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Casalaschi a Lampedusa:
“Il molo era una
distesa di cadaveri”

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L’isola di Lampedusa è stata nuovamente teatro di una tragedia del mare, la più drammatica: un barcone di migranti provenienti dall’Eritrea e dalla Somalia, ha preso fuoco a circa mezzo miglio dall’isola dei Conigli provocando una strage. Centinaia di persone in fuga dal loro paese, in cerca di una vita, hanno incontrato la morte.

A Lampedusa, in questi giorni, sono in vacanza diversi casalaschi: “Abbiamo raggiunto il porto proprio quando portavano sul molo i primi cadaveri”: racconta uno di loro. “Le prime notizie ci sono arrivate dagli isolani. ‘Si è ribaltato un barcone, ci saranno cinque morti’, ci hanno detto inizialmente. Poi la tragedia ha assunto dimensioni enormi”. “Abbiamo visto elicotteri, pescherecchi e barche che nel corso della giornata hanno cercato disperatamente di recuperare i corpi. Ci resta nella memoria un’immagine su tutte: quella delle decine di scarpe che galleggiavano al largo dell’isola, in mare aperto”.

“Sull’isola – prosegue il casalasco contattato nel corso della giornata di giovedì – gli abitanti ci hanno raccontato che i migranti, dopo qualche mese nel Centro di prima accoglienza, ricominciano a vivere, a passeggiare per il centro. Basta spostarsi dal porto, che è divenuto un cimitero, per ritrovare la tranquillità. Qui a Lampedusa c’è ancora molta gente, molti turisti. Le strutture ricettive dell’isola hanno prenotazioni ancora almeno per un’altra settimana. Oggi, in tanti curiosi, si sono avvicinati al porto. Il molo era una distesa di cadaveri”.

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