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Suicida in carcere
l’Eretico, che un giorno
“visitò” San Francesco

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Nella foto, a sinistra l'”eretico” Pietro Vignoli, a destra il carcere di Cremona

L’episodio del suicidio in carcere a Cremona di Pietro Vignoli, l’uomo di Rodigo in attesa di processo per tentata strage, ha legami molto sfumati anche con il casalasco e un po’ più accentuati con la zona Oglio Po mantovana.

Pietro Vignoli, che dietro le sbarre attendeva il decorso della giustizia dopo avere fatto esplodere nella casa dove era stato sfrattato quattro bombole di gas lo scorso 20 giugno, aveva infatti fatto visita, in particolare, a Casalmaggiore alla chiesa di San Francesco. Agghindato in modo strano, vestito con un saio e un vistoso cappello a punta, Pietro Vignoli aveva scritto sui suoi stessi vestiti una frase contraria al Vaticano.

Per tutti Pietro Vignoli era l’Eretico, e non a caso aveva scelto di entrare a San Francesco per questa protesta silenziosa ma molto pittoresca proprio nel giorno di Pasqua, nell’anno 2012. Nell’occasione l’allora 65enne mantovano era stato avvicinato dai carabinieri di Casalmaggiore, che l’avevano convinto ad abbandonare la chiesa per l’abbigliamento poco consono, anche se va detto che in quell’occasione l’Eretico seguì con compostezza e senza “colpi di testa” la funzione celebrata da don Alberto Franzini.

Più clamoroso, tra tanti episodi ripetuti, quello del 2 giugno 2012, quando l’Eretico inveì con frasi sconnesse contro l’allora Papa Benedetto XVI, in piazza del Duomo a Milano. Al di là dei colpi di matto (Vignoli diceva di portare in questo modo il vero messaggio di Cristo), la sua morte dopo 24 ore di agonia riporta l’attenzione su alcune tragedie della disperazione dei giorni nostri che non accennano a diminuire, men che meno a cessare.

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