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A.A.A. cercasi il nuovo capo dello Stato

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Giorgio Napolitano è giunto al capolinea. Il suo settennato scadrà il 15 maggio (è entrato in carica il 15 maggio 2006);  lunedi 15 aprile saranno convocate le Camere (in seduta comune)  per avviare l’iter. Chi sarà il suo successore? Ogni giorno spunta un nome nuovo. Siamo già arrivati a venti. La corsa per il Quirinale è iniziata da tempo con mezzi e mezzucci, valzer di veti incrociati, false piste, nomi improbabili e cariatidi da bruciare. Un cabaret continuo. E tutti a dire  la loro, persino l’ambasciatore americano David Thorne e John Kerry si sono infilati nello spettacolo “tifando”  (peraltro) per  Re Giorgio. Che – ha detto –  non concederà il bis.  I compaesani di Obama avrebbero voluto che rimanesse ancora lui .Cortesie scambiate a tavola – presenti  D’Alema, Letta e Prodi –  ma il vino non c’entra.

Il Colle è un traguardo appetito da molti. Per inciso: ci costa ogni anno 228 milioni. Una fortuna. La Casa Bianca ne spende 136 come l’Eliseo,Buckingham Palace appena  57.Napolitano ha cercato di “tagliare” qui e là ma senza un grande successo. Il Quirinale ha oggi 847 dipendenti e 103 contrattisti. Aggiungete al pacco gli 861 inquadrati nelle forze dell’ordine al netto dei corazzieri che sono 258. Totale 1.807 persone. Il doppio  di quelli del re di Spagna, quasi nove volte  quelli dell’imperatore del Giappone che pure viene considerato un discendente divino. Persino Sarkozy andava più leggero. Obama si fa bastare 433 dipendenti. Ecco, ci piacerebbe che il successore di Napolitano partisse da qui con la spending review.Poi consiglierei di dare una occhiata, ad esempio, alla Corte costituzionale : per avere 15 giudici spendiamo più di 64 milioni. Ed il presidente della Consulta guadagna più del doppio del suo dirimpettaio del Colle. Dovremo sforbiciare anche qui. O no?

I nomi, dicevamo. Se ne sentono di tutti i colori. Ai funerali  di Enzo Jannacci qualcuno diceva che sarebbe stato un ottimo presidente della Repubblica, forse anche condiviso: in prima fila c’erano Pisapia e Maroni. Sgarbi ha fatto il nome di Riccardo Muti  in una “lettera a Silvio” che ha fatto un certo rumore. Proposta folle? La Polonia , quando fu occupata dai nazisti nel 1939, nominò presidente del suo governo in esilio (a Parigi) il pianista e compositore Ignacy Pederewski, un virtuoso che ha trionfato in tutto il mondo suonando Chopin come pochi. E non se ne è mai pentita. E fare il premier è un impegno più gravoso che fare il capo di Stato.

Ai tiggì e nei giornaloni dei Poteri Forti  si spingono i soliti noti. Per l’ipotesi cosiddetta istituzionale corrono Topolino Amato, la romana Cancellieri e Fabrizio Saccomanni, direttore generale della Banca d’Italia. Il centrosinistra ( 480 grandi elettori  sui 505 necessari)  ha rispolverato una decina di “papabili”. Nel gruppo ci sono pure Prodi cui va stretto il ruolo di inviato ONU per il Sahel,  il saggio Violante (che Cossiga un dì ha accostato a Beria, l’esecutore della politica repressiva di Stalin), il “lupo grigio” Franco Marini, uno che di poltrone di prestigio se ne intende. Il centrodestra vorrebbe sul Colle “Re Silvio” ma anche i sogni hanno dei limiti. Ed allora avanti con Gianni Letta il negoziatore, con il liberale Antonio Marino o Marcello Pera, il filosofo che piace tanto alla Santa Sede. Beppe Grillo tira la volata a Prodi dopo avergliene dette di tutti i colori (Valium, dipendente licenziabile, eccetera). Ma la  sua base si è già  ribellata sul blog.  La lobby rosa spinge la Bonino, la donna che un tempo chiamavano “Sacra Rebibbia” per le sue battaglie in favore dei carcerati. I  bookmakers inglesi vedono un testa a testa Prodi-Letta. Ma nessuno azzarda i tempi del “conclave”. Ciampi( 1999)  fu eletto al primo scrutinio;  per Leone (1971)  ne sono invece  occorsi ben 23 (record). A Napolitano ne sono bastati 4  come i primi due:  Einaudi (1948) e Gronchi (1955). Dunque, speriamo si faccia presto.  E, soprattutto, che la scelta sia azzeccata.  Il Paese ne ha bisogno.

Enrico Pirondini

© RIPRODUZIONE RISERVATA

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