Cronaca

Pedone ucciso da
neopatentato, il giudice
rinvia gli atti al pm

Il giudice Guido Salvini

Non ha accolto la proposta di patteggiamento presentata dai difensori, il gup del tribunale di Cremona Guido Salvini, e per il conducente dell’auto “impazzita” ha rinviato gli atti al pm, e ora l’imputato rischia di andare a processo.

Uno scontro terribile, un’auto lanciata a 120 chilometri orari su una pista ciclopedonale e un pedone travolto mentre stava passeggiando con la moglie e una coppia di amici. In un attimo tutto si è trasformato in un incubo e per Cesare Azzolini, 67 anni, di Casalbellotto, nel Casalasco, non c’è stato nulla da fare.

L’uomo è morto travolto dall’Alfa Romeo 147 condotta da Cristiano Danini, 18enne neo patentato che nella sua corsa spericolata ha travolto anche l’amico che passeggiava a fianco di Azzolini, Domizio Acquaroni, ferito gravemente e rimasto invalido al 50%.

Illese le mogli, che si trovavano poco più indietro rispetto ai due uomini. E’ successo la sera del 13 settembre del 2010 sulla ciclopedonale a Roncadello. Ora Danini deve rispondere di omicidio colposo, ma intanto il giudice ha rifiutato il patteggiamento proposto dal suo legale: nove mesi, pena sospesa, nove mesi di ritiro della patente e un acconto ai congiunti della vittima di 150.000 euro. Troppo poco, per Salvini, considerata la gravità di quanto accaduto.

L’auto di Danini proveniva da Viadana e procedeva verso Casalmaggiore. Sulla curva si era imbarcata, aveva travolto un cartello che segnalava la pista ciclabile e poi era piombata sui due uomini. Azzolini era stato centrato in pieno e aveva fatto un volo di una ventina di metri, morendo sul colpo, mentre Acquaroni aveva riportato gravi traumi agli arti inferiori. Per Danini la prova dell’alcol test era risultata negativa. Le cause dell’incidente erano state addebitate all’alta velocità e forse ad un momento di distrazione. Solo per poco si era evitata una strage.

Un “livello di gravità decisamente elevata all’interno della casistica di tali fatti”, scrive il giudice nella sua ordinanza, rimarcando la “guida azzardata e temeraria” del Danini. “La pena principale proposta”, si legge, “è del tutto insufficiente, se relazionata alla mancata percezione del disvalore sociale del proprio comportamento da parte dell’imputato e all’attenzione che invece è stata data in questi anni alle conseguenze dei reati da circolazione stradale. Di certo non avrebbe, con l’immediata chiusura del processo in questi termini, alcuna efficacia preventiva né speciale nei confronti del singolo né generale”.

Sara Pizzorni

© RIPRODUZIONE RISERVATA

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