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“Ciao Davide,
il Signore s’è preso
il fiore più bello”

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Nella foto l’ingresso della salma di Davide Lunardini nella chiesa di San Francesco

CASALMAGGIORE – “Mi piace pensare che il nostro mondo sia un giardino e che noi siamo dei fiori. Alle volte il Signore ci raccoglie e ogni tanto anche per sé prende i fiori più belli, come Davide”. Con questo commovente paragone don Angelo Bravi – che ha concelebrato assieme a don Bruno Galetti e a don Alberto Martinelli, ex vicario di San Leonardo ora a Pizzighettone arrivato a Casalmaggiore per l’occasione stante il buon rapporto che lo legava al giovane – ha ricordato Davide Lunardini, il giovane di Casalmaggiore scomparso a soli 27 anni a seguito di una lunga malattia.

“E proprio la sua malattia lo ha reso bello: perché nella grazia di Dio le cose migliori passano dalla sofferenza. E’ stata questa a purificare Davide, a renderlo puro e pronto per il Signore”. La chiesa di San Francesco ha dato al 27enne l’estremo saluto: una chiesa gremita, ricca di giovani, molti ex compagni di scuola, di calcio (alla Casalese) ma anche di tennistavolo (sport dove in ambito oratoriale eccelleva) o semplicemente amici di Davide. Ma non mancavano anche figli di generazioni precedenti, che hanno partecipato al dolore della mamma Silvana, operaia alla Max Mara, o del papà Carlo, che tra tante attività è stato anche musicista alla Società Musicale Estudiantina, presente con i suoi vertici. Erano presenti anche semplici conoscenti, che magari non erano amici di Davide in senso stretto. E il perché lo ha spiegato sempre don Angelo Bravi durante la sua breve ma intensa omelia. “Quando accadono questi drammi, quando se ne va una vita così giovane, Casalmaggiore si manifesta per quella che è: una grande comunità, una grande famiglia che conosce il senso della solidarietà e della vicinanza e che si è stretta attorno a mamma Silvana, a papà Carlo, alla sorella Barbara, a tutti i suoi parenti”.

Una comunità unita in un dolore composto, che ha accompagnato il feretro con il silenzio e un pianto sommesso. “Due sono le nostre certezze” ha ricordato in chiusura don Angelo “. La prima è umana ed è appunto la morte, che nessuno ha mai potuto negare. La seconda invece è nel Signore ed è la certezza che in Lui e nella fede verso Lui tutto ciò che abbiamo fatto diventa eterno: Davide è eterno, le sue amicizie lo sono e tutti i suoi rapporti. Oggi abbandona il suo corpo, strumento del cuore e dell’anima per divenire eternità”.

Una verità cristiana che come sempre, sul momento e a caldo, è difficilissima da credere e da accettare: gli sguardi persi di chi ha partecipato alle esequie hanno testimoniato, forse, proprio questa incredulità per “una ferita” come l’ha definita don Angelo “che il tempo non potrà rimarginare, ma che con la fede si potrà quantomeno curare”. Oggi però quel giardino dipinto durante l’omelia sembra essere innaffiato soltanto dal pianto. Perché a pensarci bene, fuori da San Francesco, piangeva con insistenza anche il cielo…

Giovanni Gardani

© RIPRODUZIONE RISERVATA

 

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