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Viadana, è guerra:
Penazzi e Tipaldi hanno
querelato Claudio Meneghetti

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Adesso si va per vie legali, adesso salta fuori il documento che ha fatto esplodere il caso Pd-‘ndrangheta a Viadana. La notizia è divenuta ufficiale venerdì nel tardo pomeriggio, dopo che Fabrizio Nizzoli del Pd viadanese aveva comunque preannunciato una querela. A presentarla, in realtà, sono il sindaco di Viadana Giorgio Penazzi e l’assessore alla protezione civile, volontariato e nuove povertà del comune Carmine Tipaldi.

Proprio questi due nomi sono contenuti nel famoso documento, firmato da Claudio Meneghetti, noto per avere realizzato un libro molto importante sulla presenza di ‘ndrine mafiose nella bassa mantovana (per la precisione, “nella terra dei Gonzaga”). “I sottoscritti Penazzi Giorgio Sindaco di Viadana e Carmine Tipaldi Assessore alla protezione civile-volontariato-nuove povertà del Comune di Viadana” si legge nella missiva inviata dai due politici alla stampa “hanno presentato querela penale per diffamazione contro Claudio Meneghetti, funzionario del PD di Mantova per le  affermazioni gravemente lesive dell’onorabilità e della correttezza dei querelanti per  quanto comunicato con sua lettera qui allegata, loro portata recentemente a conoscenza dal Fabrizio Nizzoli segretario del PD di Viadana”.

La lettera di Claudio Mereghetti, che ha dato il via alla deflagrazione del problema, è stata indirizzata al presidente della commissione di garanzia provinciale del Pd Vittorio Rizzati, a Roberto Vitali presidente della commissione di garanzia del Pd lombardo e a Luigi Berlinguer presidente della commissione di garanzia del Pd a livello nazionale. Di seguito la riportiamo integralmente.

“Caro Vittorio, ti scrivo dopo ciò che ho letto sul quotidiano locale la Gazzetta di Mantova in merito alla situazione di Viadana, ossia del riconoscimento e validazione di quello che è stato definito congresso di circolo. Ti riporto in questa mia alcune riflessioni che ho avuto modo di comunicarti a voce.

Ritengo che a Viadana il PD stia correndo il rischio di trovarsi in compagnia della ‘ndrangheta per la presenza politica attiva di un imprenditore edile imparentato con una famiglia, i Tipaldi, di Isola Capo Rizzuto. Il legame parentale di Carmine Tipaldi è pubblicamente assodato dopo l’esclusione di Antonio Tipaldi e consorte dalla White List delle ditte che operano nelle zone del terremoto.

Come sai qui nessuno è imputato o indagato per qualche cosa. Ciò che mi preme è la precauzione e l’attenzione che in questo caso mi sembrano siano venute meno. Ti ricordo che in letteratura, giudiziaria e di ricerca, il vincolo di parentela rappresenta il punto di forza della ‘ndrangheta, che la fa più potente e meno penetrabile rispetto alle altre mafie, così come risulta dal limitato numero di collaboratori di giustizia rispetto alle altre mafie.

Come da cronaca pubblica è risaputo che i Tipaldi di Isola Capo Rizzuto sono legati alla ‘ndrina degli Arena. Nel 2004 viene assassinato Pasquale Tipaldi come risposta all’omicidio di Pasquale Nicosia. La scelta di assassinare Tipaldi come recita l’indagine giudiziaria dell’operazione “Pandora” ha due motivazioni: ha partecipato all’organizzazione di altri omicidi e ha partecipato all’incendio di mezzi meccanici di proprietà di Michele Pugliese nell’estate 2003 a Viadana.

I Pugliese avevano la residenza a Viadana prima di finire in carcere per reati commessi com il metodo mafioso. Quindi sto parlando di una famiglia organicamente strutturata nella realtà di ‘ndrangheta crotonese fortemente presente a Viadana e nelle province confinanti di Reggio Emilia e Cremona.

Il comportamento politico di Carmine Tipaldi è pubblicamente conosciuto e pubblico ne faccio una sintesi al fine d’inquadrare il personaggio.

1)    partecipa alla lista civica Porta Nuova di orientamento di sinistra apportando un contributo personale che usa come proprietà privata, preferenze, di 3-400 voti sugli 800 che prende la lista;

2)    risulta iscritto all’IDV negli anni 2008-10 e partecipa ad un congresso accompagnato da un nutrito gruppo di conterranei anch’essi iscritti all’occorrenza per pesare nelle votazioni finali, apporto politico di cultura ecc. zero;

3)    ho avuto occasione di conoscerlo e quando gli ho chiesto se era parente di Pasquale Tipaldi mi rispose davanti a testimoni di esserne il cugino. In occasione pubblica sostenne di essere vittima di un caso di omonimia e di non avere alcun rapporto di parentela;

4)    con Penazzi, l’attuale sindaco di Viadana, procede ad uno scambio di voti in fase di ballottaggio in cambio di una specie di assessorato alle ‘nuove povertà’;

5)    viene sfiduciato in quanto assessore dalla maggioranza dei consiglieri comunali (sia di maggioranza che di opposizione;

6)    il contributo elettorale per la vittoria dell’amministrazione Penazzi è stato pari a zero, in sostanza avrebbe comunque vinto;

7)    durante la campagna elettorale per le regionali in varie occasioni proponeva a candidati di avere a disposizione 3-400 preferenze sicure da mettere a disposizione del candidato.

8)    Agli ‘appuntamenti congressuali’ viadanesi si sopraggiunge dopo una campagna di tesseramento rivolta agli imprenditori edili di origine calabrese e guidati dal Tipaldi. In sostanza una iniziativa volta a modificare a breve gli equilibri politici del circolo. Come si sono fatte le tessere? Chi le aveva a disposizione? Vi è stata attenzione a questioni non sconosciute come la vicinanza di Tipaldi alla ‘ndrangheta di Isola Capo Rizzuto?

9)    Non può che suonare sinistra la dichiarazione di Tipaldi riportata dalla Gazzetta di Mantova: «Sono nel Pd dal 2001 ed ho dato tanto al partito prima in Portanuova con la mia lealtà all’amministrazione Pavesi, e poi appoggiando il candidato sindaco Penazzi per impedire la vittoria del centrodestra. Come mi hanno ripagato? L’ex assessore Ines Sartori non ha mai collaborato con me, il gruppo consiliare mi ha sfiduciato e v’è chi mi accusa di raccogliere tessere di favore. Credo invece che la mia trasparenza e lealtà siano fuori discussione». La sua adesione al PD dal 2001 spiega tutto, soprattutto sul fatto di ripagare.

Queste sono considerazioni che chiunque avrebbe potuto fare e consigliato quindi di agire con maggiore attenzione e precauzione, tanto più nella Lombardia in cui il Consiglio regionale viene sciolto proprio per manifesta relazione con soggetti della ‘ndrangheta in cui un assessore è stato ritenuto ‘capitale sociale’ di una ‘ndrina.

Ritengo che il ‘malessere’ che si sta vivendo a Viadana, come PD, possa avere un diverso modo d’intendere l’agire politico, ma questo è naturale, la novità in vero è che il problema Tipaldi divenuto ormai cosa pubblica acclarata sia alla base di tutte le questioni attuali. Non si può evitare.

Di normale non c’è proprio niente, anzi c’è da preoccuparsi e valutare che fare per evitare il rischio di avere non solo un assessore in una giunta di cui siamo la forza di maggior peso politico ma addirittura un iscritto la cui parentela censurata e incensurata viene pubblicamente riconosciuta pericolosa per la ‘semplice vicinanza’ con le ‘ndrine di Isola Capo Rizzuto.

Ritengo inoltre che Viadana risenta di un clima di omertà quando si trattano queste situazioni, d’altra parte resta il comune con il più alto numero di episodi di penetrazione mafiosa della provincia come testimoniato dalla cronaca. Ritengo che il PD sia a rischio e che serva intervenire con determinazione. Rischio che non riguarda solo il locale ma il PD tutto”.

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