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Rivarolo piange Paolo
Casella, ex presidente
della Casalese

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Nella foto tratta dal libro del Centenario della Casalese, Paolo Casella premiato nel 1985 dal sindaco Gardani

Rivarolo del Re si è svegliato più triste e più povero: è infatti morto lunedì mattina Paolo Casella, classe 1935, figura storica del comune grazie al caseificio che porta il suo nome e che i figli stanno ora portando avanti. Il triste annuncio è stato dato dal parroco di Rivarolo don Luigi Pisani durante le celebrazioni mattutine in memoria della Vittoria, delle Forze armate e dei Caduti di tutte le guerre.

Paolo Casella è morto all’ospedale Aragona di San Giovanni in Croce dopo una lunga malattia: da oltre trent’anni era costretto sulla sedia a rotelle a causa di un grave incidente stradale che lo vide coinvolto. Casella però non aveva mai perso lo spirito di intraprendenza, che l’aveva portato a migliorare e lanciare sul mercato l’azienda di famiglia, la Casella Burro, caseificio molto noto in tutto il Casalasco ma capace di arrivare anche a superare i confini regionali. Paolo Casella fu anche presidente della Casalese dopo la rifondazione della società, che era sparita a causa dell’assenza di dirigenti tra la fine degli anni ’50 e l’inizio degli anni ’60. Venne infatti premiato nell’estate del 1985 dall’allora sindaco di Casalmaggiore Antonio Gardani, assieme agli altri dirigenti storici della Casalese.

Di seguito ecco l’articolo integrale che è stato dedicato nel 2009 a Casella sul libro dei cento anni della Casalese Calcio, incentrato ovviamente sulla presidenza dello stesso Casella all’interno della società biancoceleste.

“E’ stato l’unico Presidente, in quegli anni rampanti, proveniente da un paesino esterno, Rivarolo del Re. E’ stato il primo, dopo la breve apparizione di Carletti, a montare al comando della società dopo la rifondazione del 1964. Ma se il secondo dato è inconfutabile, sul primo va fatta una doverosa precisazione storica: Paolo Casella veniva da Rivarolo del Re, come abbiamo detto, che oggi è un comune a se stante, ma all’epoca era una frazione di Casalmaggiore. Casalese doc, insomma, ed oggi ancora da considerare comunque casalasco: presentiamo in questo capitolo una Presidenza breve, ma comunque intensa, fatta di sentimenti semplici, ma sani e di un cuore davvero grande.

Fu proprio Rivarolo a segnare il destino di Casella, tra la fine del 1965 e l’inizio e del 1966: la Casalese ripartiva, tra mille stenti e squadre giovanissime, dalla Terza categoria parmense. E in quella società giocavano tantissimi ragazzi dell’allora frazione rivarolese: Roffia e Lanfredini, giusto per citarne un paio, ma non furono gli unici. Una sorta di gemellaggio, mai più ripetuto nella storia, anche perché poi Rivarolo del Re seguì una strada storica parallela. Casella a quell’epoca dirigeva l’azienda di famiglia, una delle meglio avviate e più ricche della zona, la Burro Casella appunto. E su quei panetti bianchi per condire va narrato un altro aneddoto: negli anni ’60 le automobili già andavano di moda, certo però spesso e volentieri erano molto piccole e non troppo spaziose. Casella invece aveva una famigliare, una delle prime macchine “lunghe”. Un segno distintivo? Uno status symbol da ricco industriale? Nossignori, quello era il mezzo per lavorare: più spaziosa era la macchina, più panetti di burro stavano per il trasporta. Perché Casella, pur dando il nome all’azienda, era un impiegato come tanto, o meglio, come tale voleva essere considerato. Si arrangiava sul lavoro, Paolo, e lo faceva anche nello sport: quando i suoi ragazzi, quelli di Rivarolo del Re, dovevano andare agli allenamenti o alle partite, era lui a caricarli. Su una famigliare stavano belli larghi e quel viaggio avanti e indietro era per certi versi una piccola avventura prima di affrontare la fatica e il divertimento del campo da calcio. In questo modo i ragazzi prendevano a calci il pallone e lui coltivava quella sua seconda passione: che crebbe con il tempo, ma non travalicò mai, sintomo di una grande serietà, il buon senso e il lavoro. Tanto che Casella lasciò la Presidenza dopo un paio di stagioni, proprio per tornare a dirigere l’azienda di famiglia con maggior impegno e tempo a disposizione da dedicare.

Di lui, e del suo buon cuore, si ricorda un episodio avvenuto sul campo del Brescello: il guardalinee, in Terza categoria, era un ragazzino del settore giovanile della Casalese (anche oggi, al livello più basso del dilettantismo, i dirigenti delle squadre impugnano la bandierina per aiutare l’arbitro). Dopo una sbandierata dubbia il pubblico prese di mira quel giovane atleta, proseguendo nello scherno ad ogni alzata di bandiera (anche se sacrosanta). Il ragazzo, stufo, mandò tutti a quel paese con un gesto plateale. La situazione rischiò di scivolare di mano, anche perché alcuni tifosi minacciarono il ragazzo: “Ci vediamo fuori!” dicevano.

Casella, quasi come un pater familias, si avvicinò dalla panchina (dove stava a seguire le partite) e indicò al ragazzo una scorciatoia in mezzo al bosco brescellese, adiacente al campo all’epoca. Sarebbe andato lui a recuperarlo con la macchina, onde evitare guai. E così fece. Un piccolo esempio di una persona serie ed equilibrata, trascinata dalla passione, ma senza mai esagerare: come dovrebbe essere un Presidente modello.

Questo era Paolo Casella. Quello che veniva da rivaròl dal re, quello del burro, quello della automobile famigliare. Sì, insomma, quello che alla Casalese e a tutti i suoi giovani, anche se solo per due anni, ha voluto un gran bene”.

Paolo Casella lascia la moglie Ada Bottoli e i tre figli Mario, Alberto e Federica. I funerali saranno celebrati mercoledì alle ore 15 presso la chiesa parrocchiale di Rivarolo del Re.

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