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Minacce di morte
a Elvezio Storti,
65enne a processo

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E’ a processo con l’accusa di minacce, Danilo Roffia, 65 anni, di Rivarolo del Re, autore, secondo l’accusa, di due scritti anonimi con pesanti minacce indirizzati ad Elvezio Storti, 60 anni, casalasco, titolare dell’omonima ditta di trasporti di Casalmaggiore. Ecco i testi delle missive, inviate il 9 e il 27 marzo del 2007: La prima: “Ciao bastardino, come va ? Mi hanno appena pagato per farti un po’ male, anzi, prima a tua moglie, così ti arrabbi di più, te ti lascio per ultimo come fanno a Palermo. Andiamo tutti e tre sulla Provincia, io in prima, tu e il resto nell’ultima pagina. Vai pure a dirlo alla polizia, tanto la pagano anche loro. Ciao”. La seconda: “Ti stai fidando molto a girare solo solo. Oggi alle 9 del mattino eri in piazza, ti seguo come un cagnolino, sai, ci ho ripensato, non mi faccio più pagare. Lo faccio volentieri”. Dopo aver ricevuto i due scritti, Storti si era rivolto alle forze dell’ordine e aveva sporto denuncia contro ignoti. Agli inquirenti, il destinatario delle minacce aveva fatto due nomi: quello di Roffia e quello dell’autista Alessandro Capone, suo dipendente. Dal primo, la vittima aveva raccontato di aver ricevuto in passato telefonate minacciose. Nove anni prima Storti era rimasto coinvolto in un incidente stradale nel quale erano morti il fratello e il nipote di Roffia. Per quella vicenda, risalente al 1998, Storti era stato condannato in primo grado per omicidio colposo, mentre in appello era stato assolto. Potrebbe essere proprio Roffia, dopo nove anni, l’autore delle minacce ?. Impossibile, per la difesa, troppo il tempo trascorso tra i due eventi, mentre per l’accusa i due scritti sarebbero opera dell’imputato, inchiodato dalla perizia calligrafica effettuata nel corso delle indagini. “Roffia”, ha ricordato Storti nella sua testimonianza in tribunale, “mi ha fatto mandare dal parroco del paese un messaggio che non era stato lui a mandarmi le minacce. “Dopo la denuncia”, ha aggiunto Storti, “non l’ho più sentito e non voglio infierire. Non sostengo assolutamente sia stato lui a scrivere quelle lettere”. L’altra persona citata da Storti è Alessandro Capone. Agli inquirenti, il titolare della ditta di trasporti aveva raccontato che la moglie di Capone continuava a chiedergli soldi in anticipo e che sul lavoro il dipendente aveva un atteggiamento ostile. L’autista era stato licenziato e poi riassunto “perché mi veniva a pregare dieci volte al giorno perché era senza lavoro”. “Certo”, ha ammesso lo stesso Storti, “io ho un’attività e alcuni screzi possono esserci stati anche con clienti e fornitori”. L’azienda di Elvezio Storti conta 60 dipendenti. “Nel 2007 ne avevo 40”, ha spiegato, rispondendo ad una domanda della difesa, “e fino al 2007 non ho mai avuto vertenze di carattere sindacale. Poi nel 2010 i sindacati mi hanno portato sulla stampa”. Oggi davanti al giudice Matteo Grimaldi ha testimoniato Claudia Barbieri, della Camera del Lavoro di Casalmaggiore, responsabile della Cgil. “Dal punto di vista sindacale”, ha riferito, “c’erano stati dei problemi. Capone era il delegato sindacale e so che c’era stata una vicenda pesante”. La prossima udienza è stata fissata al prossimo 22 maggio.

Sara Pizzorni

© RIPRODUZIONE RISERVATA

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