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La Zona 30 sparirà
a settembre: per tornare
in via definitiva?

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Nella foto l’incontro in sala giunta tra Leoni, Simoni e Dondè

CASALMAGGIORE – La Slow Town potrebbe diventare definitiva, ma soltanto alla fine dell’anno 2014 e soltanto se verrà presentato un progetto che riqualifichi l’intera viabilità del centro cittadino. Nel mentre, da settembre a novembre (date indicative), la zona 30 scomparirà, anche perché in tal modo si potranno notare pregi e difetti figli anche della differenza percepita dai residenti e da chi è di passaggio.

Questa, in estrema sintesi, la conclusione alla quale sono giunti il vicesindaco di Casalmaggiore Giovanni Leoni, l’architetto Matteo Dondè, principale artefice della zona 30, e Giancarlo Simoni, che nel progetto crede da sempre. Zona 30 a Casalmaggiore è sinonimo di opinione pubblica spaccata e anche per questo Leoni ha spiegato, già prima dell’inizio dell’incontro, che nessuna decisione definitiva sarebbe stata presa: “Sarà un tavolo di conoscenza e approfondimento, non decisionale” aveva confessato Leoni prima della riunione, che si è tenuta poco dopo le ore 11 in sala giunta del comune di Casalmaggiore.

Al termine dell’incontro le parti hanno convenuto che fosse lo stesso Leoni a rilasciare dichiarazioni ufficiali e così è stato. “Chi amministra” ha ripetuto Leoni “deve saper prendere delle decisioni, cercando però di fare sintesi e di accogliere istanze favorevoli e contrarie. Della zona 30 si è parlato molto, forse anche troppo e sicuramente abbiamo una divisione da parte dei cittadini sul tema. Per questo motivo ho chiesto all’architetto Dondè, del quale apprezzo buona volontà, progetti e bontà delle proposte, di presentare entro la fine dell’anno solare un progetto completo e totale, che possa riguardare non solo l’ultimo tratto di via Baldesio, ma un po’ tutto il centro cittadino: penso a via del Lino, che con via Baldesio condivide un incrocio pericoloso, senza segnaletica per i pedoni, al primo tratto della stessa via Baldesio e alle vie che poi conducono in zona Lido Po, oltre che al parchetto vicino alla chiesa di San Sebastiano. La Zona Slow, per sopravvivere, deve saper uscire dall’isolamento e dall’eccezionalità di via Baldesio, dove è posta in via sperimentale, per provare, con i suoi concetti di mobilità sostenibile, a coinvolgere l’intero centro. Se questo sarà possibile e il progetto sarà fattibile, oltre che concreto, allora questa giunta non avrà nulla in contrario alla zona 30: ma dobbiamo pensare ad un piano che possa risolvere le criticità emerse e dunque prima di prendere un decisione vogliamo capire la fattibilità del progetto”.

Nel mentre si pone il problema della “caducità” della zona 30 in forma sperimentale. “Come noto la Slow Town è prorogata fino al 31 agosto: poi abbiamo convenuto che fosse il caso di smantellare tutto. Non in via definitiva, ma in attesa, appunto, di comprendere se la zona 30 potrà o meno divenire definitiva. Gli stessi Simoni e Dondè si sono detti favorevoli all’idea di togliere la zona 30 da settembre in avanti in attesa di decisioni più radicali, perché in tal modo sarà possibile anche per i residenti e per chi frequenta il centro comprendere le differenze a livello viabilistico in via Baldesio con e senza questa scelta rivoluzionaria”.

Giovanni Gardani

© RIPRODUZIONE RISERVATA

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