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Addio al dottor
Soregaroli, una vita per
chirurgia e fiume Po

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Nella foto, tratta dal libro sul centenario dell’Eridanea, Soregaroli è al centro. Con lui gli amici di sempre Manara e Tentolini

CASALMAGGIORE – Casalmaggiore piange una figura di medico chirurgo molto stimata sia nel comune casalese, dove ha operato, sia a Parma, dove è riuscito a ricoprire, durante la sua carriera, anche il ruolo di primario. Daniele Soregaroli, classe 1928, è morto lo scorso 27 dicembre ma, per rispettare un suo volere, la famiglia non ha voluto manifesti e così la notizia del decesso è passata quasi in secondo piano: al funerale, celebrato lunedì nel primo pomeriggio, hanno infatti partecipato soltanto la famiglia, qualche amico intimo e una rappresentanza della Canottieri Eridanea, società che Soregaroli amava e frequentava.

Dopo la laurea, iniziò a praticare la professione di medico chirurgo nel 1956 con il professore Pelagatti a Parma e, nel corso della sua carriera, divenne primario al vecchio ospedale di Casalmaggiore nel 1978 e successivamente ricoprì lo stesso ruolo anche all’ospedale Piccole Figlie, sempre nella città ducale. Ma ebbe modo di operare anche all’ospedale maggiore di Parma, nel reparto Chirurgia Divisionale, e visse anche un’esperienza importante in Madagascar come medico volontario.

Raoul Tentolini, uno degli amici storici assieme a Piernanni Manara, lo ricorda come una persona dal carattere deciso e autoritario, ma nel senso migliore del termine: sapeva decidere e trascinare gli altri, e al contempo non amava la retorica. Forse anche per questo ha chiesto che si evitassero manifesti e avvisi funebri. Il professor Daniele Soregaroli lascia la moglie Netty e le figlie Daniela e Sonia, oltre a quattro nipoti. Era un grande amante del Po e dello sport: non aveva mai smesso di nuotare nel Grande Fiume e di praticare canottaggio, fino all’estate scorsa, fino ai primi segnali della malattia. Le altre grandi passioni furono la barca a vela e l’ippica: gli amici di una vita ricordano ancora le sue galoppate con la cavalla purosangue Ortica. “Un giorno mi convinse a tornare a cavallo. Sembravamo Don Chisciotte e Sancho Panza” spiega con commozione Tentolini “lui alto e slanciato, io seduto praticamente su un ronzino”.

Tra le imprese che Soregaroli ricordava con più piacere la circumnavigazione dell’isola del fiume Po, risalendo il braccio morto fino a Sacca, con manovre spesso difficili e degne solo di grande esperti del corso d’acqua. Insomma un personaggio che ha saputo amare Casalmaggiore anche nelle sue caratteristiche naturali e morfologiche, apprezzando e vivendo, lontano dal lavoro, la sua golena. La salma di Soregaroli, dopo il funerale, è stata cremata: le ceneri sono state trasferite poi al cimitero di Spineda, comune del quale era originario, presso la cappella di famiglia.

Giovanni Gardani

© RIPRODUZIONE RISERVATA

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