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Reati tributari,
venti appartamenti
sequestrati a Bozzolo

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BOZZOLO – C’era anche Bozzolo nel mirino di nove responsabili di reati tributari, fallimentari, di riciclaggio di denaro e di traffico di sostanze stupefacenti, tutti arrestati dalle forze di polizia della Provincia di Brescia, che hanno operato su una vasta area. Venti, per la precisione, gli appartamenti sequestrati nel comune di Bozzolo. E torna l’ombra della ‘ndrangheta, dopo i timori su Viadana, anche in un altro paese del comprensorio Oglio Po. Gli arrestati, infatti, avevano dato vita ad aziende edili (che si era anche aggiudicate i subappalti per le metropolitane di Milano e Brescia) in tutta la Lombardia: i subappalti erano ottenuti, però, proprio grazie all’attività di evasione, che consentiva un “risparmio” illecito poi sfruttato per vincere le varie gare. Un centinaio in tutto gli immobili sequestrati per ripianare il danno erariale causato, un quinto dei quali a Bozzolo, dove quindi alcuni degli arrestati avevano interessi. Ai vertici vi era un calabrese residente in provincia di Brescia, in passato condannato per riciclaggio di denaro legato alle attività criminose della banda della Magliana. Alcuni dei suoi sottoposti avevano invece avuto a che fare in passato addirittura con cosche della ‘ndrangheta.

“Nelle prime ore dello scorso 8 marzo” si legge nel comunicato delle forze dell’ordine “appartenenti alle tre forze di polizia della Provincia di Brescia (Questura-Squadra Mobile, Carabinieri-Nucleo Investigativo, G.I.C.O. del Nucleo di Polizia Tributaria della Guardia di Finanza) hanno arrestato 9 responsabili di reati tributari, fallimentari e di riciclaggio di denaro, nonché di traffico di sostanze stupefacenti, e sequestrato 100 immobili circa tra unità abitative, autorimesse, terreni, magazzini e fabbricati, oltre a società e valori, fino a concorrenza dell’importo di 12 milioni di Euro, in esecuzione di specifico provvedimento emesso dal Giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Brescia, Cesare Bonamartini.

Sei dei soggetti arrestati sono stati portati in carcere, mentre per gli altri 3 responsabili è stata disposta la misura degli arresti domiciliari. I provvedimenti cautelari sono stati ordinati in relazione a indagini avviate e coordinate sin dall’ottobre del 2010 dal sostituto Procuratore della Repubblica di Brescia, Paolo Savio, le quali hanno consentito di ricostruire l’operatività di un sodalizio criminale, composto da cittadini italiani dimoranti in questa Provincia, dedito alla gestione di aziende operanti nel settore edile che, nel periodo preso in considerazione, hanno consentito agli amministratori di fatto di accumulare ingenti disponibilità finanziarie, frutto di sistematica evasione fiscale”.

“In particolare” prosegue il comunicato “gli accertamenti iniziali, svolti in conseguenza del fallimento di una della citate società edili, hanno portato ad individuare due soggetti – gestori di fatto dell’azienda – i quali risultavano di estremo interesse investigativo, poiché già gravati da precedenti per traffico di stupefacenti, sequestro di persona, riciclaggio e bancarotta fraudolenta. I medesimi in passato sono stati oggetto di attenzione investigativa per contatti con affiliati a cosche della ‘ndrangheta, in particolare quella dei “Facchineri” di Cittanova (Reggio Calabria) e quella dei “Feliciano” egemone ad Oppido Mamertina (Reggio Calabria), Frazione Messignadi. A riprova dello spessore criminale, si rappresenta che il principale soggetto dell’attività investigativa in passato, unitamente ad altri, trasferiva reiteratamente su alcuni conti correnti somme di denaro provento dei delitti di bancarotta, usura, estorsione, truffa, traffico di stupefacenti, riciclaggio, commessi da accoliti della cosiddetta Banda della Magliana”.

“Attraverso le successive indagini, anche di natura tecnica” spiega il comunicato “gli investigatori avevano modo di portare alla luce una ramificata struttura di aziende (8 in tutto), formalmente rappresentate da prestanome, ma di fatto tutte facenti capo e gestite dai due soggetti di cui sopra, le quali avevano partecipato a subappalti pubblici e privati nel Nord-Centro Italia: tra i lavori aggiudicati anche alcuni riguardanti la metropolitana di Brescia.

Omettendo con sistematicità la presentazione delle dichiarazioni dei redditi e i versamenti contributivi e previdenziali per l’impiego dei dipendenti, con conseguente abbattimento del cuneo fiscale, le aziende oggetto di indagine riuscivano ad ottenere subappalti, anche di rilevanza pubblica, con costi tali da sbaragliare la concorrenza, al di fuori delle ordinarie leggi del mercato. Le indagini bancarie svolte hanno consentito di individuare e tracciare i canali del riciclaggio dei profitti illecitamente conseguiti, per oltre 3 milioni di Euro: il denaro veniva sia movimentato in contanti per milioni di euro, sia trasferito in Svizzera, attraverso l’utilizzazione di società “schermo” di San Marino, incaricate di effettuare operazioni bancarie a cura di sodali preposti all’attività di riciclaggio.

Nell’ambito delle attività investigative sopra indicate veniva inoltre represso un traffico di sostanze stupefacenti, con il sequestro di un chilo di cocaina a riscontro del reato, perpetrato da quattro responsabili. Per quanto riguarda i sequestri disposti, riguardanti denaro e altri beni per un valore corrispondente a circa 12 milioni di euro, volti a ristorare il danno erariale cagionato, allo stato risultano effettivamente sequestrati beni mobili e immobili, nonché disponibilità finanziarie per circa 6 milioni di euro: più in dettaglio, si è proceduto al sequestro di quote del capitale di 4 società e del complesso di beni di 2 di esse (consistenti in 19 appartamenti, 20 autorimesse, 23 terreni, 3 magazzini, 2 fabbricati e 1 autovettura), 8 terreni, 6 appartamenti, 12 autorimesse e 2 autovetture intestati a persone fisiche, disponibilità bancarie per oltre 270.000 euro. I provvedimenti cautelari personali e reali sono stati eseguiti nelle province di Brescia, Bergamo, Como, Milano, Mantova, Reggio Calabria e Vicenza. E’ da sottolineare la circostanza che è stata richiesta l’esecuzione di sequestri di beni e disponibilità finanziarie anche in territorio elvetico. Tale attività è ancora in corso di esecuzione”.

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