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Da Fossacaprara
alla Colombia: Sara
volontaria per Amurt

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FOSSACAPRARA (CASALMAGGIORE) – Si è presa un anno sabbatico dopo avere terminato gli studi presso il Liceo Pedagogico di Parma: ma prima di intraprendere la carriera universitaria, sulla quale non ha mai avuto dubbi, una 19enne di Casalmaggiore ha pensato di provare un’esperienza forte sul campo, facendo del bene e mettendo in pratica, nel settore dell’educazione nel quale tanto ha studiato, gli insegnamenti ricevuti a scuola.

Sara Lipreri, residente per la precisione nella frazione di Fossacaprara (attenzione, perché la collocazione non è casuale), è partita nei giorni scorsi per la Colombia, appoggiata nella sua iniziativa da Amurt, storica associazione di volontariato che porta aiuto in particolare all’Africa e ai paesi più poveri del Sud America e dell’Asia, che ha nel casalese Paolo Bocchi il presidente a livello nazionale.

“Confermo che Sara è partita poco dopo le vacanze di Natale” spiega Bocchi “e ora per tre mesi resterà nella nostra casa di accoglienza, presso il villaggio Babanagar, che significa città dell’amore”. L’omonimo progetto era stato presentato lo scorso novembre da Amurt Italia assieme all’associazione Oltrefossa, che proprio a Fossacaprara ha la propria sede principale. Sara è rimasta rapita dalla bellezza e dall’importanza dell’iniziativa, scegliendo di partire e di portare aiuto per tre mesi.

Il villaggio Babanagar si trova a pochi chilometri da Medellin, città della Colombia molto grande e nota ma purtroppo conosciuta soprattutto perché ospita alcuni dei trafficanti più pericolosi del cartello della droga. A Medellin, in particolare, a causa anche del controllo della malavita, si creano profonde differenze sociali, calpestando i diritti delle classi più svantaggiate. “Il nostro villaggio” racconta Bocchi “si trova in una zona montuosa: è una comunità nella quale curiamo i bambini in difficoltà, venticinque in tutto. Alcuni di questi sono peraltro adottati a distanza da cittadini del Casalasco o più in generale italiani. E’ una comunità completamente immersa nella natura, dove il lavoro pedagogico di Sara, che dovrà confrontarsi con questi bambini che non hanno nulla, si incrocerà anche con l’impegno per curare l’orto e gli animali. Insomma un’esperienza per lei avventurosa e totalizzante”.

Sara Lipreri, conoscendo lo spagnolo, non dovrebbe avere problemi a livello linguistico: più particolare sarà l’approccio con la comunità e con le sue esigenze (a tal proposito Amurt ha anche proposto un libro nei mesi scorsi dove si racconta l’esperienza di Babanagar), ma è stato proprio Bocchi a consigliare la 19enne, che potrà così confrontarsi con il mestiere dell’educatrice, nel senso pieno del termine, per la prima volta sul campo. Un test sicuramente probante.

Giovanni Gardani

© RIPRODUZIONE RISERVATA

 

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