Cultura

Dal Diotti a Expo: Sgarbi
sceglie un Longoni
per la “sua” mostra

Nella foto gli ospiti in visita, il quadro che andrà ad Expo e uno stralcio della lettera di Sgarbi

CASALMAGGIORE – Galeotto fu l’incontro notturno, lontano dalle telecamere, da taccuini e microfoni, con Vittorio Sgarbi. Quando il professore ha visitato, lo scorso 22 marzo, il Museo Diotti di Casalmaggiore, con la solita fugacità che lo contraddistingue, nel giro di pochi minuti ha posato subito gli occhi su un quadro: “Paesaggio” di Baldassarre Longoni.

Ospitato al primo piano del museo, nella sezione dedicata al Primo Novecento, quel quadro sbarcherà a breve a Milano, nientemeno che ad Expo, nel padiglione Eataly ideato da Oscar Farinetti, all’interno del quale si prevedono all’incirca 10mila presenze giornaliere. Di sicuro la zona più interessante dell’intera esposizione: proprio qui Vittorio Sgarbi, definendo l’Italia “una e divisibile”, ha deciso di curare la mostra “Il tesoro d’Italia”, che dal 1° maggio al 31 ottobre, dunque durante l’intero periodo di Expo, ospiterà percorsi di carattere regionale sui grandi artisti del Belpaese. In tutto si tratta di 300 opere, mentre per la zona lombarda saranno soltanto 20 i quadri o le sculture ospitate. Tra queste, appunto, anche il “Paesaggio” di Longoni, dipinto nel 1910. Un grandissimo traguardo soprattutto considerando il numero striminzito di capolavori prescelti.

La positiva e inattesa (visti anche i tempi strettissimi) notizia è stata data mercoledì attorno alle 12.30 in una conferenza stampa al Museo Diotti: erano presenti, oltre al sindaco di Casalmaggiore Filippo Bongiovanni, alla responsabile del Settore Cultura del comune Roberta Ronda, all’assessore alla Cultura Pamela Carena, anche Luciano Pastorio e Debora Bosio, esponenti della Fondazione Casa Leandra, la casa di riposo di Canneto sull’Oglio. Quel quadro, infatti, fa parte del “Fondo Mortara”, composto da 41 opere che lo stesso Pietro Mortara, dopo gli anni milanesi dove collezionò cimeli e preziosi quadri, decise di donare alla casa di riposo cannetese che porta il nome della figlia, deceduta prematuramente. Il fondo, consegnato dalla Fondazione al Museo Diotti il 10 settembre 2011 in comodato d’uso per due anni, è poi rimasto a Casalmaggiore per un periodo più lungo, tanto che tuttora è ospitato nella struttura di via Formis.

E su uno di quei quadri è caduto l’occhio di Sgarbi, che nel giro di venti giorni è riuscito ad ottenere tutte le autorizzazioni, non prima di avere ricevuto l’ok, assolutamente gradito, di Roberta Ronda, di Luciano Pastorio e Debora Bosio, avvertiti mediante una missiva griffata dallo stesso critico d’arte. “L’opera in questione” ha spiegato Ronda “è stata inserita in un percorso temporale relativo al divisionismo: questa corrente infatti divide i colori sulla tela e lascia che l’occhio di chi osserva li misceli poi in seguito. Quando il “Fondo Mortara” venne donato al Museo Diotti, pensammo di fonderlo con i quadri e le opere già esistenti, senza lasciarlo in uno spazio a sé, per creare una commistione tematica e geografica, collegando il Diotti alla Scapigliatura e i Paesaggisti come Longoni ai grandi nostrani come Goliardo Padova, donando alla nostra struttura locale un respiro nazionale. E’ lo stesso procedimento mentale che seguirà ora la mostra “Il Tesoro d’Italia” a Expo”.

La missiva di Sgarbi, datata 3 aprile, segue un primo passaggio informale, grazie al quale il sindaco Bongiovanni invia al critico d’arte una foto del quadro prescelto, per consentirgli di analizzarlo e studiarlo. Sgarbi va sul sicuro: quel quadro serve alla “sua” esposizione milanese. E l’affare si fa. Pastorio, presidente attuale della Fondazione Casa Leandra di Canneto, non può che sorridere. “La sinergia che abbiamo intrapreso con il Museo Diotti è il segno che unire le forze serve e aiuta. Se avessimo tenuto quel quadro nelle nostre stanze anziché pensare di destinarlo ad un museo, difficilmente Sgarbi si sarebbe accorto della sua presenza”. Tra i presenti alla conferenza anche Gianluca Bottarelli, colui che nel 2009 restaurò l’opera in questione. “Ogni tanto vengo a “trovarla”, per così dire, e noto che gode sempre di ottima salute: tra l’altro siamo riusciti a restaurarla senza bisogno di cambiare la tela sottostante e questo non capita spesso. Quel restauro venne finanziato sia dalla Fondazione Bam che dalla stessa Fondazione Casa Leandra”.

Ultima curiosità: se Expo inizia il 1° maggio, quando partirà il quadro del Longoni per Milano? “E’ una sorpresa” sorride Pamela Carena “perché non lo sappiamo nemmeno noi. Di certo rimarrà qui al Diotti fino al 3 maggio, domenica, poi ogni giorno potrebbe essere quello buono. Diciamo che i casalesi hanno il prossimo weekend a disposizione per ammirarlo un’ultima volta, dopo di che dovranno attendere il prossimo novembre”.

Giovanni Gardani

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