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Oglio Po, parla Sacchini
“Mi domando cosa
contiamo noi sindaci”

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“Alla luce delle ultime cattive notizie, che per il sottoscritto riguardano anche il problema dei fondi dell’alluvione, oltre ai tagli all’Oglio Po, mi domando cosa contiamo noi sindaci”.

A esprimere sconcerto e pareri duri è Emanuel Sacchini, sindaco di Torricella del Pizzo, interpellato però soprattutto sulla questione ospedale Oglio Po in qualità di presidente della consulta dei sindaci del casalasco. “E’ accaduto quello che si temeva” apre Sacchini “e in fondo non abbiamo mai creduto al congelamento del Poa, perché non abbiamo mai creduto che questa manovra fosse per il bene del territorio. Erano semplicemente scelte politiche e di bilancio”.

E sul bilancio, Sacchini non la manda a dire. “Non è ammissibile che sia sempre il casalasco a pagare. Questa gente e i nostri sindaci hanno deciso negli anni ’90 di rinunciare a tre presidi ospedalieri (Casalmaggiore, Viadana e Bozzolo, ndr) per dare spazio a una macro-struttura in ottica comprensoriale. Già lì avevamo ragionato in un’ottica di risparmio, senza rinunciare all’eccellenza del servizio. Avrei compreso questi tagli se l’ospedale Oglio Po avesse avuto un bilancio devastato, in realtà come sempre si chiudono i meno con i più, ossia si va a prendere dove ci sono realtà positive e sane per toppare falle aperte da altre parti. Così non possiamo garantire nemmeno i servizi minimi e perdiamo la battaglia in difesa di un diritto fondamentale, quello alla salute e alla sanità. Questo modo di fare politica perde pezzi: alla lunga però il castello di carte crollerà”.

E ancora. “Mi chiedo dove stiano i risparmi. Abbiamo chiesto una relazione documentata al dettaglio, non è mai arrivata. La spending review non può essere lineare e senza distinzioni tra virtuoso e non virtuoso. Non si capisce perché debba rimetterci un ospedale che ha ricevuto tanti riconoscimenti, non si capisce perché questo accanimento contro il nostro territorio. I politici dei piani alti, forse, pensano che non abbiamo dato abbastanza sangue”.

Infine il grido di battaglia: “Faremo quanto in nostro potere per fare valere le nostre ragioni. Questa storia non può finire qui: ma in Regione sappiano che, se non ascoltano noi, ignorano l’intero territorio che rappresentiamo”.

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