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Lasciarono morire
bracciante indiano:
27 anni ai coniugi Costa

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VIADANA – La notizia all’epoca fece molto scalpore: era l’estate del 2008, come sempre afosa, in particolare per chi, come i braccianti, doveva sbarcare il lunario lavorando nei campi. Ma per Vijai Kumar, indiano, quell’estate fu fatale, perché l’uomo morì sotto il sole cocente a causa della mancanza di soccorsi. Una vicenda che riemerge dal passato per merito della Corte di Cassazione, che in terzo grado di giudizio, dunque in via definitiva, ha confermato le pene inflitte dalla Corte d’Appello di Milano a due viadanesi, i coniugi Mario Costa (51 anni) e Claudia Avanzi (49), che dunque finiranno in carcere per omicidio colposo.

Kumar morì infatti il 27 giugno 2008, mentre stava lavorando in nero presso una melonaia di proprietà dei due coniugi: proprio la condizione non regolare di lavoro dell’indiano spinse i coniugi a non contattare i soccorsi, dopo che lo stesso bracciante si era sentito male a causa del gran caldo. Una morte terribile, senza aiuti, che trova ora una risposta definitiva anche dalla giustizia, a distanza di quasi sei anni. Del caso si occupò anche la stampa nazionale e Vijai Kumar, per tutti, divenne “lo schiavo indiano”, un clamoroso caso di “schiavitù” del terzo millennio venuto alla luce a fronte di tanto altro lavoro nero sommerso.

Mario Costa, già condannato a suo tempo a pagare 90mila euro di multa per la posizione irregolare dell’operaio, dovrà scontare diciassette anni e nove mesi, mentre Claudia Avanzi resterà in carcere per nove anni e quattro mesi: il totale inflitto è dunque di 27 anni e un mese. Si attende ora l’ordine di carcerazione da parte della Procura della Repubblica di Milano.

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