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Casalmaggiore, mercato
contadino: anche
il vino via dal 2017

Val la pena rilanciare, seguendo l'esempio di Colorno, un mercato che potrebbe avere, inserito nelle giuste reti e promosso a dovere, buone prospettive di sviluppo? La questione resta aperta. Alla politica, adesso, il compito di trovare una risposta.
Mercato contadino di Casalmaggiore (CR) - Vendita diretta di prodotti di fattoria
Nella Foto il mercato contadino di qualche tempo fa

CASALMAGGIORE – A dicembre anche il banco del vino se ne andrà. Il mercato qui non è redditizio, meglio guardare altrove. Erano partiti in 15 per un mercato contadino e del bio che da altre parti (vedi Colorno, a soli 6 km) funziona, qui no. Nel parmense è diversa l’organizzazione (il mercato della terra si tiene una volta al mese, 20 produttori locali coinvolti) e forse pure la mentalità (il Mercato della Terra di Colorno è stato inaugurato il 12 dicembre 2010. È organizzato dalla condotta Slow Food di Parma, insieme al Comune di Colorno e la Pro Loco di Colorno e fa parte di un più complesso progetto legato alla promozione della qualità della vita e delle scelte alimentari).

A Casalmaggiore – ogni giovedì – si ritrovano ora in cinque, quattro dall’anno nuovo. Funziona ancora la carne che vive del fatto che in centro – fatta salva quella di cavallo – per la desertificazione delle botteghe di prossimità non esiste più una macelleria e bisogna andare fuori, o rivolgersi ai grandi o medi centri di distribuzione tutti dislocati fuori dal centro. Funziona la frutta, meno di prima ma ancora regge. E’ solo questione di tempo però, perché un mercato con quattro banchi, che non attrae e non per qualità (quella nei banchi residui non manca) ma in quanto a numero, lo può avere Martignana Po (invero sono meno, ma sono meno anche i cittadini) o una qualunque frazione con un minimale livello di organizzazione. Non il terzo comune della  provincia cremonese.

E così Casalmaggiore – nel silenzio – rischia di veder sparire uno spazio per la vendita di prodotti di qualità, dopo il calo di qualità del mercato del sabato, sempre meno frequentato e al centro poco tempo fa della discussione tra i commercianti locali. La crisi? Quella c’è, inutile negarlo. Ma è spesso un drappo dietro cui si nasconde la scarsa volontà di rilanciare un settore che resta in crescita.

“Gli acquisti di prodotti bio in Italia – spiega Coldiretti – sono aumentati del 21% nel 2016, per un valore al consumo stimato in circa 2,5 miliardi di euro su base annuale. Nell’ottica di un consumo di prodotti enogastronomici più sani e genuini, l’aumento dei consumi di prodotti non trattati dura da oltre un decennio, con ben 13 milioni di italiani che portano in tavola cibo bio, almeno una volta a settimana. A sostenere i consumi dei prodotti bio c’è l’aumento della produzione nazionale, tanti gli imprenditori agricoli che hanno investito in questo settore. Le superfici coltivate puntando su prodotti non trattati hanno raggiunto nel 2015 la quota record di 1,5 milioni di ettari, il 12% della Sau nazionale (superficie agricola utilizzata), grazie a una crescita dell’8% rispetto all’anno precedente. In pratica, oltre centomila ettari di campagne sono passati alla coltivazione di prodotti biologici in un solo anno. I dati relativi ai prodotti non trattati che arrivano sui mercati, mostrano una crescita del 20% del numero di bovini, del 18% il pollame e del 9% di caprini, con un trend sostenuto dalla richiesta di carne e formaggi biologici. E vola pure il numero degli operatori, anche qui in crescita dell’8%, saliti a quota 60mila, che è il numero più elevato a livello comunitario”.

La lezione della Festa della Zucca (il mercato di qualità legato all’alimentare ha registrato un più che discreto afflusso di persone risultando probabilmente la novità più interessante dell’intera festa) dovrebbe essere il motore per fare qualcosa di più e di diverso per attrarre gente o quantomeno mantenere quella che già c’é.

Val la pena tenere un mercato, quello del giovedì, con soli quattro banchi dall’anno venturo? Val la pena rilanciare, magari seguendo l’esempio di Colorno, un mercato che potrebbe avere, inserito nelle giuste reti e promosso a dovere, buone prospettive di sviluppo? La questione resta aperta. Alla politica, adesso, il compito di trovare una risposta.

Nazzareno Condina

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