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Terremoto, un anno dopo
I ricordi dei volontari
che partirono da qui

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Poco più di un anno dopo l’Emilia è ripartita. Piano piano, con aiuti che finalmente sembrano arrivare, nonostante il colpevole ritardo. Poco più di un anno fa, dopo la seconda tremenda scossa di terremoto del 29 maggio, anche il territorio Oglio Po si mosse per dare il proprio contributo ai comuni (nella fattispecie mantovani) più colpiti e più danneggiati. Il ricordo passa così dalle parole dei volontari della Protezione Civile di Casalmaggiore, Martignana di Po e Viadana, che sul posto sono stati per dare il loro aiuto concreti. Ecco le testimonianze di quei drammatici momenti e del ricordo che ne resta.

CASALMAGGIORE

Claudio Frigeri ricorda che partirono in cinque da Casalmaggiore, tutti diretti a San Giacomo delle Segnate. “Si erano mossi del resto” spiega “un po’ tutti i gruppi di Protezione Civile della Lombardia. Il compito dei gruppi della provincia di Cremona era di gestire la segreteria del campo: noi, come gruppo di Casalmaggiore, abbiamo effettuato un turno di gestione completa del campo, nel giugno 2012, andando oltre i semplici compiti di segreteria. Si lavorava, insomma, a rotazione nella gestione a tutto tondo, mentre i compiti di segreteria restavano sempre validi per Cremona. Personalmente sono sempre rimasto in segreteria, mentre gli avvicendamenti avvenivano con la colonna mobile provinciale, formata da dieci diverse associazioni. Come gruppo siamo partiti alla terza settimana dal sisma, dunque 15 giorni dopo la seconda scossa, ma solo alla quarta settimana abbiamo “preso in mano” il campo”.

Qual è il primo ricordo in assoluto? “Un campo di tende e una sensazione di dèjà vu vissuta già a L’Aquila. La sensazione che ti pervade è quella della provvisorietà. L’effetto non è troppo forte, ad essere forti sono piuttosto i rapporti umani, rimasti ottimi: si pensi che i comuni di Casalmaggiore e San Giacomo si trovano ancora, spesso presso la sede Avis, per iniziative di beneficenza. Io personalmente sono rimasto amico del sindaco di San Giacomo e di altre persone: e tra noi si parlava sempre in dialetto”.

Quale era il suo compito, nello specifico? “Comunicare agli ospiti delle tendopoli se le loro case, dopo ispezione dei vigili del fuoco, erano agibili oppure no. Compito ingrato o bellissimo, a seconda dei casi. Ricordo un episodio: una donna tornava a casa dopo il terremoto, era un martedì sera, e mi disse che aveva paura. Io per scherzare le dissi che, in caso di terremoto, saremmo andati a prenderla subito. Il caso ha voluto che quella notte la terra tremasse ancora, una scossa del quarto grado. Siamo andati vicino alla sua casa. Lei era già in strada. “Sei arrivato in ritardo”, mi disse, con fare bonario”.

MARTIGNANA DI PO

Le Aquile Oglio Po di Martignana a San Giacomo sono tornate mercoledì scorso, a un anno esatto dalla scossa del 29 maggio, la più tremenda. Umberto Bresciani partì per il primo turno, subito il 30 maggio, di mattina. “Cosa ricordo? Un campo sportivo, da calcio, che nel giro di 24 ore è divenuto un campo di accoglienza: alla sera prevaleva la soddisfazione per il lavoro svolto. Noi di Martignana eravamo in segreteria, gli altri gruppi, a turno, curavano tende, cucina, eccetera. Solo dopo qualche giorno prendemmo confidenza con quanto accaduto in paese. Il nostro fu un compito burocratico, ma il rapporto creato con il comune e le persone del posto fu splendido: la sera del 30 maggio tutti erano già nelle tende, tutti erano sistemati”.

Il secondo turno ha invece visto la partecipazione di Maurizio Stradiotti, che proprio mercoledì scorso era a San Giacomo. “Una bella cerimonia: un consiglio comunale aperto, con risottata. A San Giacomo, nel pomeriggio, hanno anche posato la prima pietra della nuova scuola elementare, che sarà inaugurata nel prossimo autunno. Durante il consiglio sono state ripercorse le tappe dell’evento: è stato un piacere ritrovarsi con chi avevamo aiutato. Credo che la vicinanza territoriale abbia aiutato non poco a rinsaldare rapporti”.

In che senso? “Noi siamo intervenuti anche a L’Aquila, tuttora con qualche abruzzese siamo in contatto e là restammo addirittura otto mesi. A San Giacomo siamo rimasti, in tutto, un mese, ma si tratta di paesi vicini, raggiungibili in un’ora, o forse meno, di macchina. Così il legame è rimasto saldo e il 22 settembre l’Avis di San Giacomo verrà a Casalmaggiore per una visita e un momento comunitario. Segreteria e censimento erano nostri compiti, mentre Milano preparava le tende. Il 7 luglio, dopo cinque settimane di campo, tutti erano sotto un tetto che non fosse quello di una tenda, in parte in autonoma sistemazione, dai parenti o in affitto, in parte a casa, in parte nei container. Il 42% di case sono state demolite, parliamo di un centinaio di abitazioni. Finalmente pare si stia muovendo qualcosa anche in Regione per i finanziamenti dopo troppi problemi burocratici”.

Rispetto a L’Aquila che esperienza è stata? “Lo sgomento c’era, perché il terremoto è sempre inaspettato, e stavolta era pure stato vicino a casa nostra. L’Aquila però ha insegnato molto e ci ha permesso di gestire rapporti e situazioni con più semplicità. La nostra esperienza ci ha permesso di portare un aiuto psicologico a quella gente: abbiamo trovato una forte coesione sociale. Non a caso, in consiglio, è stato aperto un fondo per calamità naturali: le prime donazioni erano le paghette dei bambini. Segno che San Giacomo non si è chiuso in se stesso ed è pronto ad aiutare chi avrà bisogno in futuro”.

VIADANA

Antonio Valli, per la Protezione Civile di Viadana Oglio Po, ricorda di essere partito addirittura il giorno della prima scossa, quella del 22 maggio. Direzione Moglia: quattro volontari in tutto in una colonna di diciotto a livello provinciale. “Ci davamo il cambio, ma Viadana è rimasta a Moglia per 70 giorni in totale. La distanza è minima, 50 chilometri circa, ma l’impatto all’arrivo fu disastroso: la prima settimana fu la peggiore, in assoluto. Solo dopo qualche giorno arrivò la colonna mobile regionale, il 29 pomeriggio, con le tende, dopo la seconda scossa. Il campo da calcio divenne un campo di accoglienza, mentre il campetto laterale, invece, un posto per gazebo e tende, dove chi aveva paura poteva cercare conforto la notte da noi volontari”.

C’è stato mai un momento di scoramento? “Di paura, direi” corregge Valli “la domenica successiva alla seconda scossa: alle 17.30 un nuovo “botto”: abbiamo visto 40 mezzi di vigili del fuoco e ambulanza, che sostavano al campo, partire tutti insieme per andare in paese e controllare l’esterno del campo, con strutture e architetture, oltre a case e chiese. E’ stato un momento forte, dove abbiamo toccato con mano il panico di quelle persone”.

Viadana non è arrivata solo a Moglia. “Moglia e San Giacomo erano i due campi regionali, i più grandi: a Moglia c’erano quasi 400 posti, di cui 190 occupati solo nella prima settimana dopo la seconda scossa, con più di 250 pasti garantiti al giorno. Noi, però, abbiamo girato da Gonzaga, San Giovanni in Dosso, Quistello e Pegognaga. Solo a Gonzaga gli ospiti erano 171, poi confluiti tutti a Moglia”.

Di recente a Viadana si è tenuta l’amichevole tra Armani Jeans e Vanoli di basket: il ricavato è stato devoluto al comune di Moglia: un gesto che dice tutto. “Umanamente” rivela Valli “abbiamo ricevuto più di quanto abbiamo dato. Ci ritroviamo spesso con volontari e ospiti del campo, si è creato un ottimo rapporto. E anche con diversi extracomunitari, ancora oggi, ci si ritrova per una cena, qualche chiacchiere e un ricordo di momenti drammatici ma umanamente positivi”.

A un anno di distanza cosa le rimane? “Non penso a noi, penso a loro: e penso che abbiamo iniziato a lavorare molto subito, sin dall’estate del 2012. Sono arrivati molti aiuti a parole, forse inizia ad arrivare anche qualche soldo. Forse. Di sicuro si stanno dando da fare parecchio, specie i privati, per sistemare case e abitazioni. Durante l’incontro degli scorsi giorni in Provincia a Mantova, dove sono stati ringraziati tutti i volontari, ci è stato detto che la volontà non manca, ma qualche fondo in più non farebbe male”.

Un anno dopo, sarebbe anche ora…

Giovanni Gardani


© RIPRODUZIONE RISERVATA

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