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Folla oceanica e fiori
bianchi: Gussola si ferma per Martina

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Un peluche a forma di panda, stretto da un amico prima dell’ingresso in chiesa, poi portato dalla sorella di Martina Sarzi, la ragazza morta a 17 anni in un incidente stradale all’alba di Pasqua, all’uscita del feretro dalla chiesa parrocchiale di Gussola. E ancora la foto di Martina, incorniciata d’argento, sorretta dal padre Orazio dopo essere entrato nella navata centrale e portata vicino alla bara. Due momenti che dipingono Martina come una ragazza solare e piena di vita: dalla bambina che era alla donna che sarebbe diventata. E ancora quei palloncini, simbolo di gioco e gioia, lanciati questa volta al cielo da un applauso liberatorio ma mesto: bianchi, come la purezza dei suoi 17 anni, e azzurri, come i suoi occhi.

Sono questi i fotogrammi di un pomeriggio che Gussola, e tutto il casalasco, non potranno dimenticare:  il tutto accompagnato da una folla oceanica, partita da via XXV aprile, abitazione della famiglia Sarzi, e giunta fino alla chiesa parrocchiale di Gussola. Una folla di ragazzi, ma anche di adulti. Rappresentanti delle società sportive (Gussola Calcio in primis), della scuola (Polo Romani, con la classe IV linguistico, la stessa di Martina, al completo), ma anche normali cittadini: Gussola si è letteralmente fermata, stringendosi attorno ai familiari di Martina nell’ora più straziante.

Una processione silenziosa e commossa, guidata dalla compostezza dignitosa di papà Orazio, mamma Piera e della sorella maggiore di Martina, Francesca. A seguire parenti, amici, studenti, qualche ex calciatore o allenatore della zona e semplici residenti nel casalasco, che hanno voluto far sentire la loro vicinanza con la presenza. Una processione scandita da lacrime e fiori bianchi, quelli che alcuni compagni di scuola e anche calciatori del Gussola Calcio (della prima squadra e del settore giovanile, presenti con la divisa ufficiale della società) hanno portato al lato della bara. Per riuscire a fare entrare la maggior parte della folla in chiesa ci sono voluti più di dieci minuti.

Poi è iniziata la Messa, officiata dal parroco di Gussola don Ettore Conti. “La vita è il primo dei beni che riceviamo da Dio” ha ricordato il sacerdote nell’omelia “e dobbiamo sempre riporre fiducia in Cristo. Cito Papa Francesco, rivolgendomi ai familiari di Martina: non lasciatevi rubare la speranza. Martina era una ragazza desiderosa di stare con gli amici, con la passione per la musica e tanta voglia di scoprire. La sua presenza non potrà mai lasciare ognuno di noi. Un pensiero, in questo momento così triste, va anche al ragazzo che guidava l’auto e ai suoi cari, straziati dal dolore come e più di noi”.

A seguire tre messaggi, letti dagli amici di Martina. “Non riusciamo a condensare in poche righe i tuoi ricordi più belli” ha spiegato un ragazzo “anche perché per tutti noi Martina non potrà essere soltanto un ricordo. Vogliamo riviverla in ogni gesto, dopo questi giorni di rabbia e stupore. Il suo sorriso indimenticabile illumina oggi di nuova luce la notte, quella stessa notte cattiva che l’ha strappata all’affetto dei suoi cari”. “I wanna scream and shout”, voglio urlare e gridare, ha poi concluso il ragazzo citando una canzone recente di Will.I.Am, evidentemente molto apprezzata da Martina.

“Martina era meravigliosa” hanno aggiunto due ragazze “perché cercava il meglio da ogni persona e per la sua innata capacità di perdonare. Nessun ostacolo per lei era insormontabile. Se c’è una cosa che ci consola, sono i tuoi occhi azzurri che ci guardano da lassù, e il fatto che tu abbia vissuto una vita piena di gioia e felicità”.

Poi l’uscita dalla chiesa e la processione del feretro verso il cimitero del paese, dove Martina riposerà. In mezzo quei palloncini bianchi e azzurri, saliti al cielo accompagnati da un applauso sentito di tutta l’assemblea: un momento poetico e di speranza in un pomeriggio dal cielo e dall’umore plumbeo.

Simone Arrighi & Giovanni Gardani

© RIPRODUZIONE RISERVATA

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