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Giù le tasse, aiuti a imprese e famiglie

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L’inciucione Pd-Pdl ha prodotto la rielezione di Napolitano. Non era mai accaduto nella storia repubblicana. Il capo dello Stato, con notevole sacrificio personale, si è messo ancora una volta al servizio di un Paese flagellato dalla crisi economica, dall’antipolitica e dal populismo ed ha accettato. Bene. Ora però viene il bello: o arrivano risposte serie ed immediate o sarà il collasso.

Di fatto siamo in una repubblica presidenziale. Per questo Grillo ha urlato al golpe. La democrazia si nutre del ricambio di classi dirigenti, ma le facce che circolano sono sempre le stesse. Ecco perché Presidente e nuovo governo sono attesi ad affrontare sfide ardue. Con celerità e sapienza. Due le priorità: abbassare le tasse sul lavoro e dare risorse a famiglie e imprese. Sennò è notte fonda.

Ma c’è dell’altro. Vediamo.

1. Pacificare il PaeseTira una brutta aria e Napolitano non l’ha nascosto. Nel Pd è il caos, è in atto una guerra di tutti contro tutti. Il partito sta correndo verso il precipizio in un clima da congresso permanente. Taluni politici (Fassina, Giovanardi,Orfini,Gasparri) hanno rischiato il pestaggio in piazza. Dario Franceschini è stato pizzicato in pizzeria. Fioccano i processi su Facebook (“siete voi le vere escort di Berlusconi”). La caccia è bipartisan. Il New York Times sostiene che siamo nel caos fin qua. E che il livello cresce.

2. Essere super partesNapolitano nel suo primo settennato è stato un presidente equilibrato. Anche se ha imposto Monti, il delegato dei Poteri Forti (finanziari). Anche se ha accelerato l’implosione della partitocrazia. Anche se ha sostenuto gli interessi della Banca centrale europea e della Goldman Sachs. Ma ha anche saputo difendere l’unità nazionale (di un Paese lacerato). E l’ha fatto bene, con saggezza, con eleganza. Ora dovrà ripetersi. Le toghe militanti, ad esempio, non dormiranno sonni tranquilli. Forse.

3. Creare lavoroTutti lo dicono:”Il lavoro è una priorità”. Lo ha detto giorni fa, anche Christine Lagarde, direttore generale Fmi. Nel mondo ci sono 198 milioni di disoccupati di cui 74 sono giovani. Da noi finora abbiamo sentito solo ricette insulse, irritanti.Ha cominciato Padoa Schioppa nel 2007 (“mandiamo i bamboccioni fuori di casa”), ha continuato l’ottobre scorso la Fornero (“i giovani non siano schizzinosi”). No, non va bene. Bisogna permettere alle imprese (ma anche cooperative, negozi, artigiani) di assumere giovani senza pagare alcuna tassa o contributo.Come, per capirci, se li pagassero in nero.

4. Pagare i debiti alle impreseSei milioni di italiani sono ridotti alla fame, ogni giorno muoiono mille imprese. Se il governo (Presidente Napolitano , vigili!)pagasse alle imprese i debiti della Pubblica Amministrazione, il Paese tirerebbe un sospirone. Questa misura non richiede di essere coperta perché non aumenta l’indebitamento. Ne modifica solo la distribuzione nel tempo.

5. Dialogare con lEuropaNon è possibile sentirsi imporre ogni giorno dai soloni dell’Unione Europea un aut aut rognoso, o si accetta l’austerità tedesca o si lascia l’euro. “Aprite gli occhi” ci avverte Niall Ferguson, professore ad Harvard.Perchè la bolla populista può esplodere e la Merkel si è sentita tradita dall’esito delle elezioni in Italia.

Forse non abbiamo visto ancora tutto.

Enrico Pirondini

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