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Zanazzi risponde
a Baracca: e il Pd
a Viadana si sfalda

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Continua la battaglia a suon di dichiarazioni al veleno tra Paolo Zanazzi e Cesarina Baracca, un tempo compagni di partito all’interno di un unico Pd viadanese. “La Baracca deve solo prendere atto” tuona Zanazzi “che è sempre più sola in questa battaglia strumentale e disperata”.

Al di là delle motivazioni e delle ragioni attribuibili ai due contendenti ciò che appare evidente è la frattura insanabile ormai da tempo di un partito che, specie nella componente più a sinistra, non riesce a ritrovare un accordo e un’intesa neppure davanti ad una situazione disperata come quella viadanese. Al punto da abbandonare le aule consiliari, rifiutare convocazioni di consigli comunali risolutivi, col risultato di paralizzare e ingessare completamente l’attività amministrativa locale. E pensare che questo partito è stato quello che ha portato alla elezione del Sindaco Giorgio Penazzi durante le amministrative.

“Ma nel programma elettorale” spiega Zanazzi nel suo attacco “non si parlava né di Cittadella della Salute e nemmeno di nuova Caserma di Vigili del Fuoco, bensì di progetti condivisibili e trasparenti come  le varianti, le lottizzazioni, i criteri di revisione del Pgt. La presunzione della Baracca” prosegue Zanazzi “ormai non ha più limiti, quando dichiara di sentirsi unica rappresentante dell’elettorato che ha voluto Penazzi sindaco e di non riconoscere più i suoi colleghi (ben sei su sette, ndr) come espressione del Pd. Ricordo alla stessa che a livello istituzionale il gruppo consiliare rappresenta il Partito Democratico in base al consenso loro attribuito dai cittadini, scegliendo i propri rappresentanti in Consiglio Comunale. Il nostro ruolo di rappresentanza quindi non è inficiato dalle continue, morbose e offensive dichiarazioni di Cesarina Baracca che evidentemente non ha ancora metabolizzato l’emarginazione politica e amministrativa sia a livello locale che provinciale. Si tranquillizzi pertanto e sappia che al contrario di quello che lei dice sono diversi i militanti e gli elettori che ogni giorno ci manifestano il loro consenso per il nostro lavoro”.

Una considerazione, quella di Paolo Zanazzi, forse legittima ma che non basta a convincere la gente della scarsa utilità di una simile frammentazione con un Pd1 e un Pd2 esasperata da aspre lotte interne. Divario reso più evidente dalle assenze alla recente e importante assemblea pubblica al Muvi, dove le ragioni del dissenso alla “Cittadella della salute” avrebbero dovuto essere espresse nel luogo e nel momento in cui la gente le attendeva.

Rosario Pisani

© RIPRODUZIONE RISERVATA

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