcol e droga, che purtroppo sono molti. Vengono accolti nelle “fazenda da esperança”, nate nel 1983 per il reinserimento di questi soggetti nella società. Il Casalmaggiore Oglio Po ha coinvolto nel progetto un club del posto, proprio per dare una continuità al service e la possibilità di seguire gli interventi. La fazenda finanziata dal club casalasco è nata nel 2013, e ad oggi ha accolto 120 giovani, l’80% dei quali ha avuto un recupero completo. Sono previsti percorsi di 12 mesi, con lavoro, vita di comunità e preghiera. Il service ha consentito di realizzare edifici ed acquistare arredi, attrezzi, un trattore ed un pullmino per gli spostamenti. Il lavoro svolto ruguarda allevamento, artigianato e coltivazione di ortaggi.

Padre Giuseppe Borghesi è poi entrato nel dettaglio, spiegando come l’area sia nello stato del Parà, nel nord ai confini con l’Amazzonia, grande 4-5 volte l’Italia ma con soli 6 milioni di abitanti, con capitale Belém. «Uno Stato che esporta legno pregiato e che ha un agrande ricchezza mineraria, ma le risorse appartengono alle multinazionali». Padre Borghesi ha parlato del problema della deforestazione, dei 400mila indios rimasti che non hanno né droga né alcol nelle loro comunità ma che in città prendono i vizi de bianchi. E poi del grande disastro fatto dal governo con la realizzazione di una diga per la produzione di energia elettrica, non certo a favore dei locali ma per la vendita all’estero.

Ha poi spiegato come oggi sia grande la disillusione della gente, dopo che Lula ha governato per 8 anni avvicinandosi al popolo, e poi i 4 anni di Dilma Rousseff, cui è seguita la scoperta di scandali che hanno portato all’impeachment. Al che la crescita economica si è trasformata in brusca dscesa. «Oggi la gente ha grande sfiducia nella politica – ha spiegato padre Borghesi – ed è divisa, c’è grande malcontento amnche nei confronti di chi ha sostituito Dilma. Negli ultimi due anni il real ha perso la metà del suo valore rispetto al dollaro. Culturalmente non c’è sttaa crescita, solo aumento della tecnologia e molta droga».

Alfio Poli ha ricordato come due anni fa abbia apprezzato «la grande felicità interiore che traspariva in quella gente. Ci facevano ovunque festa».  «Queste sono zone abbandonate, con poche strutture – ha chiuso padre Giuseppe – ma mi piace stare più là che a Casalmaggiore. Qui è tutto fatto, là c’è tanto da fare».

Vanni Raineri

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