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Renzi riuscirà
ad asfaltare il Cavaliere?

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Regola d’oro. Mai sottovalutare l’avversario, nemmeno se è del tuo partito, nemmeno se si chiama Matteo Renzi. Vale per l’apparato rosso (smacchiatori e baffini compresi), vale per il Cavaliere nuovo corso.

E’ vero, sei mesi fa l’Italia era “completamente innamorata” di Matteuccio. Parole e  musica di Ernesto Galli della Loggia sul Corrierone. Poi l’amore ha cominciato a perdere qualche colpo. Giusto come diceva quel vecchio poeta francese dell’Ottocento: ”L’amore comincia con parolone, poi tira avanti con paroline e alla fine sono parolacce”.

Renzi ha cercato, a lungo, di tenersi alla larga aspettando il Congresso per prendersi il partito. Scommettendo sul naufragio di Lettanipote, il rottamatore ha galleggiato una intera estate avendoli tutti contro. Da Barca a Franceschini. Poi davanti al “Foglio” di Ferrara (fine  giugno) ha gettato la maschera e ispirandosi a Blair (“la priorità è ridurre le tasse”) ha lanciato la sua sfida al Pd. E’ accaduto a Genova, primi del mese,  alla festa del partito. Ha detto: “Sono pronto a fare il segretario”. Già che c’era si è pure rivolto a Letta: “Serve una rivoluzione non un cacciavite”.

Sull’abbrivio, Matteuccio si è presentato sere fa a Milano per chiudere la festa del Pd milanese da due anni traslocata a Sesto San Giovanni. Nella (ex) rossa Stalingrado, davanti ad una folla immensa, traboccante – nonostante la pioggia a dirotto – parato in camicia bianca davanti agli operai in pensione ancora nostalgici del Pci, ha tuonato da capopolo la frase dell’anno: “Se andiamo alle urne li asfaltiamo”.

Ecco la “parolaccia”. Gli porterà bene?

Nelle 24 correnti democratiche – Bersaniani,Dalemiani,Lettiani,Bindiani,Fassiniani, Giovani turchi  e via discorrendo – qualcuno ha toccato gli antichi amuleti. Ed ha tirato fuori la sfigatissima “gioiosa macchina” da guerra di Achille Occhetto, l’ultimo segretario del Pci ed il primo del Pds prima, appunto, di sbattere sul Cavaliere (1994). Lo chiamavano “Zoccolo duro” ma anche “Addavenì Baffino”. Pansa lo chiamava Rimorchio perché negli anni Ottanta stava a ruota di Craxi. Cossiga, che non ha mai avuto peli sulla lingua, un giorno l’ha bollato chiamandolo “Zombi coi baffi”: Morale: dopo quella capocciata il Migliorino Occhetto  è sparito. Ora, mi dicono, sta con Mussi e filosofeggia con quelli del Sel.

Occhio dunque Renzino. Frena. E’ vero che il sindaco di Firenze piace,che il sondaggio del Tg3 lo dà sempre in cima all’indice di gradimento dei politici,  ma l’apparato (suo) si è ricompattato in un correntone unico. Quelli non mollano l’osso. E proporsi come il Blair italiano (ma Berlusconi non è a fine corsa, almeno come lo era la Thatcher) non è una garanzia di vittoria sicura. Anche perché il Cavaliere nelle difficoltà dà il meglio di sé e Lettanipote non starà a guardare.

Renzi al momento – come sostengono molti sondaggisti –  non sfonda nel Pd e nemmeno nell’elettorato del Pdl. Dalle parti della Santadechè lo vedono come una copia del Cavaliere (senza il suo portafoglio). E l’elettorato di destra, come dice il sondaggista Alessandro Amadori, non vota una copia ma l’originale.

Oltretutto  per Renzi ci sono molti nodi  ancora da sciogliere: solo segretario o anche leader alle prossime elezioni? Primarie aperte ai non iscritti o solo voto di partito? Il Congresso “rifondativo” si farà davvero entro l’anno come ha detto Epifani?  Matteo vuole soprattutto pensionare le larghe intese. Una impresa. E’ stato più facile raddrizzare la Concordia.

Enrico Pirondini

© RIPRODUZIONE RISERVATA

 

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