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Cari signori, fate presto!

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Basta, il tempo è scaduto. O si fa un governo – chiamatelo come volete – o la nave va giù. Forse lorsignori non hanno ancora capito. Proviamo a riepilogare: quasi 7 milioni di italiani sono in difficoltà, tirano la cinghia, sono sfiduciati. Viviamo in un paese in cui negli ultimi dodici mesi hanno chiuso 100mila aziende, i disoccupati sono aumentati del 12%, i redditi sono tornati indietro di 27 anni. Il Paese è a pezzi ma Equitalia ha aumentato il tasso di mora (scatterà dall’1 maggio) e le banche prestano sempre meno denaro a famiglie e imprese;l ’agenzia di rating Fitch, visto l’andazzo, ha declassato l’Italia e le previsioni sul medio lungo termine, a causa dei risultati “inconcludenti” delle elezioni che rendono improbabile la durata di un governo”, sono negative.

Il quadro è questo. Allarmante. E lorsignori che fanno? Cazzeggiano, continuano nei balletti di Palazzo. Ora capisco che c’è da salvare la faccia del vincitore perdente e che il tentativo di minimizzare il caso Siena – emblema del potere PD – prosciughi molte energie.

Ma la crisi non aspetta. Altri grandi Paesi europei si sono trovati come noi oggi ma attraverso il dialogo hanno saputo trovare la soluzione. Dialogo è un termine che oggi non si può usare nello Stivale, pena l’accusa di essere pro-inciucio. Persino D’Alema – l’eterno deluso che sogna il Quirinale, il più togliattiano degli ex comunisti – ci va cauto. Lui che dell’inciucio è stato il re, financo l’inventore del termine. Ricordate? Una volta (2005) legò col Cavaliere al punto da dire “Fininvest è un patrimonio del nostro Paese”. Un po’ di tempo prima, con la Bicamerale per le Riforme costituzionali, si era messo di fronte al Cavaliere e teorizzò che “era una realtà del Paese con la quale era necessario confrontarsi”. Una ovvietà che vale ancora oggi, visto l’esito delle urne. O no?

Ha scritto giorni fa sul Corrierone Luciano Fontana un editoriale dal titolo “Il compromesso non è un delitto”. Cioè questo “è il momento di un passo indietro da parte di tutti per permettere al capo dello Stato di esercitare il ruolo che la Costituzione gli assegna nella ricerca di una soluzione”.

Serve un programma di svolta, in pochi e chiari punti. Da fare subito. Perché i tempi della ripresa si stanno allungando, perché la gente ha bisogno di un segnale concreto. Chiamatelo come volete, la fantasia non vi manca.

E per favore cominciate cancellando la legge truffa dei rimborsi elettorali. Perché non è giusto che il popolo tiri la cinghia e i partiti sguazzino nell’oro. In questo Renzi e Grillo hanno ragione. Occhio: tutti e due fanno sul serio. Renzi sta rottamando il quartier generale del Pd, Grillo non molla l’osso che l’ha portato al trionfo delle urne. Stiamo parlando non di bruscolini, ma di una montagna di denaro buona parte della quale è senza controllo. Si parla di 289 milioni all’anno, una cifra che non ha eguali in Europa. Londra, per capirci, spende 25 volte di meno. Dal 1994 al 2008 i partiti hanno speso per le loro campagne elettorali 570 milioni e ne hanno recuperato 2miliardi e 250 milioni. Una cifra”mostruosa”. Una somma illogica, gonfiata, dopata. Una cifra quattro-cinque volte superiore alle spese effettivamente sostenute.

Una cuccagna. Che deve finire. Tocchiamoli nel portafoglio e si sveglieranno!

Enrico Pirondini

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