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Rive Gauche e Anpi:
“I soldi per l’Istituto
Cervi li mettiamo noi”

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Nella foto, Giamei, Barili e Pasotto di Rive Gauche

CASALMAGGIORE – A metà tra provocazione e volontà reale di ristabilire un valore sentito come indispensabile perché collegato alla storia d’Italia, specie a quella della Seconda Guerra Mondiale, la decisione di Rive Gauche Casalmaggiore e Associazione Nazionale Partigiani d’Italia, annunciata mediante un comunicato, fa tornare i riflettori sulla vicenda dei tagli ad alcuni enti decisa dalla nuova giunta del sindaco Filippo Bongiovanni. A fare infervorare la parte spostata più a sinistra della minoranza attualmente presente in consiglio è in particolare la rottura dei rapporti con l’Istituto Alcide Cervi, al quale il comune non verserà più, per decisione della giunta, la quota annuale di 434 euro. La provocazione sta nel fatto che Rive Gauche e Anpi hanno deciso di mettere insieme questa somma con una raccolta fondi autonoma. “Le faremo avere noi – scrivono i sostenitori dell’iniziativa nel comunicato rivolgendosi al sindaco – recapitandoli direttamente nel suo ufficio, i 434 euro per il sostegno al museo Cervi. Daremo ai cittadini la possibilità, con una simpatica iniziativa di raccolta fondi, di colmare questa voragine nel bilancio, tutelando al contempo il valore immenso della nostra memoria”. Proprio sul tema della memoria subentra la seconda parte, meno provocatoria e più idealista, che intende evidenziare l’importanza dell’Istituto Cervi. “Con cinquanta voti di scarto, da dividere a metà per onore di aritmetica – si legge nel comunicato con diretto riferimento alle ultime elezioni – ci si permette di riscrivere la storia d’Italia e di Casalmaggiore, di offendere la memoria dei caduti, degli ultimi partigiani rimasti e di una larga fetta di cittadini che in quei valori si riconoscono e che considerano un viatico insostituibile”.

“Alla base – si legge in un altro passo del comunicato – sta il rifiuto della diversità come valore, della storia Patria riscritta sotto la lente di nostalgie ignoranti nutrite di menzogne e luoghi comuni, di un macismo deteriore e vacuo, degno dello spessore culturale di sciupa femmine da bar dello sport. Un sistema valoriale che detta le regole ‘per gli altri’, elencandone le pene draconiane in caso di fallo, ma assolve se stessi in nome di un superomismo da rotocalco, sottolineato dall’Io posso”. Insomma, anche se si tratta soltanto di 434 euro (e di poco meno di 3mila euro nel complesso) ecco che i primi tagli decisi da Bongiovanni continuano a fare discutere la minoranza maggiormente legata ai valori politici della sinistra che, dopo un primo attacco portato nelle ore immediatamente successive alla notizia dei tagli stessi, torna a farsi sentire e ad organizzare una raccolta fondi per “mettere una pezza” a quello che viene considerato alla stregua di uno sgarbo istituzionale di Bongiovanni.

Giovanni Gardani

© RIPRODUZIONE RISERVATA

 

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