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Gli auguri (e il grazie)
di Amurt ricordando
un grande 2013

http://www.youtube.com/watch?v=U_EQZqLiplQ&feature=share

Nella foto istantanee dell’ultima cena dei poveri organizzata a Natale da Amurt

Un video molto fotografico, intervallato da frasi da ricordare riguardanti la beneficenza e dalla massima che ha dato il via ad Amurt Italia, di Rabin Tagore. L’associazione che ha nel casalese Paolo Bocchi il presidente a livello nazionale saluta il 2013 a modo suo, ricordando il bene fatto nei dodici mesi appena trascorsi.

Il finale è ovviamente un nuovo inizio, augurandosi un 2014 ancora migliore con un “grazie”, scritto in tutte le lingue del mondo e a forma di cuore, che campeggia nella parte finale dei quasi 4 minuti di video. Amurt ha voluto così ricordare le varie attività, spesso di livello internazionale ma anche locale, con il sostegno a “La Rete” di Casalmaggiore e la cena per i poveri organizzata a Natale. E la speranza che il 2014 possa portare nuove soddisfazioni (e nuovo aiuto) è testimoniata dall’apertura, proprio a dicembre, della nuova sede a Viadana, che completa il mosaico a livello comprensoriale.

Burkina Faso, Togo, Mali con aiuti concreti portati e un nuovo edificio scolastico realizzato nella prima delle tre nazioni africane citate a tempo di record, nonostante una tempesta abbia scoperchiato e di fatto rovinato la prima parte dei lavori. E ancora, in estrema emergenza, gli aiuti portati alle Filippine, dopo il tifone passato alle cronache alla fine del 2013. Da ricordare anche lo stage Pomì Volley in Togo a maggio, così come le due giornate dedicate allo sport, servite proprio a raccogliere fondi extra per la sopraccitata scuola di Amurt in Burkina Faso. E ancora, il bando Unicredit indetto ad agosto, la Festa dei Popoli a settembre, l’apertura della nuova sede viadanese, come detto.

Dodici mesi intensi che Amurt dedica a tutti i suoi sostenitori, ai quali va il sentito grazie finale, in tutte le lingue del mondo, appunto, per sottolineare quanto la solidarietà sappia essere internazionale. E come sia in grado di parlare un unico linguaggio universale. Con il solito monito (o meglio invito) finale: “Fai tutto il bene che puoi”.

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