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Cinzia Dall'Asta, no allo
sciopero mensa. Il
Comitato: "Andiamo avanti"

La dirigente scolastica scrive all'amministrazione e ai docenti stigmatizzando l'iniziativa spontanea. Le mamme proseguono sulla strada dello stop al pasto fissato per lunedì 17: "I problemi ci sono, e bisogna affrontarli"
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CASALMAGGIORE – Mamme dietro la lavagna. Si ‘arrogano’ il diritto di fare sciopero. Il diritto di ‘imporlo’ alla scuola incuranti delle difficoltà. Non ci va giù leggera Cinzia Dall’Asta, dirigente scolastico dell’Istituto Comprensivo Diotti, che scrive una lettera al sindaco Filippo Bongiovanni, all’assessore delegato Sara Valentini e al corpo docenti della scuola stessa. Una lettera dura nei toni iniziali e in quelli finali, che non ferma le mamme del Comitato Mamme Mensa decise ad andare avanti. Perché, quando ci sono di mezzo i propri figli, nessuna battaglia fa paura.

“Alcuni genitori – scrive la dirigente scolastica – si sono arrogati il diritto di imporre alla scuola uno ‘sciopero della mensa’ per il giorno 17 ottobre, incuranti delle problematiche di sicurezza e delle difficoltà organizzative che tale presa di posizione può produrre sulle classi e sull’intero istituto. Nella fascia oraria del pranzo, il docente accompagna e sorveglia il gruppo classi nei refettori. Per ragioni igienico sanitarie, l’ATS non può autorizzare il consumo del pasto portato da casa negli stessi locali al fine di evitare il rischio di contaminazioni e scambio di alimenti. L’organico attribuito per l’assistenza alla mensa prevede un solo insegnante per ogni gruppo classe. Pertanto, l’Istituto non dispone di personale docente sufficente a garantire contemporaneamente la sorveglianza di altri gruppi in locali diversi e, soprattutto, senza congruo preavviso per dare tempo e modo alla scuola di valutare le possibili misure organizzative. L’eventuale richiesta della famiglia di poter fornire al proprio figlio il pasto da casa deve essere fatta preventivamente per iscritto, vagliata in base alle motivazioni della richiesta stessa ed autorizzata solo ed esclusivamente se l’Istituto è in grado di fornire sufficiente personale docente per garantire la sorveglianza dei minori in questione”.

Qui sorge il primo problema piuttosto serio, ed uno dei motivi per cui i genitori sono in lotta. In base alla sentenza della Corte d’Appello di Torino, ai genitori che ne fanno richiesta deve essere garantita la possibilità di far consumare al proprio figlio il pasto da casa. Nessuna eccezione è possibile, anche a fronte delle difficoltà della scuola di gestire la carenza di personale. La Corte di Appello di Torino ha infatti stabilito che la scuola dell’obbligo, essendo gratuita, non può obbligare nessuno al consumo del pasto a pagamanto, qualunque siano le motivazioni dei genitori. La sentenza che ha dato ragione ai 58 genitori di Torino non ha valenza solo per i 58 genitori di Torino, ma in tutta Italia. Lo ha chiarito anche l’assessore all’istruzione di Regione Lombardia Valentina Aprea, parlando della ricerca di “una soluzione che possa garantire agli alunni e quindi alle famiglie di esercitare la libertà di scelta tra un servizio completo di refezione e altre modalità auto organizzative”.

A chiarimento della questione anche Sabina Calogero: “Il Ministero dell’istruzione (MIUR), che con il suo reclamo ha perso in primo e secondo grado, non ha ancora presentato alcun ricorso. Ecco un’altra curiosità: il “ricorso” non esiste ma è citato da quasi tutti i giornali come se fosse stato realmente depositato. I dirigenti solastici, intanto, privi di alcun documento che li metta in condizione di vietare il pasto domestico nelle loro scuole, hanno adottato la comune strategia di “prendere tempo”. Dicono di essere in attesa di indicazioni dalla ASL in merito ai gravi rischi del cibo “anarchico”, che sarebbe tanto pericoloso a pranzo, ma non due ore prima, a merenda: in quasi tutte le scuole, infatti, si porta la merenda da casa, e l’attenzione ai casi di allergia è ottimamente gestita all’interno delle classi. In realtà, le ASL non hanno alcun potere deliberativo che possa ribaltare una sentenza della Corte d’appello”.

Tornando alla lettera della Dall’Asta, il documento prosegue: “La dirigente scolastica, consapevole del malessere crescente, si sta quotidianamente interfacciando con le istituzioni e gli organi Collegiali: ATS, Amministrazione Comunale, ditta Markas, Commissione Mensa, Consiglio d’Istituto, Ufficio Scolastico Provinciale nelle opportune sedi istituzionali in cui anche la componente genitoriale può manifestare i propri bisogni e dar voce alle proprie richieste. Ogni altra iniziativa spontanea che passi per canali diversi deve essere stigmatizzata e rifiutata in toto. Richiamo pertanto i genitori coinvolti al senso di responsabilità e al rispetto delle regole di buon funzionamento dell’istituto che sono la sola garanzia di attenzione e tutela degli alunni”.

Naturalmente la risposta del Comitato Mamme non si è fatta attendere: “Visto che il servizio ristorazione scolastica è compreso tra quelli pubblici a domanda individuale (DM 31 dicembre 1983), visto che l’art. 32 della Costituzione garantisce il diritto a scelte alimentari autonome, considerato che non esiste alcun divieto nella normativa vigente, ne regionale, ne nazionale, ne europea; visto inoltre che il regolamento CE 852/2004 all’articolo 1 esclude la sua applicazione alle preparazioni domestiche, si comunica che lunedì 17 ottobre i genitori che lo riterranno opportuno si avvarranno della libera scelta di non usufruire del servizio mensa e di provvedere al pranzo dei propri figli o dotandoli del pasto da casa o portandoli a casa nell’orario mensa, dandone regolare comunicazione. Il Comitato invita altresì a provvedere affinché gli alunni che porteranno il pasto da casa mangino nello stesso orario e nello stesso luogo degli altri senza subire disciminazione ed intimidazione alcuna, considerando che, secondo il Dlgs 59/2004 il tempo della mensa rientra nel tempo complessivo di erogazione del servizio scolastico e concorre a costituire un modello unitario di processo educativo insieme al resto del tempo didattico; e che inoltre l’organico scolastico è formato anche per garantire l’assistenza educativa da parte del personale docente nel tempo eventualmente dedicato alla mensa e al dopo mensa (art. 30, comma 4). Pertanto alla luce di quanto sopra citato gli scriventi chiedono che la sede della riunione della Commissione Mensa, prevista nello stesso giorno, venga effettuata nell’aula magna del plesso scolastico Marconi, al fine di poter rendere partecipi i genitori. Auspicando che si prenda carico della nostra richiesta, chiedendo anche alla commissione mensa la disponibilità a far si che si concretizzi quanto richiesto, rimaniamo in attesa di una sua comunicazione in merito”.

A ribadire il concetto Federica Tortella, una delle mamme del comitato: “Non siamo delle irresponsabili – spiega – che si arrogano un diritto. Abbiamo chiesto ai genitori in maniera tranquilla di aderire allo sciopero se ne han voglia e lo ritengono opportuno ad uno sciopero che dia la possibilità di far sentire anche le nostre ragioni. Che sono ragioni di mamme e non sono quelle, come qualcuno vuol far passare, del fatto che nostro figlio non mangi l’insalata o voglia le patate fritte invece che al forno. Le ragioni sono ben più profonde e riguardano i nostri figli e quelli di tutti. I problemi ci sono, inutile girarci intorno. Ringrazio le mamme che lo hanno capito. Su quel che viene dato in mensa, abbiamo tutto il diritto di dire la nostra. E poco importa se ad aderire allo sciopero saranno cinque mamme, o cinquanta. Le nostre richieste sono serie. Intanto vediamo se ci sarà data l’opportunità di partecipare alla riunione della Commissione Mensa di lunedì pomeriggio. Aspettiamo una risposta dalla dirigente scolastica e dalla commissione”.

Nazzareno Condina

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