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Matteo Renzi: o si mette a correre
e passa ai fatti, o fallisce

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O si mette a correre, passando dalle promesse ai fatti, oppure fallisce. Matteo Renzi non ha scelte. E lui lo sa. Fin dal giorno in cui ha prestato giuramento al Quirinale (22 febbraio) succedendo al governo Letta (che si era dimesso il 14). Una successione senza la “benedizione” delle urne. E già questa è una stonatura.

La partenza poi è stata tutta in salita anche perché la sua vera opposizione è il suo stesso partito. Un paradosso ma è la realtà. I “rottamati” del Pd lo hanno subito caricato di bordate, furiosi e rosiconi. La Finocchiaro ha detto che “il suo programma non c’è”; Pippo Civati (un perfetto sconosciuto fino all’altro ieri) guida addirittura la fronda interna. A Stefano “Chi?” Fassina ancora brucia la spavalda noncuranza con cui Matteo lo ha bollato costringendolo alla ritirata da vice-ministro e rosica di brutto; Paolo Corsini è infastidito dal suo twittare, Corradino Mineo (già direttore di Rai news 24) dagli appoggi che gli riservano i giornaloni, la Camusso lo ha già bocciato per metà. Tremendo il politologo Giovanni Sartori su Dagospia: “E’ molto bravo nel parlar svelto e con furbizia, epperò è un incompetente a guida di un governo di incompetenti”. Tombola.

Matteuccio ha tentato di calmare le acque ma – da subito – i “compagni” hanno cercato di mettergli i bastoni tra le ruote. Bersani, reduce da un aneurisma cerebrale (5 gennaio), è rapidamente tornato alla Camera per rubargli la scena nel giorno più bello. Ci si aspettava, già che c’era, pure uno dei suoi famosi “bersanemi” (copyright Umberto Eco),cioè un altro dei suoi esempi paradossali – “Non siamo qui ad asciugare gli scogli” , “a pettinar le bambole”, “a tagliar via i bordi ai toast”, ad innaffiare l’orto con la cedrata Tassoni”, a “ rimettere il dentifricio nel tubetto” – ed invece,con antica perfidia, il Piacentino (stretto in abito scuro e la cravatta rossa) ha sentenziato: “Il Pd reggerà, non mi è piaciuto però questo percorso ma penso che la fiducia bisogna votarla benché questo governo non abbia tra le sue qualità migliori l’umiltà”.

Matteuccio è tosto e volpino. Ha accontentato Culatello (copyright D’Agostino) mettendo in squadra uomini del vecchio apparato. Sia tra i ministri che nel gruppone dei sottosegretari. Tra i ministri brilla la superraccomandata Marianna Madia, 33 anni appena ed un “ovale armonico” (G.Perna) che ha stregato tutti i leader Pd. La Marianna è passata da Letta a Veltroni, da Bersani a Renzi restando sempre in auge. Ha pure fatto un giro di valzer con Pippo (Civati). E’ stata, scrivono i biografi, financo la fidanzata di Napolitano jr. Dario Franceschini, l’eterno secondo (Bersani gli ha negato a suo tempo la presidenza della Camera) a furia di batoste ha imparato a galleggiare. E dal governo Letta – oplà – è passato a quello di Matteo. Direte: avrà tanta voglia di fare. Esatto:per prima cosa si è precipitato a far ristampare da Bompiani i suoi quattro romanzi. E le colate di piaggeria non si sono contate. Mirella Serri su La Stampa lo ha paragonato a Garcìa Màrquez e, per stare in casa, nientemeno che a Zavattini. Tra i 44 sottosegretari c’è Luciano Pizzetti da Cremona, una vita nei Palazzi, uno che si adegua prontamente alle emergenze e ai bisogni (del Paese, ovvio). Due anni fa (7 febbraio 2012) diceva in una intervista ad un foglio amico: “Ritengo assurdo che si aboliscano le Province sulla spinta delle spese da tagliare”. Ora come la mettiamo con l’agenda e le forbici Renzi? L’Europa ci sta a guardare. E le urne di maggio sono sempre più vicine. Occhio: il populismo è il solo movimento che sta raccogliendo consensi. Nei ricchi Paesi del Nord come nel Sud impoverito. E’ bene non dimenticarlo.

Enrico Pirondini

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