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“Giorno storico,
il clan cutrese in Emilia
dal giugno 1982″

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Nella foto un momento della conferenza stampa

BOLOGNA – La ‘ndrangheta in Emilia? Ha una data di partenza, quella del 9 giugno 1982, giorno in cui arrivò sul territorio regionale confinante con il comprensorio Oglio Po Antonino Dragone, in seguito a un provvedimento di sorveglianza speciale che lo allontanò dal territorio calabrese. Da lì è stato concepito il gruppo emiliano, che Nicolino Grande Aracri ha poi guidato negli anni a venire.

Parole chiare e decise, quelle di Roberto Alfonso, procuratore capo di Bologna, e di Franco Roberti, procuratore nazionale Antimafia, che poco prima delle 11 di mercoledì, a Bologna, hanno tenuto una conferenza stampa per spiegare un’operazione che ha portato, come è stato evidenziato, a un “risultato storico, che non ha precedenti”. 163 arresti, tenendo anche contro della contemporanea azione condotta dalle procure di Catanzaro e Brescia, con un contatto costante e un prezioso scambio di informazioni continuo.

“In Emilia” è stato spiegato “si era creata una vera e propria propaggine della ‘ndrangheta cutrese, prima infiltrata, poi radicata, arrivando a comprendere profili di imprenditorialità, in particolare edilizia, politica e anche nel campo dell’informazione (tra gli arrestati vi è pure un giornalista, ndr). La ‘ndrangheta si è prima insediata, poi si è strutturata e infiltrata nei gangli vitali e sani del tessuto emiliano, inquinando specifici settori dell’economia”. Una metastasi continua che ha avuto nella città di Reggio Emilia l’epicentro, ma che ha poi preso piede in tante province, in particolare Modena, Parma, Piacenza, fino ad arrivare alle rive del Po, come conferma l’operazione condotta dalla Guardia di Finanza di Cremona”.

Fino al Po, dunque, fino al nostro comprensorio. L’operazione Aemilia, così è stata ribattezzata, ha portato all’applicazione del provvedimento restrittivo per 117 persone, 54 per associazione di stampo mafioso, 4 per concorso esterno, altri per fatturazioni false e altri delitti Tra le 54 persone arrestate per il delitto più grave, 6 sono considerati capi e promotori, che si sono spartiti diverse zone della regione: si tratta di Nicolino Sarconi, Francesco Lamanna, Antonio Gualtieri, Romolo Villirillo e, per quando concerne la zona a noi più vicina, Michele Bolognino e Alfonso Diletto. Cinque invece gli organizzatori, coordinatori dagli stessi promotori, in costante contatto tra loro: Giuseppe Cirio, Salvatore Calpa, entrambi nel pieno del tessuto imprenditoriale, e ancora Antonio Silipo, Gaetano Lasco e Antonio Valerio.

“Un’operazione per la quale” è stato illustrato “ringraziamo tutte le forze dell’ordine e in particolare il dottor Mescolini della Dpa e il dottor Pennisi dell’Antimafia, senza dimenticare il generale comandante della legione all’epoca in cui iniziò l’indagine, Tomasone, e l’attuale generale Paparella. Il grazie va ai carabinieri di Modena, Parma, Neviano degli Arduini, Piacenza, Fiorenzuola d’Arda, Reggio Emilia, alla Guardia di Finanza di Cremona: è stata una operazione che ha richiesto impegno, disponibilità, sacrifici, orari a volte impossibili, pedinamenti e osservazioni sul territorio. La ‘ndrangheta cutrese era ormai arrivata a radicarsi anche con calabresi di seconda e terza generazione”.

L’operazione Emilia, come è stato spiegato, ha ripreso da vicino altre operazioni importanti, quale la Drago, la Edilprova, la Scacco Matto e la Pandora (queste ultime due guidate da Catanzaro), che in passato hanno compiuto passi decisivi in direzione della soluzione del rebus: come tante tessere di un puzzle che ora vanno a completarsi. “La cellula emiliana, a differenza di quanto accade in Calabria, dove il potere deve essere ostentato per essere immediatamente percepibile” ha spiegato Roberto Alfonso “si rimodellava in base al territorio in cui veniva a trovarsi: in Emilia agiva in modo sotterraneo e subdolo. Per anni abbiamo sentito parla di mafia imprenditrice, ora l’abbiamo scoperta e perseguita proprio in casa nostra. Il punto è che questa propaggine ha poi guadagnato in autonomia e autorevolezza anche finanziaria, staccandosi dalla matrice cutrese e costituendo così un corpo a sé stante, capace di mantenere invariata la cifra della propria intimidazione”.

Scacco al re, insomma, come volevasi dimostrare: la ’ndrangheta cutrese in Emilia ha una data di inizio, il 9 giugno 1982. Ora potrebbe avere, dopo questa operazione ma senza con questo farsi illusioni, pure una data di scadenza…

Giovanni Gardani

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