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Unione, Martignana
si avvicina, ma qualche
problema esiste ancora

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Nella foto i relatori della serata e il pubblico presente

GUSSOLA – Il processo destinato a portare all’unione del Po ha visto il primo incontro aperto giovedì sera presso la sala Giovanni Paolo II a Gussola. Curiosamente, proprio nel giorno in cui la Camera ha approvato il ddl Delrio per la soppressione delle Province e gli incentivi alle unioni e fusioni di comuni. Al tavolo di presidenza i sindaci dei tre comuni oggi nell’unione Municipia (Magni per Scandolara, Vacchelli per Motta e Maccagnola vice di Cingia), quelli di Gussola Chiesa, di Torricella Sacchini e di Martignana Gozzi, coi due segretari Giampaolo Brozzi (Municipia) e Carolina Cappelli (Gussola e Torricella). La presenza dei segretari è servita proprio ad entrare nel merito dei problemi. Il pubblico, poco meno di un centinaio di persone, era formato quasi esclusivamente da consiglieri comunali dei sei paesi, oltre a qualche cittadino. Due gli spunti di rilievo: la partecipazione di Martignana che mostra una maggiore apertura verso l’ipotesi Gussola (l’alternativa preferita dalle due minoranze è Casalmaggiore, mentre Palvareta Nova sembra sfumata), e l’intervento davvero efficace del segretario Brozzi.

Ma andiamo per ordine. Il sindaco Chiesa ha fatto gli onori di casa indicando il percorso già fatto, che intende portare ad un’unione di circa 10mila abitanti. Ha riepilogato i motivi legati a necessità di fornire migliori servizi ottenendo risparmi di gestione, convinto della bontà della scelta: «In questi 5 anni da sindaco – ha affermato – di soddisfazioni ne ho avute poche, questa la è». Tutti i sindaci hanno ribadito la necessità di coinvolgere i cittadini affinché siano consapevoli del tema e comprendano i motivi alla base della scelta. Magni, dopo aver detto che il nome Municipia potrà essere modificato, ha sottolineato l’importanza della partecipazione del personale dipendente e ha chiesto un cambio di mentalità rispetto al passato ed è entrato nel merito della commissione che dovrà lavorare allo statuto. Alcuni comuni hanno già effettuato la scelta: l’indicazione è di tre componenti per comune, il sindaco, un consigliere di maggioranza ed uno di minoranza, ma ove siano presenti più gruppi di minoranza c’è la possibilità di salire a quattro.

L’intervento del segretario Brozzi ha avuto il grande merito di illustrare realisticamente i vari problemi che ci si trova di fronte, per andare oltre al clima di ottimismo che si è creato. Ecco le difficoltà dell’operazione: «Intanto questa è una scelta obbligata – ha detto Brozzi – la sola alternativa è la fusione. Detto questo, la situazione non è felice. Qual è il modello di Stato?  Il ddl Delrio è un aperitivo, oggi regna il caos istituzionale. La scelta del governo si è tradotta in un centralismo pesante, anno dopo anno cambiano gli assetti tributari dei comuni e si vuole farlo a costo zero: impossibile. La scelta di unirsi è fondamentale, l’aggregazione è l’unica soluzione, ma cosa decide la Regione Lombardia? Che per le nuove unioni non ci sono soldi. Siamo al punto che se Municipia fa la domanda i fondi arrivano, se la fa la nuova unione no. E’ assurdo, una normativa schizofrenica. Basta aggiungere un comune nuovo e cambia l’assetto».

Quindi l’aspetto dei servizi: «E’ il più complicato, possiamo raggiungere gli obiettivi ma possiamo anche fare un disastro. I costi ad esempio non è detto che si abbasseranno, dipende dalle scelte degli amministratori e dalla sintesi che troveranno, e ognuno di loro dovrà rivedere qualche posizione. Il governo centrale crea il caos, noi dal basso dobbiamo trovare le migliori condizioni. Per fare un esempio, sarà necessario qualificare il personale e fare uffici unici, ma il personale qualificato in certi casi si dovrà assumere. Questa è una scelta che costerà sacrifici e impegno, e sopratutto richiede la capacità di lavorare in modo collettivo».

Dal pubblico di consiglieri è arrivata qualche domanda, ma meno rispetto a quello che era lecito attendersi. A chi ha chiesto garanzie sul mantenimento dei servizi sociali, Maccagnola ha ribadito l’importanza della presenza a Cingia della Fondazione Germani e Magni ha sottolineato come non sia logico che il cittadino a pochi chilometri di distanza abbia servizi di tipo diverso. Gli interventi di Maccagnola, Sacchini e Vacchelli ha chiuso la serata, assieme al più atteso, quello di Gozzi: «Serve diffondere l’informazione alla gente, far capire che il sistema odierno non si può più mantenere. Quanto a noi di Martignana, abbiamo sempre risposto quando siamo stati invitati, e parlando a nome della maggioranza abbiamo maturato la decisione, che verrà affrontata in consiglio il 9 aprile, per eventualmente aderire».

Sembra dunque che Gozzi si sia sbilanciato verso Gussola e Municipia, mentre in platea Fazzi e Sbernardori, capigruppo di minoranza, storcevano il naso. Entrambi si sono detti favorevoli ad una aggregazione con Casalmaggiore. Così Fazzi: «Già oggi gravitiamo su Casalmaggiore, non avrebbe senso arrivare ad esempio fino a Cingia per recarsi in un ufficio». Sbernardori: «Io credo addirittura che il casalasco dovrebbe realizzare un’unica unione che faccia capo a Casalmaggiore». Una via di mezzo tra unione e provincia.

Vanni Raineri

© RIPRODUZIONE RISERVATA

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