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Indennità e recessi:
mozione e interpellanze
al prossimo Consiglio

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Nella foto, l’ultimo consiglio comunale

CASALMAGGIORE – Il 24 settembre alle ore 21 tornerà a riunirsi il consiglio comunale di Casalmaggiore e la maggioranza dovrà rispondere alle istanze formulate dai consiglieri di ‘Casalmaggiore Insieme le sue frazioni’ e ‘Casalmaggiore la nostra casa verso il 2020’ – Francesco Bini, Pierluigi Pasotto e Claudio Silla -, che hanno depositato una mozione e due interpellanze e potrebbero non fermarsi qui. Alcune di queste sono state presentate fuori tempo massimo prima dell’ultima adunanza e verranno discusse settimana prossima. Si comincia dalla richiesta di autoriduzione delle indennità della giunta comunale: secondo coloro che si identificano come “gli unici consiglieri di opposizione”, si andrebbe incontro ad “un aumento ingente dei ‘costi della politica’ passando da una cifra pro-capite per assessore da 71134€ a 92980€, per un totale complessivo che passa da 569072€, dato definitivo, a 650860€ dato preventivo nel quinquennio di mandato e visto il numero inferiore di assessori, ci sarebbe stata l’opportunità di ridurre ulteriormente i costi. Il tutto, tenendo conto che “il numero dei componenti della giunta Silla, per scelta politica, era composta da 6 assessori (anziché 7) più il Sindaco e il Presidente del Consiglio mentre la giunta attuale per legge non può essere composta da più di 5 assessori più il Sindaco e il Presidente del Consiglio”.

La prima interpellanza riguarda invece la scelta della giunta comunale di non rinnovare l’adesione all’Istituto Cervi. “Apprendiamo dalla stampa locale – scrivono Bini, Pasotto e Silla – che le uniche misure in tema di spending review proposte dall’amministrazione Bongiovanni riguardano il taglio dell’adesione a cosiddetti enti o associazioni ‘inutili’. Tra questi, per l’ingente somma di 434€/anno, figura l’Istituto Cervi. Tenuto conto delle numerose iniziative e del percorso formativo portato avanti dall’amministrazione negli anni insieme alle scuole che ha visto progetti e mostre mirate sul tema della resistenza che è e rimane uno dei pilastri fondanti della nostra carta costituzionale, punto di riferimento doveroso di ogni individuo che si riprometta di amministrare la res pubblica, e il costo risibile dell’adesione si chiede si chiede quali siano i veri motivi del recesso dall’adesione all’istituto Cervi. Se siano stati valutati tutti i percorsi intrapresi dall’amministrazione in collaborazione con la scuola. Se questa amministrazione ritiene la Resistenza uno dei pilastri fondanti la nostra costituzione scaturita dall’incontro di diverse anime politiche: Cristiana, Democristiana, Socialista, Liberale, repubblicana che avevano come unico denominatore l’antifascismo. Quali azioni intende intraprendere questa amministrazione in collaborazione con le scuole per supplire al recesso di questa collaborazione. Se questa amministrazione ritiene o mene di aver offerto un messaggio negativo definendo l’istituto Cervi un ente inutile e solamente politico”.

Dall’Istituto Cervi all’associazione R.E.A.D.Y., la seconda interpellanza è del medesimo tenore della precedente. “Tenuto conto che l’onere a carico dell’amministrazione non sussisteva in quanto adesione gratuita – si legge sul documento protocollato – e che l’adesione comportava di fatto a prestare attenzione a buone prassi amministrative condivise su rete nazionale che evitassero discriminazioni di genere nei confronti di soggetti deboli e che negli anni queste adesione, grazie all’attività dell’amministrazione, aveva dato luogo ad iniziative partecipate e significative dal punto sociale dell’integrazione ed equilibrio sociale. Si chiede quali siano i veri motivi del recesso dall’adesione nascoste dietro la cosiddetta “spending review”. Se l’amministrazione ritiene che i destinatari dell’azione di queste buone prassi siano da considerarsi cittadini di serie B, non degni di azioni mirate verso fenomeni dilaganti quali la discriminazione di genere e l’omofobia. Se questa amministrazione ritiene che seguire buone prassi antidiscriminatorie a costo zero per la collettività nell’esercizio dell’azione amministrativa sia un lusso che Casalmaggiore non possa permettersi. Quali azioni intende intraprendere dopo il mancato rinnovo a questo punto per motivi ideologici-politici a questa associazione l’amministrazione nei confronti delle discriminazioni di genere in qualsiasi forma che riguardano una parte dei cittadini”.

Sicurezza e abusivi saranno invece tema delle interpellanze dirette al sindaco Filippo Bongiovanni che verranno presentate nella giornata di venerdì. Per quanto riguarda la prima, Bini, Pasotto e Silla fanno riferimento allo “stillicidio di furti” e alla “serie di atti di violenza” che si sono perpetrati negli ultimi mesi a Casalmaggiore, nonostante in campagna elettorale l’attuale sindaco avesse “promesso una svolta per la sicurezza rimarcando gli scarsi risultati ottenuti dalla precedente amministrazione”. Nel mirino del gruppo di minoranza, la Consulta su Legalità e Sicurezza Urbana e non solo: “da chi è composta, se e quali progetti abbia emanato. Se sì perchè non stanno funzionando, perchè non sia stata creata una commissione consigliare invece di una consulta esterna, se si intende istituire un fondo per le vittime di furti e microcriminalità o un’assicurazione a carico del Comune per aiutare i privati colpiti”. Circa gli abusivi, l’interpellanza fa riferimento ad un intervento dello stesso sindaco nei confronti di alcuni ambulanti nel corso dei Govedì d’estate: “agli atti esiste solo un controllo effettuato sia da carabinieri che polizia municipale, in presenza del sindaco, che diede esito negativo essendo il commerciante in possesso di tutta la documentazione”.

Simone Arrighi

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