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Uno sguardo a "Onde
radio", un secolo di storia
con pezzi davvero rari

Le chicche non mancano e sono parecchie: la pila di Marconi, ad esempio, il telegrafo e soprattutto la prima radio wireless, senza fili, termine molto di moda oggi che però fece il suo esordio proprio negli anni Venti con la cosiddetta radio a galena, il primo ricevitore vero e proprio.
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RIVAROLO MANTOVANO – Un percorso lungo un secolo e diviso in quattro sale, ciascuna per sezione, quelle di Palazzo del Bue a Rivarolo Mantovano: un viaggio che parte dal 1920, dalle prime radio e arriva fino alle nuove forme di comunicazione via web. Si chiama “Onde Radio” ed è la mostra che, a partire da sabato e fino al prossimo 27 novembre, occuperà gli spazi espositivi messi a disposizione dal comune virgiliano.

Siamo andati a visitarla in anteprima, con l’esposizione ancora in fase di allestimento, ma è bastato allargare lo sguardo per scoprire pezzi davvero unici, che rendono imperdibile e forse irripetibile l’evento. I curatori Sauro Poli e Ivano Schirolli, entrambi di Rivarolo, sostenuti nella raccolta anche dall’amministrazione comunale, hanno lavorato di cesello e pazienza, provando a convincere tanti collezionisti di zona – che sono più di quanto si creda – per arrivare ad un grande risultato: ricostruire la storia delle trasmissioni elettromagnetiche, comprendendo anche televisione e computer, partendo da Guglielmo Marconi e arrivando alle web radio di oggi.

Le chicche non mancano e sono parecchie: la pila di Marconi, ad esempio, il telegrafo e soprattutto la prima radio wireless, senza fili, termine molto di moda oggi che però fece il suo esordio proprio negli anni Venti con la cosiddetta radio a galena, il primo ricevitore vero e proprio. Radio a valvole, spesso anche autocostruite da provetti inventori o semplici appassionati, esperti di fili, conducibilità ed energia. Esemplari italiani e anche inglesi e americani, per lo più provenienti dalle collezioni Raffaldini e Magnani, non lontano da Rivarolo, con altri amanti del genere residenti tra Parma e la zona Casalasca.

La seconda sala si lega alla radio come oggetto di famiglia e quasi di design, senza dimenticare un tocco Fascista proprio nelle linee che delimitano il “volto” dello strumento, e radio che, da semplici strumenti di comunicazione, divennero tra le due Guerre anche oggetti di mobilio. Si passa poi alla radio come mezzo della cultura di massa: sì, perché nel 1954, anno di grazia, inizia a circolare la rivoluzione televisione ma la radio reagisce con l’invenzione del transistor, che consente di portarsi appresso questa fonte inesauribile di musica o notizie. Nascono le radioline, quelle che ancora oggi spesso, in assenza di smartphone, ci portiamo negli stadi.

Ma se parliamo di pezzi prestigiosi, come dimenticare la mitica Europhon prodotta nelle fabbriche di Bozzolo e Castelleone, o anche la Emerson, con tanto di schema di contatto ben conservato, e ancora uno dei primi karaoke all’italiana, degli anni ’50? Significativa anche la parentesi dedicata ai radioamatori, fenomeno del passato tutt’oggi presente, una sorta di anticipazione e poi di parallelo rispetto all’avvento del telefono cellulare. Con un appunto evidenziato dal curatore Poli: le radio degli anni Venti ancora funzionano, se azionate; alcune di quelle costruite, spesso in Cina, tra gli Ottanta e i Novanta, sono invece state recuperate da una discarica. Indovinate perché?

Giovanni Gardani 

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