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Gal Terre del Po, il presidente
è di Casalmaggiore: tocca
a Francesco Meneghetti

E il messaggio, nella scelta di un imprenditore conosciuto e apprezzato anche per l’approccio pratico e moderno alle necessità del territorio, è probabilmente questo: la figura di Meneghetti non crea di per sé contrasti partitici e non si trascina vecchie frizioni. Sarà poi il tempo a dare i giudizi definitivi.
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Nella foto Meneghetti

L’amministratore delegato di fabbricadigitale Francesco Meneghetti è il presidente del Gal Terre del Po. Lo ha deciso il consiglio di amministrazione che si è riunito nella serata di lunedì. Il nuovo Gal, gruppo di azione locale, come noto unisce l’Oglio Po nelle sue componenti Casalasca e Viadanese al Destra Secchia, Oltrepo mantovano. A fine settembre i tanti soci pubblici e privati (oltre una settantina) hanno formalmente dato vita all’ente, nominando i membri del cda riunitosi lunedì.

Si tratta di sei consiglieri dell’Oltrepo (l’ex presidente della Provincia di Mantova Alessandro Pastacci, Daniele Benfatti, Adriana Chiodarelli, Paola Beduschi, Luciano Bulgarelli e Matteo Losi) e cinque dell’Oglio Po (Andrea Badioni, Carlo Calza, Marco Culatina, Francesco Meneghetti e Antonio Pisacani). Una suddivisione frutto degli accordi che avevano anche previsto che all’Oglio Po appartenessero il presidente (Meneghetti appunto) e un vice (Culatina). L’altro vice è dell’Oltrepo e si tratta di Pastacci.

A Francesco Meneghetti chiediamo come intenda impostare questa presidenza che inaugura di fatto la storia del Gal Terre del Po. «Parto col dire che questo Gal ha tre particolarità, elementi di particolare evidenza. Il primo è rappresentato dall’ingente cifra di 6 milioni e 100mila euro da spendere entro il 2020, quindi le misure andranno indirizzate nei prossimi tre anni. E’ una cifra importante che può cambiare tante cose, che può incidere, e la sento come responsabilità».

Il secondo: «Questo Gal rappresenta la prima iniziativa che nasce da una volontà del territorio cremonese e mantovano di mettersi assieme in una logica nuova, che segue il concetto di area vasta. Ci sono altri esempi, come l’Ast nella sanità, ma nascono tutti dall’alto, qui invece si parte dalla volontà dei sindaci e di aziende private che sottoscrivono un partenariato con la volontà di lavorare assieme, il tutto nell’ambito di un progetto che prende il via dal Psr (piano di sviluppo rurale) impostato da Regione Lombardia. Quindi ha perimetri tracciati da quel piano, ma prevede una libertà del cda del Gal di operare all’interno di questo perimetro».

Terzo e ultimo aspetto rilevante: «E’ la prima volta in cui una collaborazione tra privato e pubblico arriva a individuare un presidente espressione del mondo privato. In precedenza alleanze simili vedevano una presidenza di derivazione pubblica. Anche questa è un’ulteriore responsabilità, perché rappresento una presidenza di natura privata che si deve occupare della cosa pubblica, e non è facile adattare le caratteristiche di un’azienda privata in ambito pubblico. Forse la mia scelta è dovuta anche al fatto di essere un imprenditore attento al sociale. Sono un privato che ha sempre considerato la sua azienda come parte di un sistema sociale complesso, e non una semplice espressione di forma economica di puro profitto. Ritengo che le aziende debbano generare non un profitto, ma un valore per la società».

Questo Gal unisce territori che non sono confinanti, e che in passato non hanno mai dialogato, come il Casalasco e l’Oltrepo mantovano. Può essere una difficoltà? «Non è un problema, perché la continuità intesa come confine amministrativo è una cosa, l’uniformità di bisogni un’altra. Qui da un territorio non si passa direttamente a un altro, ma la condivisione esiste: siamo territori figli del Po, un elemento di contiguità importante, non a caso il nostro nome è “Terre del Po”».

La presenza su uno stesso territorio di due diversi Gal, con le note polemiche che hanno accompagnato la nascita di questo nuovo gruppo e la divisione di comuni fra i due, questo sì che può rappresentare un problema. «Io sono avulso dai problemi politici, ancor più da quelli partitici. Non guardo alle mie spalle, ma rappresenterò una presidenza volta al futuro. Spero che tutti coloro che rappresentano gli interessi dei nostri territori in una forma vasta siano volti al futuro e ai veri bisogni».

E il messaggio, nella scelta di un imprenditore conosciuto e apprezzato anche per l’approccio pratico e moderno alle necessità del territorio, è probabilmente questo. La figura di Meneghetti non crea di per sé contrasti partitici e non si trascina vecchie frizioni. Sarà poi il tempo a dare i giudizi definitivi, ma qui si gioca una partita importante per il nostro futuro.

Vanni Raineri

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